Dovreste aver trovato, sotto il titolo degli articoli de Lo Sbavaglio, una nuova icona , con la scritta "Add this". Add this" significa "aggiungilo". A cosa? Alla tua pagina Facebook, o a quella della o delle reti sociali che frequentate di solito. Si chiama "segnalibro sociale" ("social bookmarking"), e consiste nel mettere un segnalibro all'articolo che state leggendo - ovviamente se vi è piaciuto -, per consentire a voi stessi ma soprattutto ai vostri amici di trovarlo facilmente.
Infatti, pubblicando il segnalibro sulla vostra pagina di Facebook (o di un'altra rete sociale, Twitter etc.), automaticamente questo verrà condiviso tra tutti i vostri "amici". Siccome ciascuno di questi è al centro di una propria rete di relazioni, se egli deciderà a sua volta di condividerlo, il vostro segnalibro raggiungerà anche tutte le persone che fanno parte di quest'ultimo gruppo. E così via. Si tratta della versione moderna della vecchia Catena di Sant'Antonio, e che sta ponendo in questi ultimi mesi tante nuove sfide ai tradizionali modi di diffondere l'informazione, e di cui i mezzi di comunicazione tradizionale si sono accorti in occasione dei movimenti popolari nord africani del 2010 - 2011, e la politica italiana in occasione delle tre sberle rifilate in primavera al nostro egoarca e alle forze che lo sostengono. Si chiama "diffusione virale", perché funziona esattamente, nei suoi meccanismi, come una classica pandemia influenzale.
Ora vorrei dire una serie di cose probabilmente scontate per molti voi, ma dovete avere un po' di pazienza, in quanto fino a poco tempo fa snobbavo le reti sociali, ritenendole territorio di adolescenti e adulti frustrati nelle loro relazioni umane. Poi ho visto Facebook entrare in famiglia, e ieri mio figlio mi ha detto che essere snob è sintomo di vecchiaia; e infatti, a pensarci bene, l'umiltà è la migliore delle virtù, perché permette, in silenzio, di imparare un sacco di cose, che potranno poi tornare utili quando deciderai di essere arrogante, come la Chiesa Cattolica Apostolica Romana non a caso ha sempre predicato. Ora, per la mia limitata esperienza personale, ho trovato particolarmente impressionante ed efficace ai fini dell'informazione istantanea e della comunicazione veloce, direi di coordinamento operativo, Twitter. Su Twitter sono provilegiati i segnalibri e i messaggi corti, che non superino i 140 caratteri, detti "tweet", "cinguettii". Molte riviste, e molti gruppi, emettono tweet, segnalibri ai loro articoli; se uno si "abbona" ("follower") a queste fonti di infomazione, si trova, quando si collega a Twitter, lo schermo continuamente aggiornato sulle nuove pubblicazioni: che so, io ogni tanto (da pochissimo tempo) seguo con Twitter (quando mi stufo di "Chi") MicroMega, o Internazionale, o il Popolo Viola etc.; vengo così informato di un mucchio di cose in tempo reale e faccio lo sborone su Facebook facendo finta di aver letto un sacco di roba. Meno ufficialmente invece, ma più intensamente, seguo la Gazzetta dello Sport.
Sul piano operativo Twitter è utilissimo per l'aggiornamento (e il coordinamento) degli avvenimenti sul campo, perche i tweet possono essere inviati da un normale telefonino con semplici SMS, e sempre da un telefonino possono essere letti ancora come SMS. Non solo: se uno in un Tweet fa precedere ad una determinata parola il simbolo "#" ("hash" in inglese), la parola stessa diventa un "tag" (etichetta) che può essere utilizzata per "abbonarsi" a tutti i tweet che contengono al loro interno quella parola (chiamata quindi "hash tag"). Un esempio chiarirà il punto: domenica 3 luglio in Val di Susa, i partecipanti alla manifestazione contro la NLTL si mantenevano informati e si coordinavano tramite SMS contententi al proprio interno lo hash tag "#notav". Sospettando ad un certo punto una qualche forma di boicottaggio da parte di Twitter di tutti messaggi contenenti quel tag, qualcuno ha pensato di diffondere un tweet che cambiasse lo hash tag da #notav a #saldi. Perché? Perché essendo in corso la stagione dei saldi commerciali, in rete giravano molti tweet di gente che diceva dove comprare a miglior prezzo. In questo modo i manifestanti si sono "mimetizzatti" all'interno di un "ecosistema" più vasto. Qualche esempio concreto e soprattutto vero, colto durante gli eventi in questione?
