Il titolo è uguale a quello del precedente articolo ma invito il Direttorissimo a modificarlo come ritiene opportuno, utilizzando espressioni più originali, fantasiose ed intelligenti, a suo insindacabile giudizio. Temo, infatti, che il passare degli anni abbia definitivamente corrotto quel minimo di capacità intellettuale che un tempo mi sembrava, presuntuosamente, di possedere. Ho l’impressione – ma dipende certamente dai miei limiti – che ci si stia “avvoltolando” in troppe questioni diverse, magari collegate fra loro, ma che richiederebbero analisi ed approfondimenti specifici. A volte succede che le “relazioni” prevalgano e lascino sullo sfondo gli argomenti su cui, invece, sarebbe opportuno mantenere la messa a fuoco. Plagiando Crosstalk, direi che la discussione da “lineare” si è trasformata in “caotica”. Il caos, scusatemi, non è il contesto che preferisco, nonostante io ci sguazzi quotidianamente dentro senza neppure accorgermene. Quando, in ormai sempre più rare occasioni, mi accorgo di pensare lo faccio in maniera apparentemente lineare, nel tentativo di capirmi e di farmi capire. Mi diventa pertanto INACCETTABILE disquisire su tutt’altro rispetto a quello che avevo, originariamente, proposto. Puntualizziamo, allora; o, almeno, proviamoci …
Da quando, in lingua italiana, CORRESPONSABILITÀ è diventato sinonimo di CORREITÀ?
Chi ha mai paragonato ATTI DI CATTIVA EDUCAZIONE AI CRIMINI PEGGIORI?
A chi ci si riferisce, sostenendo: “…che assurdità è dire: “sì va bene, la mafia, il malgoverno, gli speculatori … però è colpa loro (o almeno se lo meritano) perché sono dei maleducati che buttano a terra le cicche!”.? Da chi l’ha sentito dire? Dove l’ha letto? Su “La Padania”, forse, non di certo su “Lo Sbavaglio.
E dov’è scritto che “… chi non fosse contento dello stato di cose dovrebbe esercitare atti di rivolta … per cui chi non esercita atti di rivolta sta bene o comunque “gli va bene” …?”. Esisterà pure qualcosa che si ponga in mezzo tra l’assoluta passività dei “sudditi” e la ribellione armata degli stessi?
Manca, ormai, una condivisione del lessico apparentemente più semplice e comprensibile. E questo causa “utili” equivoci per chi vuole sostenere la propria tesi e distorce all’inverosimile le affermazioni di coloro che, magari, la pensano diversamente. Tutti possono rileggere cosa finora è stato scritto e da chi (“verba volant, scripta manent”, fortunatamente) per verificare, direttamente, le opinioni di ognuno.
Mi sento come uno dei partecipanti a quegli insopportabili talk show televisivi, nei quali ciò che importa non sono i contenuti ed il confronto sugli stessi ma il “darsi sulla voce”, gridare più forte degli altri, offendere chi la pensa diversamente, deviare il discorso ricorrendo a “precedenti” attribuibili al “nemico” e rispondere a domande quali: «Come ti chiami?» rincorrendo i massimi sistemi per poter concludere: «La tua trisavola fu donna di facili costumi!».
La semplice questione iniziale era e rimane: “Cosa rappresenta lo Stato, oggi, nei regimi democratici?”. Io insisto nel sostenere la BANALITÀ che lo Stato siamo tutti noi, rifacendomi sicuramente ai testi di Educazione Civica che, una volta, si studiavano alle Scuole Medie. Da ciò evinco, BANALMENTE, che DEVO assumermi di persona una quota di responsabilità riguardo a tutti i malfunzionamenti e le nefandezze che allo Stato si possono ricondurre. A partire da quest’assunto iniziale, faccio di tutto per cambiare il tanto (troppo) che non mi piace, che non condivido, che ci sta portando verso un’inevitabile catastrofe. E intendo farlo, per quanto mi riguarda, “dal basso”, nei miei comportamenti di ogni giorno, nelle relazioni con i miei simili, operando in modo che prevalgano interessi ed obiettivi comuni rispetto a quelli individuali. Che poi io ne sia davvero capace e non appartenga alla sempre più numerosa categoria dei “buoni predicatori e pessimi razzolatori” è una valutazione che lascio ad altri ed alla mia coscienza.
