"Lo Stato sono io", è la frase che avrebbe pronunciato il Re Sole, Luigi XIV, all’apice del suo potere assolutistico. Per cambiare le cose sono state necessarie rivoluzioni, modifiche epocali, guerre e milioni di morti che hanno consentito, infine, il raggiungimento dell’attuale concezione dello Stato, quanto meno nelle nazioni in cui esiste la cosiddetta “democrazia”. Possiamo finalmente dire: “Lo Stato siamo noi!”. Ma non tutti la pensano così, anzi … Negli ultimi anni è decisamente cresciuto il numero di coloro che, nel corso di discussioni più o meno accanite, pubbliche e private, tirano fuori dal cilindro l’ormai consunta espressione “la colpa è dello Stato”. Personalmente la trovo inaccettabile e profondamente sbagliata perché l’unica conclusione logica che ne deriva è che LO STATO SONO GLI ALTRI e noi, purtroppo, non possiamo che subire questo potere che non ci appartiene e che ci opprime ogni giorno.
Mi chiedo e vorrei chiedere ai lettori quale sia la differenza semantica de “la colpa è dello Stato” rispetto all’altrettanto insulsa dichiarazione “Roma ladrona”, così cara alla Lega, partito di cui qualcuno mi ritiene un fervido attivista, sia pure a mia insaputa. Entrambe le espressioni indicano un’assoluta mancanza di responsabilità propria e demandano ad entità generiche tutte le colpe e tutti i misfatti del Paese.
Sotto il profilo istituzionale, lo Stato in cui oggi viviamo ha le sue fondamenta nella Costituzione della Repubblica che molti di noi considerano l’ultimo baluardo rimasto a difesa della legalità e della giustizia. Se davvero “la colpa fosse dello Stato”, dovremmo adoperarci per cambiarla, profondamente e in fretta. In tal senso, la Lega ha operato una scelta logica e del tutto coerente: federalismo, secessione e indipendenza della cosiddetta Padania. Ci interessa una soluzione analoga anche per il Sud, come qualcuno paventa?
Altra cosa, invece, sarebbe indicare in modo preciso le responsabilità delle persone che, all’interno delle Istituzioni previste dallo Stato (politici, burocrati, magistrati, responsabili ed appartenenti ad aziende pubbliche e quant’altro) hanno condotto l’Italia al disastro in cui, oggi, si trova. Non si tratta di una mera differenza formale ma tocca la vera sostanza del problema perché ci riporta a noi stessi - a tutti noi – che, se pure non partecipiamo direttamente allo sfacelo, ne sopportiamo le conseguenze in un modo ormai rassegnato, quasi che fosse un male ricorrente ed inevitabile. Io, nonostante tutto, mi sento ancora di far parte di questo Stato negletto e provo in tutti i modi a tenere comportamenti individuali coerenti con le sue leggi e con le sue regole. Sarò esagerato ma, a mio parere, anche buttare per strada un pezzo di carta o abbandonare su una spiaggia un mozzicone di sigaretta mi renderebbe complice dell’Italia peggiore. Alla mia richiesta di un portacenere, qualche giorno fa, seduto ad un tavolino di un bar di Palmi, mi è stato semplicemente risposto di "buttare per terra" ed ho dovuto insistere per far esaudire la mia richiesta, mentre il cameriere mi guardava come fossi un alieno. Probabilmente appartengo all’insieme dei fanatici sostenitori del “sogno americano”, per cui sono ancora affascinato dalla retorica di un certo John Fitzgerald Kennedy, riassunta nella frase "Non chiederti cosa può fare il tuo Paese per te, chiediti cosa puoi fare tu per il tuo Paese".
La corruzione diffusa a tutti i livelli, ad esempio, esiste non solo perché ci sono i corruttori ma soprattutto a causa di masse sempre più grandi di italiani pronti ad essere corrotti. È come per la prostituzione: la responsabilità maggiore di quest’antichissimo fenomeno è delle donne disposte o costrette a vendere il proprio corpo, oppure dei milioni di uomini – i clienti – che gradiscono, sempre di più, acquistare tale “servizio”?