"la retorica opportunista e pressapochista di beppe grillo nel discorso in val di susa: SENILITAV? nervi#saldi #notav"
"arrivare tardi, dire che c'è una guerra civile, andarsene mentre ci sono gli scontri. Che classe il signor Grillo. nervi #saldi"
"Radio Black Out: cariche lungo il sentiero per Ramat da parte di sei camionette dei finanzieri precedentemente avvistate. #notav nervi#saldi"
Un ultima considerazione: si legge della crisi Mediaset, misurabile in termini di discesa del valore di borsa e di diminuzione del volume degli introiti dovuti alla pubblicità: nel primo caso entra sicuramente in gioco il possibile rimborso di 750 M€ nei confronti del gruppo Espresso / Repubblica, e nel secondo le tre sberle che l'autocrate si è preso e le sue recenti e sgraziate mosse politiche che portano in se l'olezzo del futuro cadavere, ma a me piace pensare che la diffusione virale di contenuti via internet si porti dentro anche i semi della caduta della TV come mezzo principale e più autorevole di infromazione, e quindi del sempre maggiore spostamento della pubblicità su Internet, dove, per lo meno, ha il vantaggio di rompere poco - per ora - i cabasisi. A noi, ma moltissimo ad ESSO.
Ovviamente non è tutto oro quello che luccica: le reti sociali sono in mano a monopolisti, per i quali però vale, a differenza della TV, la separazione dei contenuti (che sono degli utenti) dall canale di diffusione (che rimane del monopolista). Tutto ciò potrebbe forse configurarsi in una sorta di separazione di poteri (inesistente nella TV) per alcuni versi simile alla contrapposizione dei poteri in democrazia: il monopolista ha interesse a favorire al massimo la produzione di contenuti generati dalla periferia, perchè in questo modo, aumentando la partecipazione, aumentano i suoi introiti legati alla pubblicità; contrariamente a quanto fanno di solito i partiti politici, che cercano di stimolare esattamente il contrario per non creare difficoltà ai bonzi che li governano. Esistono però altri rischi, più sottili, legati alla "profilazione" che i monopolisti fanno dei loro utenti produttori e fruitori di pubblicità, sulla base delle informazioni che ciascuno di noi lascia in rete. Del resto è noto che gli uffici del personale di abitudine frequentano Facebook per sapere come la pensano i loro dipendenti e i candidati all'assunzione. Su questi rischi, vi inviterei a leggere l'articolo "quello che Internet ci nasconde" del numero di Internazionale che era in edicola la settimana del 1 luglio. Potete trovare il corrispondente interessante video di Eli Pariser (sottotitolato in italiano) qui.
Intanto usate "add this" per i vostri articoli preferiti!







Commenti
A queste attività di routine si aggiungono, sempre su computer, la preparazione di documenti, l'elaborazione di scritti, etc.
Il tutto per non poche ore giornaliere spese di fronte a questo trabiccolo. Ma dove si trova il tempo anche per aggiornare il proprio stato e leggere quello degli altri su Facebook, cinguettare su Twitter e via discorrendo?
Urge riforma del tempo!
Cosa ci stai nascondendo ancora, Crosstalk?
Essere “snob” è proprio sintomo di vecchiaia: non puoi farci niente neppure tu. Potresti solo provare le stesse cure a cui si sottopone ESSO per far finta che i suoi 75 anni siano meno della metà.
Io non riuscirei mai ad usare Twitter: sono logorroico, nello scrivere, quasi quanto Morfeo. Cosa ci faccio con 140 caratteri? Un breve incipit, forse … Molto meglio informarsi tramite “Chi”, “La gazzetta dello Sport” e “For Men Magazine”.
Hai evidenziato molto bene le relazioni tra le reti sociali e i loro proprietari. I rischi sono concreti ed evidenti. Preferisco continuare con il nostro Sbavaglio – pochi ma buoni o, anche, meno siamo, meglio stiamo – almeno fino a quando il Direttorissimo ed il Web Master ci lasceranno un minimo di libertà di espressione
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