Cosa c'entra, l'articolo 18 con la flessibilità? Con tutti i disoccupati, i cassa integrati,i lavoratori precari, le donne , i ragazzi, i giovani, le ragazze che stanno sulla strada, sul lastrico, in condizioni tali di povertà e di indigenza. Un paese che si definisce la terza potenza economica d'Europa, l'ottava del mondo. Il nostro governo dovrebbe semplicemente vergognarsi anche solo di accennare al suo solo ritocco, altro che diversa articolazione o addirittura la sua anche solo ventilata abolizione.
O ancora peggio eliminare la cassa integrazione straordinaria che sarebbe l'anticamera dei licenziamenti a gogò con l'aumento dei poveri e di conseguentemente il peggioramento delle condizioni generali del paese ma è cosi che si combatte la recessione? Questo è nazismo economico si uccide la gente di fame e meno male che sono cervelloni … poveri noi ! La riorganizzazione del lavoro la sua ristrutturazione necessaria e urgente deve ripartire dalla riorganizzazione del mercato, dalla riforma del mercato del lavoro certo, ma modificando i rapporti fra potere economico, politica, economia di mercato e banche. una diversa solidarietà internazionale fra mondo economico e banche. Stabilendo nuove regole e più democratiche dando meno potere alle banche e ai grandi trust internazionali. Gli stati dovranno, se vogliono sopravvivere. riconquistare la loro autonomia politica ed economica e senza il contributo fondamentale del mondo del lavoro questo non potrà mai avvenire. Tantissimi lavoratori e con loro anch'io mi sono battuto per questo piccolissimo articolo, che non ha mai inciso minimamente sul sistema economico, non solo del paese ma anche solo di una sola azienda, o come si usa dire di una boita. Se veramente si intende come si è detto favorire la flessibilità basta farlo, garantendo a tutti i lavoratori eventualmente occupati gli stessi diritti e doveri di tutti coloro che attraverso il lavoro contribuiscono alla ricchezza del paese. Questi mascalzoni che hanno come unico obbiettivo l'abolizione di questo articolo mi fanno pensare che il loro obbiettivo principale non sia quello di assumere i disoccupati, ma quello di licenziare, senza regole senza se e senza ma. Ho fatto per venti anni il metalmeccanico e negli stessi anni ho fatto il delegato e non ho mai usato questo articolo per difendere un solo lavoratore e non mi è mai parso che i lavoratori facessero a gara per farsi licenziare, per utilizzare al meglio questo articolo. I lavoratori lo sanno quando manca il lavoro, lo vedono. Lo intuiscono e lo capiscono quando la loro azienda va in crisi e quindi in difficoltà. Sono migliaia e migliaia i lavoratori che non hanno impugnato il licenziamento avvenuto nella drammatica situazione in cui davvero manca il lavoro. Lo capirebbe persino Giovanardi (guarda cosa mi tocca dire …) che senza commesse non si produce, non si lavora e non si mangia. Ciò che i lavoratori non capiscono e non tollerano è che aziende con numerose commesse di lavoro, sono costrette a chiudere per carenza di liquidità poiché le banche non danno crediti, non concedono fidi, ad aziende capaci e con prospettive di lavoro, di ricerche industriali, e di mercato, mentre sono molto più generose con figuri dediti alla speculazione , in borsa, e ad operazioni poco chiare, e inquinate dalla presenza di industriali in odore di mafia, e a operazioni di mercato organizzate per ripulire il danaro sporco proveniente dalla droga, prostituzione, raccolta illecita dei rifiuti, commerci illeciti di uranio, armi, speculazioni agrarie, commerci di esseri umani , organi umani, e poi con l'esperienza fatta con le banche americane mi pare che i dubbi dovrebbero essere messi da parte. A dimostrazione che l'articolo 18 è pulito molto più di alcune nostre industrie, di molti nostri governanti, e politici, e del nostro stesso sistema economico messo in forse proprio dal modo di non fare politica economica, o per meglio dire la fanno ma col semplice fine di fare incancrenire i problemi ed incolpare come sempre i lavoratori e l'art.18 delle loro vergognose malefatte, e neppure chi si macchia di reati gravi come induzione di minorenni e favoreggiamento alla prostituzione ha il coraggio di presentarsi in tribunale per farsi giudicare in nome del popolo italiano ... altro che operare nel bene del paese e si sta parlando del ex presidente del consiglio e a noi vengono a chiedere più senso di responsabilità e sacrifici mentre lor signori portano lingotti d'oro all'estero. Ma di che cosa si sta parlando? Lor signori non sono in grado di valorizzare le capacità e le intelligenze del nostro paese, vi sono risorse immense mortificate e abbandonate in ogni dove del paese, mentre le loro eminenze grigie e meno male che abbiamo messo i bocconiani, sono solo capaci di pensare al loro interesse personale e di casta. E in tutto ciò che c’entra l'artico 18? Siamo il paese dove ogni qualvolta , piove, nevica, c'è vento , un terremoto, un fiume che esonda
un ponte che crolla, una foresta che viene bruciata, o un gruppo di tifosi fa schifezze, o la gente va in ospedale e non trova posto, o per meglio dire non viene nemmeno guardata. Questo paese governato da imbecilli , da ladri da speculatori,
bugiardi e puttanieri, va in crisi ragazzi … va- in - cri-si ma davvero e tutta colpa dell'articolo 18? Sembra che la crisi mondiale sia arrivata in Italia a causa di questo articolo, se l'avessimo saputo avremmo sicuramente dato un altro numero e pensare che non abbiamo numerato e chiamato art. 17, se così fosse stato avremmo capito tutto questo livore. In realtà qualunque decisione verrà presa a danno o in limitazione di questo articolo altro non sarà che strumentale, e limitativa della democrazia, del diritto, umano e civile. Un grave schiaffo dato alla civiltà, al diritto al lavoro. Un grave regalo fatto alle forze più retrive, reazionarie, sfruttatrici del mondo del lavoro, vogliono allargare ancora di più il grande divario che esiste tra il mondo economico, e i diritti e della democrazia e della civiltà democratica. Ed il loro lusso. E il loro strapotere, il divario fra lo stato e il mondo del lavoro. Si tenta altresì di costruire un legame (tra l'altro mal si concilia) tra il diritto al lavoro, i diritti contrattuali, con gli errori, e le crisi cicliche di un capitalismo che e giunto ormai ad bivio non più in grado di rispondere alle sue contraddizioni, dovute al suo eccesso di potere, il mal economico che lo sta strozzando. Crisi a cui neppure lo stesso capitalismo riesce dare una o più risposte e non sarà con l'abolizione o la riforma di un articolo che risolverà il problema. Anzi il paese intero ne subirà nocumento.
