Capita molto spesso di leggere e di ascoltare donne che denunciano - con ragione e con forza - le discriminazioni presenti, a loro danno, nel mondo e in Italia. Le loro rivendicazioni, in generale, non presentano un deciso orientamento politico: di sinistra, centro, o destra che siano, le rappresentanti “dell’altra metà del cielo” sembrano molto unite nell’evidenziare gli squilibri presenti nella società moderna e nel richiedere “pari opportunità”. Hanno ragione? Non c’è dubbio, lo dimostrano inequivocabilmente i numeri e le statistiche.
Le donne sono svantaggiate in tutti gli aspetti della vita sociale: le gravidanze, che incidono molto sulla carriera, il doppio lavoro richiesto loro per la cura della famiglia, degli anziani e dei figli, le molestie cui sono soggette, le violenze - familiari e non -, la differenza tra i diritti apparentemente garantiti e quelli effettivamente praticati. E, ancora, l’impossibilità di andare oltre il famoso “tetto di cristallo”, che consentirebbe loro una gestione effettiva dell’esercizio del potere economico e politico, il sistema complessivo che non premia il merito e le competenze, ma predilige piuttosto un modello molto maschile di coinvolgimento totale nel lavoro. Mi sembra inutile continuare – e si potrebbe – con un elenco quasi infinito, ben supportato da studi analitici e incontestabili.
Dalla sua nascita fino a oggi, “Lo Sbavaglio” ha registrato una presenza e una partecipazione femminile praticamente irrilevante. A fronte di un discreto 29,03% di donne che si sono registrate come utenti, si riscontra un deprimente 8,89% di commenti riconducibile a lettrici e un DESOLANTE 2,18% di autrici di articoli pubblicati. Anche “Lo Sbavaglio”, dunque, nel suo piccolo, è rappresentativo della realtà delle donne italiane. Parafrasando il Manzoni, mi rivolgo non ai suoi ipotetici venticinque lettori ma alle mie sole quattro lettrici, ponendo loro una semplice domanda: perché? Poco tempo disponibile, poco interesse, pochi stimoli?
Forse, però, si utilizzano fin troppi stereotipi. È possibile che, oltre a fondatissime e oggettive motivazioni, esista anche una responsabilità femminile che, sia pure non decisiva, facilita e incoraggia lo status quo? È possibile che le donne, quando chiamate a partecipare pariteticamente a un’iniziativa “politica”, si tirino indietro, quasi schernendosi da sole? Siano presenti ma rifiutino, in modo più o meno consapevole, di diventare esse stesse protagoniste? Che sia più facile lamentarsi, come tanti in Italia, ma fare poco o niente per ribellarsi e provare a cambiare davvero le cose? Io ho questo dubbio, e lo dichiaro pubblicamente, a costo di raccogliere invettive, insulti, maledizioni e bolle di definitiva scomunica. Eppure, in tante situazioni di crisi aziendali e di iniziative che i lavoratori sono stati costretti a mettere in atto per ottenere un minimo di visibilità, molte donne hanno mostrato di essere migliori, di riuscire a parlare, a chiedere, a gridare, a contestare, a inventare proposte che la fantasia di nessun maschio sarebbe stata in grado di concepire.
E allora? Perché, nel nostro caso, ci siete ma rimanete nascoste, vi fermate dietro le quinte, leggendo e, qualche volta, commentando ma senza mai scrivere come la pensate?
Non vi interessa quello che viene pubblicato? Scrivete di argomenti più interessanti o, almeno, fateci sapere a cosa siete interessate! Siamo troppo “intellettualoidi” e non affrontiamo abbastanza i problemi di ogni giorno che vi coinvolgono più da vicino? Processateci e condannateci senza remore! Non vi divertite? Divertitevi a divertirci. Il Direttorissimo è un maschio sciovinista che vi discrimina? È vero, condivido: contestatelo senza pietà! Non sopportate la politica dei due forni di Pino Cangemi/Gangemi, eletto con la Polverini nel Lazio eppure critico – si fa per dire – con l’attuale maggioranza? Sputtanatelo! Vi sembra che XTalk/CrossTalk sia completamente fuori di melone? Avete ragione, scriveteglielo senza mandarlo a dire! Vi sentite oppresse dall’invadenza logorroica di Morfeo? Vi capisco, fatelo capire anche a lui! Vi siete stufate dell’azzeccagarbugli calabrese, Avv. Ciccio Barbaro? Pensate a me, che lo conosco e lo sopporto da una vita! Diciamoglielo insieme! Detestate il catto-comunismo di Biondo Menicotti e di Piero Calcagno o, viceversa, l’anti-clericalismo dei vari Ippolito, Marra, Barbaro, Catalano, Gangemi e via di seguito? Anch’io – soprattutto quello di C/Gangemi – eppure le mie minchiate su “Lo Sbavaglio” le scrivo lo stesso!