Chi non concorda dovrebbe, PER CORTESIA, spiegarmi quale sia l’alternativa: lo Stato sono gli altri o è ”altro” rispetto a noi? Si tratta, forse, di un’entità occulta che ci condiziona e ci domina? Dobbiamo disconoscerlo e combatterlo, magari con le armi, riprendendo il folle e sanguinario progetto delle BR? Riteniamo invece necessario chiamarci fuori dallo Stato, scegliendo l’indifferenza, l’apatia, il ritiro nei nostri personali egoismi? Vogliamo, solo per un momento, attingere al “… pensiero marxiano per riconoscere facilmente che lo Stato è l’espressione, in ogni tempo, del dominio di una classe sociale sulle altre ...”? E, in tal caso, con cosa la sostituiamo, questa malefica struttura? Magari con qualcosa che rappresenti un’alternativa in termini economici, geografici e politici, esattamente come sta facendo la Lega Nord?
Il paradosso più divertente risiede nel fatto che io, dichiarandomi comunque “dentro lo Stato”, appaio come un fervente statalista, mentre chi sostiene che “la colpa è dello Stato” o lo rifiuta, in quanto causa prima delle peggiori infamie, appare come un rivoluzionario anti-statalista, nonostante si avvicini, molto più di me, a quella “sinistra sinistra, veramente di sinistra!” che invoca l’intervento dello Stato, in economia, ad ogni piè sospinto (caso FIAT docet, per fare un esempio), rifiuta le privatizzazioni e aborre lo slogan liberista “meno Stato, più mercato”!
Prima di cimentarci nell’arduo compito di affrontare ulteriori, interessantissimi quesiti antropologici o metafisici, sarebbe troppo richiedere una qualche risposta che dimostri un minimo di attinenza con quanto sopra riportato? Sarei molto contento se “restassimo sul pezzo”, evitando curiosi riferimenti all’alfabeto della Magna Grecia, alla scrittura cuneiforme o ai geroglifici egiziani.
La seconda questione che ponevo era e rimane: “se i meridionali si considerano ancora sudditi piuttosto che cittadini, sarà davvero e soltanto “colpa dello Stato”?
Proviamo, onde evitare gratuite accuse di razzismo e xenofobia, a sostituire la parola “meridionali” con la generalizzazione “italiani”. Questi ultimi, sono o non sono responsabili della situazione in cui si trova, oggi, il nostro Paese? Presentano un qualche difetto culturale, una qualche peculiarità negativa, che hanno contribuito e contribuiscono alla catastrofe passata e corrente? Oppure è sufficiente sostenere che “è colpa dello Stato” chiudendo definitivamente la questione?
Siamo ai primi posti in innumerevoli classifiche di demerito e agli ultimi in altrettanto innumerevoli classifiche di merito. Criminalità, propensione alla corruzione, alla concussione ed alla collusione, furbizia, personalismi, poca cura del territorio e dell’ambiente, evasione fiscale, burocrazia esasperante, irrilevante attenzione alla cultura ed al relativo, immenso patrimonio del Paese, libertà di stampa ai minimi storici, uso spregiudicato del corpo delle donne, percentuali bassissime di donne lavoratrici ed ancora più scandalose se riferite alla VERA gestione del potere economico e politico … ecc. ecc.
Se, come ritengo di avere dimostrato in altra sede, l’Italia NON è un Paese per la sinistra, oltre alle indiscutibili colpe degli ostrogoti, un minimo di responsabilità vogliamo attribuirla anche agli indigeni? Se la DC o, più in generale, il centro destra ha governato (e governa) quasi ininterrottamente da più di 65 anni, oltre alle scontate colpe degli unni, un minimo di responsabilità vogliamo attribuirla anche a noi stessi? Se nasce e prospera un Partito come la Lega Nord, oltre alle evidenti colpe dei burgundi, un minimo di responsabilità vogliamo attribuirla anche al 10% degli italiani (compresi non pochi meridionali) che la votano? Se nascono e prosperano, sempre più numerosi, gli “scilipoti”, i voltagabbana, oltre alle incontestabile colpe dei visigoti, un minimo di responsabilità vogliamo attribuirla anche agli abitanti del Bel Paese? Se i comportamenti e gli scandali di ESSO non hanno significativamente intaccato il consenso di cui continua a godere, oltre alle incontrovertibili colpe dei vandali, un minimo di responsabilità vogliamo attribuirla anche agli italioti che lo hanno votato, scelto e riscelto come premier di questo Paese?