Consideriamo il Mezzogiorno e le sue attuali disastrose condizioni, nell’elencazione che ne ha fatto Gustavo in “Lo stato e il Sud”. Per non ripetermi, invito lui ed altri che fossero interessati, alla lettura o rilettura dell’articolo “Lega Sud”, e relativi commenti, presente nella sezione “Politica - Partiti e sindacati” del nostro blog.
Aggiungo soltanto che se i meridionali si considerano ancora sudditi piuttosto che cittadini, sarà davvero e soltanto “colpa dello Stato”? Oggi, in un mondo in cui i VERI sudditi del Nord Africa e del Medio Oriente si ribellano e provano a liberarsi dal giogo di concreti e sanguinari dittatori, cosa fanno, per esempio, i calabresi? Vanno a votare e scelgono un governo della Regione chiaramente infiltrato dai soliti noti, passati tranquillamente da uno schieramento all’altro, “scilipotiani” a denominazione d’origine controllata. Pensiamo davvero che questa sia una responsabilità di Bossi, Calderoli, Maroni, Borghezio, Gentilini, Gangemi o altri loschi figuri del genere?
Chi ha goduto ed accettato “… l’assistenzialismo diffuso, le varie integrazioni date in agricoltura, le molto facili pensioni di invalidità, i contributi agricoli, soprattutto alle donne che oltre alla pensione fruttavano i premi di maternità e di disoccupazione, dei prestiti d’onore …”? Forse i contadini veneti che, fino agli anni ’50 erano, mediamente, più poveri dei meridionali? Dove sono nati o di dove sono originari la gran parte degli appartenenti alle tante associazioni criminali? Arrivano dalla Valle d’Aosta? Dalla Toscana? Dal Lazio? Dalla Patagonia?
E mentre tutto questo succedeva, i meridionali come si comportavano? Rifiutavano il voto di scambio? Esigevano, con le buone o con le cattive, che l’industria si sviluppasse anche nel mezzogiorno, invece di emigrare prima all’estero e poi nel Nord d’Italia? No, si abituavano, lentamente, ad accettare con rassegnazione i soprusi e le ingiustizie sabaude, dei fascisti e dei nuovi Partiti “democratici”. L’unica rivolta che io ricordi, in Calabria, nel 1970-71, aveva il nobile scopo di mantenere a Reggio il capoluogo di regione, poi regolarmente spostato a Catanzaro. E sappiamo tutti chi organizzò e gestì quella “rivolta”.
Concordo completamente con quanto scritto da Carmen “… per la gente del Sud sono diventate cose normali, sono queste le regole e non il contrario. C’è stata una distorsione del concetto di Stato e del rapporto cittadino – stato, con l’affermazione di un diritto del singolo, a zero titoli, prevaricante concetti come comunità sociale e bene collettivo …”.
Concludo con un paragone di Crosstalk che, all’epoca, ho trovato estremamente efficace: esistono differenze “razziali” tra Nord e Sud? “… Non si tratta di minorità di razza ma di culture prodotto di condizioni storiche e logistiche locali. Come del resto evidente se uno paragona un italiano a, che so, un norvegese ...”. Paradossalmente, i norvegesi sudditi lo sono davvero, poiché hanno mantenuto la monarchia come forma di Stato!







Commenti
Complimenti Pino, come al solito, apprezzo la tua bravura. La tua cultura, emerge, ovunque e sempre… bravissimo!!
E’ vero che noi “ terroni “ dovremmo sempre chiederci cosa possiamo fare per il nostro paese e, giammai, pensare cosa il nostro paese debba fare per noi. E’ una giusta e saggia teoria.
Dovremmo, sicuramente, evitare, anche, di sporcare le strade; non dovremmo gettare le carte e le cicche per terra; perché è un segnale di inciviltà inaudita. Terroni, fate attenzione!!
Nel TMNEWS di oggi 16 agosto, il ministro Bossi nell’insultare energicamente, forse giustamente, il ministro Brunetta, invia a noi terroni questo messaggio : “ c’è gente anche nostra che ragiona come i terroni che pensano che lo Stato ti deve dare. Lo Stato non deve dare niente è sufficiente che ti dia la libertà “.
Anche noi, caro Pino, come i norvegesi abbiamo mantenuto una Monarchia ( quella che tu immagini ) che ci riconduce, tutto sommato, a quella sudditanza di cui parlava l’amico compagno Gustavo.