In realtà penso che l'articolo 18 altro non sia che (se pure importante per la civiltà del mondo del lavoro) un falso problema. Essi lor signori vogliono demolire la costituzione , lo stato di diritto. Le acquisizioni democratiche, i diritti civili. Essi vogliono riportare il mondo intero del lavoro, il mondo democratico, ai primordi oscuri, del caporalato in altre forme e con altre imposizioni che riducano il mondo del lavoro nel suo insieme ad una vera e propria larva dove la dignità diventi solo un antico ricordo. La riforma del lavoro la sua riorganizzazione non può e non deve passare attraverso la riduzione in schiavitù di intere popolazioni produttive, giovani, donne, uomini, devono ribellarsi per la riconquista del diritto di contrattazione sia pure in forme nuove più moderne e consone alla nuova realtà economica mondiale, ma nulla può prescindere dall'uomo e alla sua esigenza primaria la sopravvivenza fisica , ideale e culturale del L'uomo.
In realtà quello che si sta realizzando è un vero e proprio killeraggio,ai danni delle democrazie vogliono negarci il diritto di organizzazione, di parola di esprimere il nostro dissenso, ci vogliono silenti e incapaci di reagire. Cosi come si vanno delineando i comportamenti dei vari governi, e l'Italia ha sposato in pieno questa tesi, vogliono uniformarci al sistema, senza contestazioni e senza dissenso in caso contrario ci considerano degli asociali e dei ribelli. Così fra qualche anno decideranno di mandarci a votare non certo con i nostri nomi e cognomi ma con i numeri segnati sotto le ascelle come si fa con i cani.
E come segno di riconoscimento dei numeri ce ne accorgeremo quando ci presenteranno la schifezza della nuova legge elettorale... un'altra porcata sperando che non diano al colpa all'art. 18, lottando affinché resista ancora.







Commenti
Che ci crediate o meno, durante la mia esperienza professionale mi è capitato di gestire persone che, sistematicament e, si rifiutavano di svolgere le mansioni ordinarie per cui erano state assunte e per le quali ricevevano uno stipendio. Si è trattato di casi sporadici, è vero; ma, nonostante io abbia richiesto l’intervento e la mediazione dei rappresentanti sindacali, il loro atteggiamento non è affatto cambiato e, anche di fronte ad evidenze incontestabili, non è stato possibile licenziarle. A mio parere sarebbe stato corretto, vuoi nei confronti dell’azienda per la quale NON lavoravano, vuoi per gli altri colleghi che facevano, ogni giorno, il loro sacrosanto dovere.
Questo significa che sono favorevole alla modifica dell’articolo 18? No, perché si tratta davvero di un principio che impedisce di porre in atto atteggiamenti discriminatori da parte dei datori di lavoro. Sarebbe però necessario modificare la legislazione che, oggi, determina processi che durano, a volte, troppi anni, e fare in modo che la magistratura del lavoro determini rapidamente, in funzione di normative specifiche e quanto più oggettive possibile, se esista o meno la “giusta causa”.
Io, da dirigente aziendale, non tutelato dall’articolo 18, sono stato protagonista di una causa di lavoro che è durata 5 anni, ottenendo il riconoscimento da parte dei giudici del mio diritto a ricevere il risarcimento economico dovuto ma, nel contempo, subendo la beffa di un’azienda che nel frattempo era scomparsa, fallita, occultata in altra forma per cui non ho ottenuto, e non otterrò mai, neppure un euro.
direi che non sarebbe il caso di depotenziare ulteriormente questo ultimo baluardo a tutela dei lavoratori; per i fannulloni e gli infedeli si potrà scrivere sempre un articoletto a parte, una piccola postilla che preveda la possibilità di disfarsene all'azienda virtuosa e ineccepibile.
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