Mi fermo qui, ma si potrebbe continuare all’infinito. Ciò non determina, automaticamente, la conseguenza che gli svizzeri siano migliori di noi ma, almeno, possiamo concordare sul fatto che siano “diversi”, nell’accezione più generale del termine? Cosa ci sarebbe di scandaloso nel sostenere, allo stesso modo, che i meridionali sono diversi dai settentrionali? Questa distinzione non la faccio io; saccheggio, ancora una volta e spudoratamente, da “Terroni”, il libro di Pino Aprile (*) che riporta, senza troppe remore, un lungo elenco di “minorità” presenti nel Sud. E aggiunge la fatidica domanda: PERCHÉ? Ho intuito che pinoippp condivide le ragioni suggerite dall’autore del libro: i malanni del Meridione sono conseguenza del suo sottosviluppo economico, iniziato in coincidenza con l’Unità d’Italia e proseguito per i successivi 150 anni. DEVO, però, annoiarvi con qualche citazione, presente nel libro di cui sopra:
“… E ci si abitua a considerare l’arretratezza come un’opportunità da cui trarre vantaggi … apparenti e di breve respiro … Fa comodo a tutti, perché, così il Sud può rivendicare, magari per sprecare; e Il Nord accusare e continuare a non dare, per via degli sprechi …”
“… Ma Di Palma, (un magistrato) napoletano ormai calabresizzato all’osso, suggerisce una concausa che ha a che fare con il carattere di questa terra, «espresso dalla storiella della pecora che, immagino, lei conosca» … «Signore!» pregava un tale, in Aspromonte «il mio vicino ha una pecora perfetta, bellissima». E il giorno dopo: «Signore, la pecora del mio vicino dà tanta lana» e l’indomani «E quanto latte produce!»; e poi, ancora: «Hai visto che buon formaggio ne viene?». Alla fine il Signore non ne può più: «Va bene, do una pecora così pure a te, ma falla finita!». «Non hai capito» replica quello: «Mi ‘nci mori (falla morire)!».
“…, «Questa povertà» dice Boemi parlando delle costa ionica «è una scelta». Intende: altrui. E, forse, non solo. Alla lunga, persino alla vittima viene più comodo restarlo: è il ruolo che conosce meglio; quello a cui è stato, e si è, educato, fra minorità e nullità, fino a farlo proprio …”.
Di mio ci aggiungo solo due particolari. Nelle elezioni politiche del 2008, il Centro Destra, fedele alleato della Lega Nord, ha vinto in tutte le regioni meridionali, ad eccezione della Basilicata. Le percentuali variano dal minimo dell’Abruzzo (43,6%) fino ad un imbarazzante massimo della Sicilia (54,7%). Saranno stati tutti “voti di scambio”?
Forse potremmo chiederci come mai Mary Star Gelmini, uno dei migliori Ministri della Pubblica Distruzione degli ultimi 150 anni, laureata fuori corso a Brescia, abbia deciso di sostenere nel 2002 l'esame di Stato per la professione di avvocato presso la Corte d'Appello di Reggio Calabria. Non solo lei, naturalmente, ma molti, moltissimi altri. In questi casi, per ignote ragioni, l’emigrazione cambia verso e si dirige, numerosa, dal Nord al Sud.