Vero è, però, che dopo la rivolta per Reggio capoluogo niente più s’è mosso in Calabria, in provincia di Reggio, soprattutto. Su questo tema ci sarebbe da fare un lungo discorso che, ovviamente, è impossibile trattare in questa sede. In futuro, sicuramente, avremo modo di discutere.
I piemontesi si pagarono la guerra per conquistarci con le tasse del Sud. I terroni furono costretti ad abbandonare casa e patria poiché i barbari piemontesi li avevano spogliato di tutti.
Questa è un’antica storia che ancora si ripete purtroppo.
Per capire bene come funziona il fenomeno “ corruzione “ non è necessario venire giù in “ TERRONIA “ perché, è risaputo, la “ PADANIA “ docet ; la Ndrangheta oggi, ha pezzi da novanta che sono anche padani. Informati bene Pino.
Il nostro monarca ha deciso di non darci il lavoro; ci vuole sempre sudditi senza diritti, è questo il punto caro Pino.
Se e' vero (ed e' inoppugnabilmen te vero) che il divario nord-sud e' cresciuto e continua a crescere dall'unita' d'Italia la responsabilità e' dei cialtroni meridionali?
Era di popolo o di Stato il trasformismo con il quale la classe politica meridionale svendette al Regno e al nord, nei primi anni dell'unità, autonomia e ricchezza?
La criminalità meridionale esportata al nord ... e' più grave il commercio di droga o quello di organi? L'estorsione o la bancarotta fraudolenta? Anche in Norvegia, stanne certo, praticano le specialità criminali più 'adatte' a quel contesto.
Calabria inetta e complice ... Ti dice nulla Melissa? E la Repubblica di Caulonia?
Mi spiace Pino ma su quello che oggi scrivi aleggia lo spirito di quel miserabile leghista di Ricolfi (degno erede del Miglio) per il quale il Sud altro non sarebbe che la palla al piede del ricco ed europeo Nord.
Le cose non stanno affatto così.
La sola cosa che salvo del tuo ragionare e' l'invito.a non aspettare ancora e a darsi da fare, ciascuno per quello che può e sente, a partire dai piccoli quotidiani gesti.
A mia volta ti domando: se il divario nord-sud è cresciuto e continua a crescere dall'unità d'Italia, la responsabilità è tutta di qualcun altro e NOI MERIDIONALI non ne abbiamo neanche un pezzettino? Ho mai usato, direttamente o indirettamente, l’espressione “Calabria inetta e complice”? Chi rappresentava “… la classe politica meridionale che svendette autonomia e ricchezza …”? Gli abitanti di Marte, per caso?
La criminalità meridionale è stata esportata al nord dai tedeschi? È pratica comune mia e dei leghisti il commercio di organi (*)? Anche in Norvegia esiste la situazione allucinante tipica di TUTTA l’italica penisola?
Rispondi nel merito, cosa che troppo spesso sfuggi, invece di citare improbabili, ma di certo miserabili, attivisti della Lega come Pino Gangemi o Luca Ricolfi!
Ti accorgerai da solo, fra non molto, come la presunzione di qualcuno che sostiene che il Sud può farcela da solo si trasformerà in un definitivo disastro, soprattutto nella situazione attuale per cui siamo ad un passo dal grido: “Abbandonare la nave, si salvi chi può!”.
(*) Fai molta attenzione, prima di rispondere a questa domanda citando la clinica “Santa Rita” di Milano. Rileggiti con attenzione l’articolo “Lega Sud”, quanto meno.
Non è questo il punto, però, non lo è sicuramente per me.
Mi scopro meridionalista è sono fiero di esserlo.
Ti invito a leggere “ S” numero 41 – Agosto –Settembre 2011 – Edizione Calabria “ Come le ndrine hanno messo le mani su Piemonte, Liguria ed Emilia “. Certo, nessun padano, come tu dici giustamente diventerà un pezzo da novanta, un capo, ma non certo per onestà. Ma sarà comunque un vice. Pecunia non olet.
Scusa gestisco una ditta che, in questo periodo, non può fare sconti. Rischierebbe, altrimenti, di essere sottoposta prima a procedura di amministrazione controllata e poi a quella di fallimento.
