Nella vita si possono perdere innumerevoli cose, dalle chiavi di casa fino ad una persona che ci è cara. Escludendo i casi limite, però, perdere l’amore o il lavoro sono due accadimenti che si assomigliano molto, che provocano analoghi, se non del tutto identici, scoramenti emotivi, solitudine, senso d’inutilità, depressione, distacco da ciò che ci circonda, rabbia, rassegnazione, risentimento, frustrazione e tanto altro ancora.
La malinconica parodia di questa canzoncina mi è venuta in mente compilando i moduli del censimento 2011. È dedicata alle persone di una certa età, a quelli della mia generazione – tra i cinquanta ed i sessant’anni - che il lavoro l’avevano, non ce l’hanno più e molto difficilmente ne avranno un altro. Molti, quasi tutti, non lo cercano neppure, perché è difficile accettare risposte come “no, grazie” o “le faremo sapere”, con la consapevolezza che ciò che viene valutato non è il tuo curriculum, la tua esperienza, le tue oggettive capacità professionali ma soltanto l’età anagrafica.
I giovani sono esclusi, dato che un lavoro non riescono proprio a trovarlo o, quando succede, si tratta di occupazioni precarie, a tempo determinato, che nascono e muoiono spesso nel giro di pochi mesi, in un perenne precariato senza soluzione di continuità. Va cantata, naturalmente, sull’aria di “Perdere l’amore” (di Artegiani e Marrocchi), clamoroso successo di Massimo Ranieri che ci vinse un festival di Sanremo nel 1988. Le modifiche, rispetto al testo originale, sono davvero trascurabili. Avvicinarsi, cantandola, alle tonalità ed all’intonazione di Ranieri forse sarà un po’ più complicato. Leggere e cantare questa stupidaggine potrà essere minimamente consolatorio, per chi il lavoro l’ha perso davvero? No, di certo; ma, almeno, giochiamo “a fare finta che …”.
Fonti anonime ma autorevoli, sostengono che ESSO abbia cantato la versione originale per 35 ore di seguito, fino a PERDERE LA VOCE, accompagnato dalla fida chitarra di Apicella, il giorno in cui Veronica chiese il divorzio. Il trauma venne superato grazie ad una nuova fidanzata - come da SUE dichiarazioni ufficiali - rimasta finora sconosciuta. Sembra che la fortunata giovinetta, infatti, abbia 85 anni meno di ESSO, per cui i potenziali ed inonsapevoli genitori non hanno ancora scelto il nome. Tutti noi speriamo che il Premier la canti di nuovo, nella versione modificata, sia pure a causa della perdita dell'occupazione "a tempo perso" che attualmente lo vede impegnato come secondo lavoro.
E adesso andate via,
voglio passar le ore,
con la malinconia
di un ex lavoratore.
Sono disoccupato,
succede proprio a me,
che tanto ho lavorato,
quale ragione c’è?
Perdere il lavoro,
quando si fa sera,
quando tra i capelli
un po' d’argento li colora.
Rischi di impazzire,
può scoppiarti il cuore,
perdere il lavoro
e avere voglia di morire.
Lasciami gridare,
rinnegare il cielo,
prendere a sassate tutti i sogni
ancora in volo.
Li farò cadere ad uno ad uno,
spezzerò le ali del destino,
come un clandestino.
Comunque mi capisco
e ammetto che sbagliavo.
Facevo le mie scelte
e molto lavoravo.
E adesso che rimane
di tutto il tempo andato,
un uomo troppo solo
ch’è stato licenziato.
Perdere il lavoro,
quando si fa sera,
quando sopra il viso
c'è una ruga che non c'era.
Provi a ragionare,
fai l'indifferente,
fino a che ti accorgi
che non sei servito a niente.
E vorresti urlare,
soffocare il cielo,
sbattere la testa mille volte
contro il muro.
Respirare forte sul cuscino,
dire è tutta colpa
del destino
come un clandestino.
Perdere il lavoro,
maledetta sera
che raccoglie i cocci
di una vita immaginaria.
Pensi che domani
è un giorno nuovo
ma ripeti non me l'aspettavo,
non me l'aspettavo.
…………………………
Prendere a sassate
tutti i sogni ancora in volo.
Li farò cadere ad uno ad uno,
spezzerò le ali del destino,
come un clandestino.
Perdere il lavoro!







Commenti
Senza dubbio è questa del lavoro la questione prima della quale la politica dovrebbe occuparsi. Del lavoro che si perde e di quello che non c'è.
A mio parere solo un diverso ordine sociale, con la fine del pensiero unico liberista, può ridare speranze e prospettive. Impariamo a coltivare una nuova utopia, lungo quel percorso costruiremo un mondo migliore.
Anch’io spero che la politica riesca un bel dì ad affrontare e a porre rimedio alla questione del lavoro che si perde o che non c’è.
Il miracolo poi sarebbe completo se, oltre a garantire lavoro per tutti, si riuscisse anche ad esserne soddisfatti e appagati perché il lavoro che si svolge è proprio quello adatto a noi; e la prospettiva di andare in pensione da decrepiti non costringesse le case farmaceutiche ad arricchirsi smisuratamente per smerciare antidepressivi e ansiolitici che plachino le angosce degli schiavi del lavoro.
A distanza di anni , la situazione economica e sociale del Paese è talmente cambiata che, giustamente il lavoro è diventato il bisogno primario, quello che, quando lo perdi, ti ruba tutti i sogni ancora in volo, seppellendoli per sempre se hai superato la soglia dei cinquanta. Non posso che aggiungere malinconicament e che senza dubbio il testo della canzone rivisitato da PG pùo assurgere da canzone simbolo del riflusso degli anni '80 e '90 ad inno forte intergenerazion ale ,simbolo della nuova lotta di rivendicazione
per un diritto al lavoro non più scontato, tutto da inventare.
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