Nel capitolo intitolato “Educazione alla minorità”, Aprile sostiene con forza che le cause di tale minorità sono TUTTE “esogene”, provengono TUTTE dall’esterno. Io non sono per nulla d’accordo perché ritengo che la cultura di un popolo non sia determinata SOLO dall’ambiente e dal contesto socio-economico, ma anche dal comportamento delle singole persone che hanno la possibilità di scegliere, di non adeguarsi, di pensare e di agire seguendo le proprie idee. Le conseguenze, però, dipendono dai numeri. Durante il fascismo ci furono gli antifascisti: pochi, il regime non sarebbe mai caduto per causa loro; troppi, dopo il 25 aprile 1945. Il nazismo, ancora peggio, conobbe rarissimi dissidenti ed una Nazione intera, a mio parere e sia pure con i dovuti distinguo, si rese colpevole di un crimine inimmaginabile. Io, per il poco che conta, NON sollevo il popolo tedesco dalla responsabilità dell’olocausto, solo perché fu educato alla superiorità della razza ariana. L’accettò, la condivise, partecipò con entusiasmo e, poi, NON VOLLE SAPERE O SI TAPPÒ BOCCA, ORECCHIE E NASO. Alla stessa maniera, io, per il nulla che vale, NON assolvo NOI MERIDIONALI dalla RESPONSABILITÀ che abbiamo rispetto alle condizioni in cui si trova, ancora oggi, il Sud dell’Italia.
Aprile, nel finale del libro, non si sottrae al difficile compito di suggerire o di riportare alcune possibili soluzioni. Le riassumo, per quanto possibile.
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Emigrati di ritorno: idee, denaro, relazioni, mezzi …
- I soldi: il più deve confluire nel meno. Le stesse cose, uguali per tutti (Gaetano Salvemini) ferrovie, autostrade, università …
- La soluzione del problema meridionale non potrà avvenire se non sul terreno dell’autonomismo (Guido Dorso) o addirittura, secondo Aprile, nel separatismo …
- Non saranno mai gli altri i risolutori dei problemi del Sud (Domenico Ficarra)
- Come in una cura psicanalitica, guarisci quando smetti di nascondere il tuo male, lo porti alla luce, lo riconosci (Piero Bocchiaro)
- Se non saremo capaci di stare insieme alla pari, il Sud potrà andarsene da solo per recuperare dignità; mentre il Nord già pensa di farlo per salvare i soldi. … è meno disastroso andarsene che farsi cacciare … il Sud, da solo, sprofonderebbe subito in una in una situazione terribile. Rischierebbe di annegare, ma anche di imparare a nuotare …
E conclude: “… Se la cosa fosse facile, ne sarei certo: non ce la faremo. Il fatto che sia quasi impossibile dà fiducia: siamo quello strano Paese che riesce solo se gli dicono che non si può …”.
Io non condivido affatto l’ottimismo di Aprile. Non credo che qualcuno, in Italia, sia disposto a risarcire il “furto” perpetrato ai danni del Meridione (un calcolo approssimativo, per l’intero periodo degli ultimi 150 anni, lo stima in circa 1.500 miliardi di euro!). Non mi pare che le iniziative autonomistiche espresse da nuovi partiti e partitini mirino al riscatto del Sud ma solo a gestire, in proprio e come sempre, i soldi dell’elemosina che arriva da Roma. Faccio mio, però, il pensiero di Norberto Bobbio, secondo cui: «il problema meridionale è il problema dei meridionali».
Allo stesso modo, ritengo estremamente emblematica la favola di Gianni Rodari – riportata in “Terroni” – dell’uomo che sprecò la vita per cercare il Paese senza difetti, mentre l’avrebbe resa utile se avesse fatto la sua parte per eliminarne uno, in un posto qualsiasi.
E se tutti cominciassimo, semplicemente, utilizzando i portacenere ed i cestini dell’immondizia?
(*) Il libro in questione espone delle tesi radicali che, personalmente, non condivido del tutto. Ma andrebbe comunque letto dal maggior numero possibile di persone, meridionali e, soprattutto, settentrionali. Contiene il racconto di fatti spesso misconosciuti ai più, che possono stupire ed essere contestati. Ma è una fonte preziosa per riflettere e ragionare in un’ottica diversa da quella a cui siamo abituati.







Commenti
Tu non sei l'unico che parla di certi argomenti assumendo certe posizioni, se cosi fosse, primo non esisterebbe il problema, secondo , parleremmo con mail private e non su un sito.Certamente non puoi pretendere che in un articolo di carattere generale si specifichi "questo l'ha detto Pino e questo no..."
Visto il "tono" del tuo articolo, può darsi che mi prenda la briga di sottolineare quello che tu hai scritto
Molto ho ancora da argomentare, troppo per limitarmi a un commento.
Sempre con gioiosa e divertita polemica!