Aggiungo inoltre che le forti concentrazioni operaie al nord hanno rappresentato per questa parte d'Italia, progresso civile oltre che economico. Il secondo argomento è relativo alla criminalità. Mi appare oziosa e fuorviante, sul punto, la disputa su chi è capace di rivestire la qualifica di 'ndranghetista, se il padano "diventerà un pezzo da novanta". Purtroppo, è da un tempo superato il paradigma che vuole il sud interessato alla grande criminalità e il nord "incompatibile" con il fenomeno e i suoi risvolti (omertà, collusioni, ecc.). Ritenuta la presenza massiccia e invasiva della 'ndrangheta al nord, secondo fonti ufficiali e diffuse, viene da porsi la stessa domanda che PG si è posto per i mali del sud: come hanno reagito o reagiscono i meridionali? Finora pare che al nord, di fronte ai dati di fatto sulle organizzazioni mafiose, si reagisca solo con grande imbarazzo, magari negando la realtà. Non mi sembra un segno di grande distinzione.
Ma, meno veritiera e adeguata risulta essere, oggi, la stessa affermazione riferita allo Stato, come entità concreta e non, semplice ipotetica astrazione concettuale; mi riferisco,infat ti e forse anche PG, ad uno stato Repubblicano democratico di diritto, fondato sui principi di una Carta Costituzionale dove la democrazia dovrebbe essere reale, rappresentativa , partecipata, egalitaria e legalitaria.
Non mi pare sia questo il nostro caso, noi oggi stiamo vivendo un Antistato, rappresentato da un regime di corruzione diffusa nato per perseguire non un interesse collettivo, ma di caste o cosche che dettano le loro leggi in ogni settore, che non conosce confini intra nazionali e geografici; un sistema di malaffare sostanziale travestito, solo, da qualche apparente parvenza di legalità, che ha infiltrato tutto il tessuto sociale da Nord a Sud; solo nel Risiko ha ormai senso porre bandierine e distinguo precisi tra regioni e regioni; cambia e si adatta per trasformismo storico, opportunismo territoriale e per ragioni etniche e di tradizioni, a seconda delle diverse radici storiche, economiche e socio-culturali, soltanto, la maniera di manifestarsi di questa forza che ci sovrasta e che chiamo ANTISTATO.
Non è necessario attingere al pensiero marxiano per riconoscere facilmente che lo Stato è l’espressione, in ogni tempo, del dominio di una classe sociale sulle altre. Questo dominio è stato in Italia, sin dall’unità nazionale, appannaggio della classe borghese e imprenditoriale del nord. Agli interessi di questo capitalismo è stato asservito, nel corso della storia nazionale, ogni altro interesse di classe o particolare.
Grazie se lo farai, altrimenti grazie lo stesso!
losbavaglio.org/.../...
Rispetto al primo punto la tesi che sostengo (non solo io, naturalmente!) è che la divergenza economica tra nord e sud d’Italia ha origini storiche anche lontane nel tempo ma certo si è andata via via approfondendo dall’unità ad oggi, come risultato delle politiche adottate dallo Stato (leggi la classe dominante) nella realizzazione di infrastrutture e nell’articolazi one del mercato interno del lavoro.
Non dovrei neppure aggiungere, ma il contesto mi obbliga, che le condizioni economiche di arretratezza del Mezzogiorno sono alla base di molti dei suoi più gravi deficit, persino, perché negarlo?, anche in campo culturale.
Perché è importante riflettere sulle cause del mancato sviluppo meridionale? Anzitutto perché da lì è necessario partire per dare una risposta alla seconda questione che ho posto, ma anche perché può aiutare noi meridionali a vincere quel complesso d’inferiorità generato da maldestre letture storiche alle quali rimandano “studiosi” come il Ricolfi o come il Miglio, per i quali, in ultima analisi e non riconosciuta la causa storica, non rimane che la tara genetica a giustificare il nostro sottosviluppo.
È scontato, anzi necessario, che esista il diritto di “interpretare”, nel senso di intendere e filtrare, in funzione della propria personalità e della propria cultura, qualunque forma d’arte, dalla poesia fino alla musica, dalla letteratura fino alla pittura. Lo stesso criterio DEVE essere accettato da chiunque scriva qualunque cosa, compreso un articolo su “Lo Sbavaglio”. Un lettore, dunque, è libero di recepire secondo i propri specifici criteri ciò che gli viene proposto. Esistono però limiti che non possono essere travalicati perché si rischia di FRAINTENDERE o, addirittura, di INVERTIRE il significato originale. Forse, allora, qualche BANALE precisazione è necessaria.
Nell’affermazio ne “la colpa è della Stato” da cui deriva, a mio parere, l’ovvia conclusione “lo Stato sono gli altri”, io rilevo una forma di rinuncia ad un’appartenenza , un modo con cui qualcuno si dissocia definitivamente da un’istituzione che non riconosce più come tale. Questo gli consente, in modo apparentemente legittimo, di rifiutare i doveri e di rinunciare ai diritti che solo da quella stessa appartenenza possono derivare. È quello che, semplificando, predicavano le Brigate Rosse.
Qualcuno - molti? – ha/hanno ridotto il mio articolo ad una mera contrapposizion e Nord – Sud, trascurando del tutto che tale dicotomia, se presente, è solo una conseguenza di un problema più generale. Insisto, allora: non soltanto VOGLIO ma DEVO continuare a sentirmi parte dello Stato, perché solo così mantengo la possibilità di ESIGERE il rispetto dei miei diritti dopo, naturalmente, aver ESPLETATO i miei doveri.
La Lega, fin dalla sua nascita, ha voluto fortemente essere “altro” rispetto all’Italia, ha scelto di “chiamarsi fuori dallo Stato”, nella sua attuale conformazione economica, politica e geografica, per far diventare Nazione un territorio che, in modo ridicolo e privo di qualunque connotazione storica, chiama con il nome altisonante di Padania.
Tanti, al Sud, stanno perseguendo un obiettivo analogo, seguendo una strada apparentemente diversa, e, magari, senza rendersene pienamente conto. Si “chiamano fuori”, delegano a non si sa bene chi la risoluzione di problemi enormi, fossilizzati da un secolo e mezzo di rimozione, rifiuto, negazione, semplificazione . Scrive Pino Aprile nel suo best seller “Terroni”: “… quando il Po uscì dagli argini … o quando l’ictus paralizzò Bossi, nessuno al Sud scrisse sui viadotti dell’autostrada «Forza Po» e «Forza ictus». La differenza fra le scritte leghiste - «Forza Etna», «Forza terremoto» - e l’assenza di risposta può ritrovarsi in qualche millennio di storia in più (magari!), o nell’accettazio ne del ruolo dei vinti (più probabile).
Proprio questa maledizione, “l’accettazione del ruolo dei vinti” è, a mio parere, il male peggiore che ormai caratterizza la gente del Meridione e che, per altri motivi, sembra ormai aver contagiato quasi TUTTI gli italiani.
Rassegnazione, ineluttabilità, senso di impotenza e accettazione indifferente di tutte le nefandezze che, ogni giorno, accadono in questo Paese significa aver perso non più solo una battaglia ma, definitivamente , la guerra.
Esiste un solo modo, secondo me, per uscire da questa situazione di stallo, sempre che non sia troppo tardi. Assumerci la responsabilità del “berlusconismo” – è stato il Paese, gli italiani che l’hanno votato, accettato e sopportato - e trovare il modo di batterlo. Assumerci la NOSTRA parte di responsabilità per il disastro del Sud e cercare di superarlo, senza aspettare che intervenga qualcun altro, lo Stato o chi per esso, a risolvere, come per magia, tutti i problemi. Ma, anche solo per provarci, dobbiamo riconoscere in primo luogo i NOSTRI errori, le peculiarità negative insite nella nostra cultura, nei nostri modi di essere, nei nostri comportamenti nella storia e nel quotidiano. Una sana, realistica, sincera autocritica che costituisca la base su cui costruire il cambiamento.
Prendersela con Cavour, con Garibaldi, con il Regno Sabaudo, con il fascismo, con i Partiti “democratici” del secondo dopoguerra e dimostrare quali e quante colpe hanno nei confronti del Mezzogiorno ci consente, certo, di capire, di chiarire, di evidenziare ma, amici miei, NON CAMBIERÀ, IN MEGLIO, NEPPURE UNA VIRGOLA DELL’ESISTENTE.