A più tardi.....
Ho dimenticato la faccina
E' mia opinione che tu sfugga alle mie domande.
Ma ciò che affermo ti pregherei di non assumerlo come elemento di offesa, esiste ed presente una sorta di involuzione culturale che investe anche la politica e ne siamo tutti coinvolti.
Penso che in questo paese ciò che più è mancato, ciò per cui i governi che si sono succeduti, hanno evitato di fare sono proprio quelle riforme strutturali di cui adesso in realtà parla soltanto la destra puntando sulle riforme certo ma tendenti a distruggere l’unico documento capace di dare alle riforme testa e gambe e parlo della nostra costituzione, e se pure ne accenna ma molto poco si lotta per questo obbiettivo, la sinistra, che ha perso la sua propulsione innovativa e a fatica punta a rinnovarsi, ammetto che non è cosa facile così come si è strutturata e come si vanno delineando gli eventi. E chi ha pagato il prezzo più alto per le mancate riforme dello stato e della società, paradossalmente , che a noi piaccia a no o siamo d’accordo o no è stato proprio il sud per la mancanza degli anticorpi che sono L’atavica arretratezza economica , politica economica del nostro sud che in queste condizioni lo si è consegnato colpevolmente nelle mani del potere mafioso già inserito in maniera prepotente e senza resistenza da parte degli organi dello stato, nelle economie del nostro paese debole per l’incapacità dello stato d ‘essere garante dello stato di diritto e della legalità. Ti sembra storia vecchia? Ed proprio delle riforme quello di cui il nostro paese ha bisogno ed esse devono essere condivise, ma anche qui la nostra opposizione ha lasciato nei fatti il testimone ad una destra degna di una nuova piazzale Loreto se no altro per il modo con cui utilizza la fiducia ed usa il potere e le schifezze che propone le considera riforme ma è n modo come un altro per far saltare la costituzione repubblica. Sia chiaro comprendo sino in fondo, il tuo disappunto, la tua rabbia per tutto quanto affermi e sotto l’aspetto morale e sociale si potrebbe persino essere d’accordo , ma è sull’analisi di fondo da cui dissento in maniera profonda, sulle cause politiche economiche e culturali che incidono sempre e comunque sui comportamenti e sulle scelte e se non si cambia il paese tutto quanto non cambia e si incancrenisce anzi dirò di più è persino eccezionale il fatto che in qualche modo il tessuto democratico del sud e del paese in genere ha tenuto, ma sino a quando questo lo si potrà mantenere è un mistero. La domanda che invece ci dovremmo porre è come mai la gente e nella gente ci siamo anche noi, non abbiamo il coraggio e la volontà, davvero di ribellarsi in maniera decisa, ad un sistema di potere che ci ha portato nei fatti alla bancarotta, e ad una economia di guerra, incapace di dare neppure un segno comprensibile di riforma dello stato delle sue strutture e del suo modo di essere tale. Infelice e poco politico è richiamarsi quindi in qualche modo al tenebroso periodo delle brigate rosse che tutti noi persino tu hai combattuto. Come tu sai esse compaiano guarda caso quando il movimento di lotta è forte o comunque accenna ad una ripresa, e questa mi pare la dimostrazione della loro reale funzione nel paese e cioè quella di bloccare ogni forma di progresso della democrazia. Ancora meno ragionevole è immaginare che con tutto quanto sta accadendo , si resti a guardare impassibili il proprio paese che brucia, nelle mani e a causa della destra e ci si intimorisce quando si afferma che sacrosanta sarebbe una rivolta democratica contro questo regime quantomeno borbonico. Abbiamo il sacrosanto diritto di ribellarci, protestare, esprimere il nostro dissenso, anche contro una sinistra intenta a fare il doppio gioco, e non si può pretendere che tutto fili sulla falsa riga della cosi detta democrazia dei benpensanti che continuano a chiedere responsabilità mentre al sud il 30% dei giovani continua a contare le mattonelle mentre si spendono 90 miliardi senza un euro per gli investimenti, il lavoro, la ricerca e si sprecano milioni di euro per mandare i nostri soldati a morire e non si sa il perché o meglio lo sappiamo ma non lo diciamo. Ma davvero tutto quanto da me detto non incide sui comportamenti? Sui modi di vivere. di dire, di pensare di agire, di decidere. Questo il tuo, caro amico è davvero falso moralismo, e il tipico modo del ben pensante per giustificare il disimpegno, non il tuo certo ma quella è la strada maestra. Certi comportamenti non sono consoni è vero ma occorre riportarli alle origini che l’hanno provocate per comprenderne le la natura e combatterli davvero e non farli più riaffiorare, naturalmente mi riservo ancora di intervenire c’è ancora molto da dire è vero il problema esiste, l’analisi è parziale e la soluzione è sbagliata.
Sino a qualche tempo fa c'era una parola molto usata per definire e condannare,sbri gativamente, i meridionali: omertà
Il ragionamento logico era: tutti i problemi del sud sono dovuti alla presenza (in esso) della mafia, che non può essere efficacemente combattuta essendo i meridionali omertosi.
( per inciso, mi piacerebbe sapere quante "infiltrazioni mafiose" al nord sono state scoperte grazie a denunce di cittadini (del nord) "non omertosi")
Adesso, altrettanto sbigativamente: il sud non è progredito perchè i suoi abitanti non sono "democratici"...
Pino G. ( quando mi riferisco a te,lo specifico), cosa credi che succederebbe se tutti uscissimo di casa con un portacenere ed un cestino... forse credi che investendo i soldi risparmiati con il licenziamento degli spazzini, vi raggiungeremmo??
Credo che i "percorsi virtuosi" che possono realmente "tirarci fuori" siano altri... Una "sinistra" degna di questo nome certamente può fare molto...
Come definirei un partito di sinistra? ho fretta e non ho tempo per una risposta migliore...un partito che possa onestamente rispondere , per ogni sua azione, alla domada "cui prodest": "AL POPOLO"
E’ una rivoluzione dal basso dovrebbe scoppiare, e presto.
E’ necessario costituire un nuova classe dirigente capace di traghettare il Sud nell’era post industriale.
Dice Patruno, egregio amico, e, sicuramente, non la pensa come te : “ al sud servirebbero di nuovo i briganti, agguerrite bande a mano armata di megafono e non di moschetto, dell’ardimento della parola più che della proditorietà del gesto, briganti della comunicazione che stimolino le coscienze, suscitino la ripulsa soprattutto in una Italia unita ma così disunita “.
La lega ci governa da un ventennio ed è proprio in quest’ultimo ventennio che il meridione ha perso più punti. Il federalismo tanto caro alla lega è, ancora una volta, il sistema fiscale adatto solo a danneggiare il meridione d’italia che è povero. Per il Sud, temo molto !!! Se si attuerà il federalismo sarà ancora unità… in una Italia che è sempre più disunita.
Mi sono domandato più volte, mio caro ed egregio amico, come mai lo Stato, “ tu dici lo Stato siamo noi “, io di questo non ne sarei tanto sicuro, non consente a noi del Sud attraverso l’erogazione dei fondi necessari, controllando quanto vuole, ovviamente:
di creare le infrastrutture, di ampliare le nostre imprese troppo piccole, di avere un sistema bancario più efficiente, di poter assumere il personale necessario nella P.A., di creare opportunità di lavoro per i nostri giovani per evitare che si verifichi l’emigrazione e lo spopolamento giovanile, di poter sfruttare le nostre risorse ambientali e paesaggistiche.
Da sempre e più che mai nell’ultimo ventennio i fondi nazionali sono dirottati al nord. A noi solo qualche briciola, ogni tanto, ma solo per sfamare quei quattro venduti ed indegni che ci rappresentano. Male sicuramente.
Come dicono in Sicilia ci vogliono “ I PICCIULI “ altrimenti non si può far nulla.
Con “ I PICCIULI “ si fa tutto. Il resto.. solo…chiacchere … tante chiacchere. E’ con “ I PICCIULI” che si fa decollare il Sud e non con le belle parole. Quando noi sudici saremo economicamente sullo stesso piano dei nordici si potrà aprire un confronto anche per capire chi è più capace. Voi di che voi… Noi diciamo che noi… Ma per vedere….. misuriamo.. e vediamo che….etc….