Per questo mi sembra inutile, oltre che sinceramente ottuso, tentare di contrapporre la ‘ndrangheta alla bancarotta fraudolenta o al commercio di organi umani, gli “ipotetici” cialtroni meridionali a quel miserabile leghista di Ricolfi, ecc. ecc.. Negando ostinatamente e contro ogni logica i MIEI, tanti difetti, facendo finta che non esistano, evitando anche solo di rifletterci sopra, non farò un passo avanti per migliorami. Anzi, non potrò che peggiorare.
A cosa ci porta tutto questo se non a “scannarci” ideologicamente , favorendo il gioco di ESSO da una parte e della Lega dall’altra?
- apprezzo, e molto, l'invito a darsi da fare senza aspettare manne che dal cielo (magari del nord), del resto, non sono mai venute. Conto perciò anche sul tuo diretto impegno;
- non condivido l'analisi e il significato che si dà o traspare di Stato ma non mi pare conveniente affrontare ancora qui la questione.
Insisto, mi perdonerai, sulla necessità di stabilire le ragioni dei nostri ritardi. Se infatti, ad esempio, fossero giustificate da eredità biologiche dei nostri antenati ... beh allora converrai che ogni fatica andrebbe sprecata (salvo forse una deportazione forzata di purisangue celtici e sassoni). Se dipendessero dal caldo clima che invita all'ozio e ai piaceri della carne anche in questo caso ci sarebbe ben poco da fare (salvo investire in condizionatori e raffreddatori d'aria). Se le cause affondassero, invece, le radici nella storia dovremmo allora studiarle assai bene perchè ne potremmo trarre qualche utile insegnamento, il coraggio e la forza per camabiare il corso delle cose, stabilito dagli uomini e non dagli dei.
Non vorrei, d’altronde, che il rinviare ad altra occasione “… l'analisi e il significato che si dà o traspare di Stato …” si trasformasse in una mancata risposta alla mia, naturalmente BANALE, domanda: se credi davvero nella definizione “… lo Stato è l’espressione, in ogni tempo, del dominio di una classe sociale sulle altre …”, con cosa minchia vorresti sostituirlo?
Anch’io insisto, per la terza volta, nell’invitarti ad esplicitare, dettagliatament e, le “imprecisioni sospette” ed i MIEI luoghi comuni (quelli presenti nell’articolo, almeno), dimostrando che non sono FATTI ma PRESUNZIONE DI FATTI.
Le cause dei ritardi del Sud sono state esposte e contestate in uno sterminato insieme di pubblicazioni, facilmente consultabili da chiunque abbia a cuore l’argomento. Per il poco che ne so, escluderei, al momento, tare genetiche o nefaste influenze del clima. Ma, se ti sembra interessante, possiamo continuare a discutere di simili facezie.
La Storia che, per quanto ti possa apparire BANALE, costituisce uno dei miei maggiori interessi, è sempre alla base di qualunque analisi politica, economica e sociologica. Ma, anche se stabilissimo in un modo storicamente ineccepibile, che il borbonico Regno delle Due Sicilie fosse un paradiso trasformato poi in un inferno dalla conquista sabauda, cosa dovremmo fare, oggi? Richiedere, come ha fatto Antonio Ciano, un risarcimento pari a 270 milioni di euro per i danni subiti a causa dell’assedio di Gaeta? O, forse, far nascere nuove formazioni politiche come il “Partito del Sud”, “Per il Sud”, “Lega Sud”, “Io Sud”, “MPA” e chi più ne ha più ne metta? Sarebbe questo il modo per cambiare il corso delle cose, senza ricorrere a interventi divini?
E' un'imprecisione sospetta, e aggiungo ingenerosa, riferirsi ai fatti di Reggio come ai soli della storia nei quali i calabresi abbiano mostrato capacità di reagire. Perché ci si dimentica del brigantaggio (per andare un pò indietro nel tempo) come dei ragazzi di "ora ammazzateci tutti" (per citare un esempio molto più vicino a noi) o delle novità associative come quella che ci vede direttamente impegnati a Palmi :-)!
Ritorno alle questioni che più mi premono.
Io considero i malanni del Meridione conseguenza del suo sottosviluppo economico. La pensi anche tu così o come diversamente?
Considero, poi, il sottosviluppo del Sud una conseguenza di vicende storiche che hanno inizio, prevalentemente , con l'unità nazionale. Pensi anche tu che le cause del sottosviluppo siano di natura storica? E quali?