Fin quando, quanto per fare un esempio molto banale, per percorrere 30 chilometri io impiego un’ora e tu solo 20 minuti, vuol dire che lo Stato per te è un padre per me, invece, è un patrigno.
Con i fondi necessari tutto si può migliorare, principalmente la cultura. P.G. noi meridionali, come ben sai, apprendiamo subito, non siamo, “ mica “ come “ Il Trota “.
palermo.repubblica.it/.../...
e ancora:
.../costi-del-personale-in-regione-sicilia-e-in-lombardia.html
"... Fa comodo a tutti, perché, così il Sud può rivendicare, magari per sprecare; e Il Nord accusare e continuare a non dare, per via degli sprechi …”
Se uno si logga, può modificare e cancellare i propri commenti. E' ragionevole pensare che se un commento "padre" viene cancellato, automaticamente sparisca anche tutto il filone dei commenti "figli", che, se restassero, non avrebbero più alcun significato.
mo. L'analisi di Patruno e la "terapia" suggerita mi sembrano molto consone alla situazione attuale del Meridione e al bisogno di riacquistare una nuova dignità, fatta soprattutto di consapevolezza critica e superamento della indifferenza e supina accettazione. In questi atteggiamenti, penso risieda quel famoso "complessso di inferiorità" che la Storia ha contribuito a rendere leggenda, con meccanismi atti a tramandarla e automantenerla.
Chi si logga corregge!
Vceversa i contenuti, essendo delle opinioni, si possono condividere o meno . Il tutto va svolto secondo un'etica comportamentale di rispetto reciproco, se quest'ultimo viene a mancare, cadono i presupposti per il dialogo e, se ne accettano le conseguenze.
Non dico che non si possa fare, ma si corre il rischio di non cogliere appieno il significato di quel commento, meglio scorrere la pagina e leggersi tutto
Nel nostro caso specifico, addirittura, ti trovi alla quarta puntata di un serial...( e questo, anche per colpa mia, è "chiaro" solo ai freguentatori assidui)
la conoscenza del fenomeno e in alcun modo negandola.
Credo che le argomentazioni sollevate per rimarcare delle corresponsabili tà che ,NOI TUTTI , meridionali non siamo esenti dall'evidenziare e criticare siano state di altro tenore.
Inoltre penso che le tematiche introdotte da PG non siano in alcun modo partite da una contrapposizion e nè latente nè evidente tra il SUD (terra anche di PG e mia) ed il NORD.
E' stata semplicemente una carrellata quasi cinematografica di fotogrammi con relativo montaggio sulla realtà meridionale, fatta da un meridionale. Se l'avesse fatta Tornatore, ci saremmo rispecchiati e lo avremmo condiviso.,
Se il popolo del nord nel caso delle infiltrazioni mafiose, come comportamento, è esattamente uguale a quello del sud, possiamo dedurre che lo sarebbe anche di fronte ad uno stato patrigno ecc ecc…. e concludere, alla fine, che i due popoli sono molto simili. Quindi la prosperità del nord e la miseria del sud… dipendono, in gran parte, da problematiche che poco hanno in comune con le virtù dei due popoli
A meno che non le leggiate nelle intenzioni . Valutare certe situazioni che non vanno al Sud non implica di conseguenza che il Nord non mostri o non abbia le sue falle, che possono o non possono coincidere con quelle del Sud.
L'abusivismo non è certamente un sottovalore solo del Sud
magari avrà caratteristiche diverse legate alla massiccia presenza di industrie che sono più spregiudicate in questo senso, così l'inquinamento, presente al Sud come al Nord, avrà cause e modalità diversee conseguenze anche diverse sulle due popolazioni. Al Sud affondano sotto il nostro mare navi icon materiale tossico che proviene dalle industri del Nord, ci trattano come una discarica; al Nord non c'è il mare
e inquinano l'aria. Nessuno è perfetto, non è mai stata pensata questa perfezione del Nord.
Molti, troppi, non sono neppure sfiorati dall'idea che la storia e i suoi condizionamenti sono in grado di dare perfettamente conto delle diversità che osserviamo.
Ecco da qui occorre partire, cara Carmen, per interpretare il significato della contrapposizion e nord-sud, al di là anche dalle certo ottime intenzioni di PG.
Prego precisare incidenti interni o altre cause.