Mi piacerebbe molto che anche Xtalk, che si è dichiarato convinto del tuo ragionare, desse una risposta, la sua risposta, a queste mie domande.
Dal mio punto di vista, infatti, dare una risposta alle questioni che ho posto non ha una rilevanza meramente storica ma è il punto di partenza per il riscatto meridionale.
È certamente una BANALITÀ “… riportare episodi di scarsa sensibilità ambientale come quello che riguarderebbe l'invito a servirsi del portacenere "a terra" (quest'ultimo episodio non aggiunge né toglie nulla a qualsivoglia teoria o ipotesi sul Sud) …”. Intanto ti invito a non usare il condizionale, ma l’indicativo: in caso contrario, dovrò pensare che mi consideri UN BUGIARDO e questo proprio non lo consento né a te né a nessun altro. Aggiungo, come ulteriore BANALITÀ, che i portacenere proprio non li avevano per cui mi è stato portato un semplice piattino da caffè. Io considero l’episodio molto significativo per dimostrare, semplicemente, l’assoluta mancanza di responsabilità verso il “bene comune”. Potrei elencartene (e l’ho già fatto) molti altri che, nella loro quotidiana BANALITÀ, confermano quanto sia evidente il distacco tra il concetto di MIO e quello di NOSTRO, principio che dovrebbe stare alla base di qualunque progetto di SINISTRA, nel senso più alto del termine.
Sarà pure un’imprecisione “… sospetta e ingenerosa, riferirsi ai fatti di Reggio come ai soli della storia nei quali i calabresi abbiano mostrato capacità di reagire …”. Devi allora valutare allo stesso modo - sospetto ed ingeneroso - anche Pino Aprile e il suo “Terroni”; nel libro, infatti, si ritrova in CONTINUAZIONE, quasi come un mantra, la domanda “perché i meridionali si sono fatti trattare così?”. Una sua risposta è: PER ABITUDINE.
Per il resto, mi sembra veramente una gran perdita di tempo continuare a discutere sulle “questioni che più ti premono”. Non riesco, mio malgrado e per miei evidenti limiti di intelletto e conoscenza, a superare la congenita BANALITÀ che mi contraddistingu e. Lascio volentieri a Xtalk, se lo riterrà opportuno, l’onore e l’onere di proseguire.
(un moderatore)
Il mio omonimo, inoltre, NON ha ancora corretto il condizionale “riguarderebbe” con l’indicativo.
You know what I mean ...
Naturalmente anche Crosstalk non ci si può tirare facilmente
fuori, a causa delle sue ben note dichiarazioni sugli scontrini fiscali e le cicche gettate a terra con incuria...
Ho usato il condizionale nel riportare il 'triste' episodio occorso a PG non perché non presti fede al suo racconto (giuro di crederci!) ma perché volevo, anche per questa via grammaticale, sottolineare l'irrilevanza, a mio dire, rispetto al tema in discussione.
Mi spiace, invero, che entrambi non abbiate inteso proseguire la discussione lungo le questioni che avevo posto. Posso, tuttavia, assicurarvi che me ne faro' presto una ragione
Di volta in volta ho criticato e condannato ma non ho mai pensato di ricavarne insegnamenti generali sulle virtù civiche della nobilissima gens celtica.
Comunque ora, tirato per i capelli, mi metto ad esternare, ma solo per rispetto di Carmen, circa carta, biglietti e mozziconi.
Cara Carmen, ho detto delle banalità, cui non credo vale lo sforzo di rispondere ulteriormente. Non val poi la pena di scomodare esoteriche teorie sui sistemi complessi per acclarare che:
- se nessuno butta mozziconi e cartacce per la strada le strade rimangono pulite e si risparmiano anche i costi relativi
- se tutti separano i rifiuti la percentuale di riciclabile aumenta con ovvi benefici per tutti
- se tutti pagano le tasse l'attuale crisi non esiste o è molto minore, inoltre ci è una migliore distribuzione della ricchezza
- etc
- quindi PG ha ragione
Non ho usato apposta i condizionali perchè a taluno invisi. Per prudenza neppure i congiuntivi.
Qual'è il problema? Risparmino le loro meningi per più nobili scopi, i valorosi sofisti della magna grecia...
sessuali come in questo caso, penso si possa essere indulgenti ancora per poco...Stanno cadendo le "ragioni" della guerra in Libia...non sarà un innocente condizionale ad impedire una pacificazione tanto attesa!
I comportamenti 'meridionali' sono frutto della sua storia e, in particolare, del sottosviluppo economico.
E' particolarmente istruttivo leggere il bel libro di Gianantonio Stella 'L'orda', anche se scritto per tutt'altre ragioni.
All'inizio del libro l'autore riporta alcuni articoli di giornali americani nei quali si lamenta l'inciviltà degli emigrati italiani che si manifesta nei modi più vari e più grevi.
Siamo nella prima meta' dell'Ottocento e quegli emigrati erano tutti del Nord Italia (e sprezzantemente definiti negroidi) in quanto all'epoca gli italiani del sud non erano ancora costretti all'emigrazione.
Quei censurati e deplorati comportamenti di inciviltà (lanciare la spazzatura dalle finestre sui cortili, sputare e sporcare in ogni dove, ...) erano il frutto della miseria e della ignoranza di poveri diavoli.
A nulla sarebbe servito il richiamo alla responsabilità individuale.
La liberazione dai bisogni elementari e' presupposto ineliminabile per l'effettiva, piena cittadinanza.
Questa la mia tesi. La tua qual e'? Da cosa dipendono a tuo avviso?
E Xtalk che dice?
Ma torno super partes...
Ps le comunicazioni e le informazioni sono imperfette, incomplete, asimmetriche. Questa e' una delle ragioni del fallimento del mercato come strumento di perfetta ed efficiente allocazione delle risorse.
Logistiche (poco chiare) e culturali: sovrastrutture della dimensione socio-economica.
Antropologiche: stupefacente.
Ho fin qui pensato di avercela in comune con te e tanti altri l'antropologia.
Ma se non e' così e le differenze tra nord e sud affondano in radici così remote non capisco proprio perché appena duemila anni fa (un'inezia in termini antropologici) quaggiiu' si coltivavano le arti e le scienze e lassù non si disponeva neppure di un alfabeto.
L'antropologia (termine composto col prefisso antropo-, dal greco άνθρωπος ànthropos = "uomo" più il suffisso -logia, dal greco λόγος, lògos = "parola, discorso"), nata come disciplina interna alla biologia, studia l'uomo sotto diversi punti di vista; sociale, culturale, morfologico, psico-evolutivo, artistico-espressivo, filosofico-religioso ed in genere dei suoi comportamenti all'interno di una società.
Nella contemporaneità , dal punto di vista accademico, l'antropologia è suddivisa, nella tradizione di studi italiana, in due aree principali:
l'antropologia fisica (o "antropologia biologica"), che studia l'evoluzione e le caratteristiche fisiche degli esseri umani, la genetica delle popolazioni e le basi biologiche dei comportamenti della specie umana e dei suoi parenti più stretti, le grandi scimmie (primatologia);
le discipline demo-etnoantropologi che, che si occupano degli aspetti socio-culturali ecc. (ad esempio le reti di relazioni sociali, i comportamenti, usi e costumi, gli schemi di parentela, le leggi e istituzioni politiche, le ideologie, religioni e credenze, gli schemi di comportamento, i modi di produzione e consumo o scambio dei beni, i meccanismi percettivi, le relazioni di potere). Grande importanza ha per tale area di studi la ricerca etnografica, spesso considerata come base imprescindibile per riflessioni teoriche ed eventuali comparazioni.
Generalmente quando viene utilizzato il termine antropologia senza specificazioni ci si riferisce a questo secondo gruppo.
PG non ha mai parlato di inciviltà meridionale. Ha riportato, ritenendolo evidentemente utile al suo argomentare, un episodio avvenuto nella nostra Palmi che io (ripeto io) giudico di inciviltà.
ne e significazione discriminante o razzista! Mi sembra più che evidente la sua asetticità oggettiva.
Apprezzando l'intelligenza e la coerenza intellettuale di Cros-
stalk e di PG, mi viene oltremodo difficile ed inutile attribuire ad entrambi intenzionalità diverse dalla pura e semplice dialettica costruttiva. Accogliamo l'invito di Crosstalk a dire la nostra su eventuali futuri articoli, e, rispettiamo anche l'impegno profuso da altri autori, leggendo e commentando i loro articoli, successivi al presente.
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