Non può essere quello che pensi anche tu e mi scuso anche solo di averlo ipotizzato.
Più tecnicamente vorrei osservare che in un mondo ideale le persone dispongono di illimitata informazione e di illimitata conoscenza, cosa che consente loro di scegliere e decidere del tutto responsabilment e.
Nel mondo reale abbiano a che fare con diverse approssimazioni .
Giudica tu nel caso dei cittadini italiani e meridionali, in particolare.
Più tecnicamente, ll mondo IDEALE non esiste per definizione, altrimenti coinciderebbe con quello REALE. Non lo è in Francia, in Svezia, in Polonia, in Cina, nello Zimbabwe e neppure in Italia e nel Meridione. Dobbiamo aspettare che lo diventi per scegliere e decidere responsabilment e? Evita pure di rispondermi, perché, su questo argomento, non intendo più intervenire. Grazie.
bensì anche l'organizzazione etica che una società riesce a darsi, a dispetto delle inveterate imposizioni o restrizioni strutturatesi nel corso dei secoli. Se ciò non fosse vero, nessun popolo sarebbe riuscito a liberarsi dal giogo delle dominazioni di un altro e ne avrebbe subito una totale influenza acritica.
Non condivido con voi neanche i metodi di lotta. I vostri scaturiscono dall’idea che viviamo in uno stato democratico e che gli errori possono essere corretti dal suo interno. Secondo me viviamo in uno stato che di democratico ha solo la facciata e che il potere sia del popolo è solo scritto nella Costituzione. Noi viviamo in un “furbo” stato totalitario, disponibile a concederti qualche diritto solo sino a che gli conviene farlo. Per come la penso il volere correggere i comportamenti del popolo, se avesse successo, porterebbe solo alla realizzazione del “suddito perfetto”. Per assurdo, sino a che qualcuno butterà a terra le cicche, ci sarà ancora la voglia di infrangere le regole, di ribellarsi….
Cioè riportato al nostro caso, proprio perchè martoriato e trattato da suddito il Sud, non possono costituire alibi o essere giustificativi ,questi fatti, di atteggiamenti di comoda rassegnazionee o adeguamento a regole che sfuggono ad un'etica c ollettiva di buon senso e di rispetto di valori sociali corretti e condivisi anche da dettami costituzionali.
Proviamo a cambiare percorso e vediamo dove arriviamo.
Lavoro nero e anche, se vuoi, grigio (un minimo di tasse pagate ed uno stipendio “reale” ridotto rispetto al minimo sindacale)
San Gennaro ha appena fatto " il miracolo" ed essendo di buon umore decide di farne un altro . Vuole abolire il lavoro nero al sud (non parliamo più del nord). Ovviamente nessuna altra cosa cambia e le condizioni in generale restano quelle attuali. Semplicemente non ci sarà più chi lavorerà o darà lavoro in nero
Tu, se vuoi , puoi fermarlo . Cosa fai?
portalecnel.it/.../...
Diciamo che nel meridione ( a grandi cifre ) il lavoro nero, nel 2006, era stimabile in circa il 20 % del totale, e che certamente questo valore è aumentato in questi ultimi anni a causa della crisi che tutti conosciamo.
E’ indiscutibile che sia un tumore maligno ma è , secondo me, altrettanto indiscutibile che la sua estirpazione , ipso facto, provocherebbe la “morte” del paziente. Quindi “pregherei “ S. Gennaro di farsi i fatti suoi. L’eliminazione del tumore va fatta per gradi con molte cure, date da una “saggia” politica, che rinforzino l’organismo e solo dopo passare all’estirpazion e.
Impensabile combattere questa piaga se non con intelligenza e gradualità. E' necessario mettere in campo politiche che facilitino l'emersione senza distruggere un pezzo così significativo dell'economia nazionale, non solo meridionale.
ilfattoquotidiano.it/.../...
Persino un sinistro come Ricolfi lo dice: i terroni sono la palla al piede della Padania. Ci vuole così tanto a capirlo?
E come ci si libera di una palla al piede? Con un bel calcio in culo!
SECESSIONE ... SECESSIONE ... SECESSIONE!!!
Se ti giri facciamo in un attimo. E' proprio vero, ognuno è il miglior medico di se stesso!
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