Non sopporto più le vostre motivazioni pretestuose e mi sono definitivamente stufato di sentire affermazioni del tipo “non sono capace”, “non me la sento”, “non ci riesco” e quant’altro. Se davvero è così, smettetela per favore con le vostre lagnose litanie sulla società maschilista che vi reprime: accettate, finalmente, il vostro ruolo subalterno e non rompeteci più i cabasisi! In tal caso, mi schiererei definitivamente dalla parte di Vergassola che nella trasmissione della Dandini, “Parla con me”, ha fondato la corrente dei “fighiani” e rivendica la presenza di più “gnocca”. O, ancora, chiederei di aggiungere un ulteriore punto ai sette che sintetizzano la natura e le finalità del Movimento per la Sinistra, mutuandolo dall’On. Cetto La Qualunque che auspica, come peculiarità discriminante ed essenziale del suo programma politico, “CChiu pilu pe’ tutti!”.
A nome di tutti i maschi oppressori de “Lo Sbavaglio” vi invito, amatissime lettrici, a farci capire, a dire la vostra, a discutere, a coinvolgere le vostre amiche, a partecipare, insomma. Perché solo l’agire di questo verbo significa, come cantava Giorgio Gaber, essere liberi. Ricordate? “… la libertà è partecipazione …”.







Commenti
Sono stata in disparte, ho guardato, letto, riso, condiviso, dissentito. Mi sono formata opinioni laddove l’argomento mi interessava, me ne sono altamente fregata laddove l’argomento non mi toccava affatto. Sono una donna che non si espone? A dir la verità non mi è mai stato detto. Fino ad oggi.
Le donne, come giustamente scritto nell’articolo di Pino Gangemi, sono sempre state svantaggiate nella vita sociale, familiare, lavorativa. La loro posizione ai margini è dipesa da una serie di fattori, primo fra i quali la superiorità fisica dell’uomo che gli ha sempre permesso di imporsi e di imporre le proprie decisioni; seconda la differenza genetica che ci divide e che rende noi non solo donne ma anche madri con tutte le responsabilità e gli oneri che una gravidanza ed una maternità possono portare e che non saranno mai comparabili a quelli maschili.
Nel corso del tempo le donne si sono ribellate, si sono unite, si sono rese consapevoli, hanno avanzato richieste, hanno manifestato rabbia e orgoglio, hanno dimostrato di essere intellettualmen te e moralmente pari agli uomini.
Mi chiedo: ma gli uomini hanno capito perché questa lotta è stata portata avanti? Qualcuno pensa che ciò che chiediamo sia essere come voi, lavorare come voi, parlare come voi, contare quanto voi. Ma sbagliano. Perché in tutti gli esempi che ho fatto “voi” siete sempre l’elemento di comparazione.
Le donne vogliono essere donne, vogliono lavorare, voglio avere diritto di parola, vogliono poter comandare. Vogliono POTERLO FARE e non farlo. Ciò che le donne in questi anni hanno rivendicato è un diritto non un dovere, è la libertà non l’omologazione. Dal vocabolario della lingua italiana: “libertà: lo stato di chi è libero da vincoli”.
Ora, mi rivolgo a voi, uomini dello Sbavaglio: l’unico modo che ho di essere considerata come una persona impegnata, interessata e viva è scrivere su questo blog? Non ho altri modi di espormi e di manifestare le mie idee che rivolgermi a voi che per quanto facciate i moderni e i “femministi” continuate a dimostrare che tutto gira intorno a voi. Ciò che vi interessa non è tanto la vera e genuina partecipazione delle donne a questo progetto quanto la possibilità di affermare che siete portatori sani di “parità sessuale”. Allora, se volete davvero esserlo fateci un piacere: scrivete e lasciateci LIBERE di scrivere quando ne abbiamo voglia e di esercitare il sacrosanto diritto di fregarcene.
Alla stessa maniera, potrei dirti che non capisco – e non potrò mai capire del tutto – la condizione di un immigrato extra comunitario, perché dimostrerei un’inaccettabil e arroganza e presunzione nell’immedesima rmi in uno status così lontano e complesso, dato non l’ho mai vissuto sulla mia pelle, in prima persona. Dunque, in questi casi, sono solo uno spettatore, non un protagonista. Ciò non significa che io non desideri capire, non voglia provare a guardare il mondo con gli occhi dell’altro, pur nella consapevolezza di rimanere comunque un po’ miope. E, per capire davvero, a mio parere, occorre avere l’umiltà di domandare a chi ne sa di più, a chi appartiene a quell’insieme di “persone” che non sono io ma che, come me, condividono la vita delle altre “persone”.
Nelle specifico, mi sono posto e ho posto alle donne alcune domande. Questo significa che “… l’unico modo che hai di essere considerata come una persona impegnata, interessata e viva è scrivere su questo blog …”? Faresti un torto alla tua e alla mia intelligenza, se davvero la pensassi così. Anch’io “… ho guardato, letto, riso, condiviso, dissentito. Mi sono formato opinioni laddove l’argomento mi interessava, me ne sono altamente fregato – SPESSO - laddove l’argomento non mi toccava affatto …”, esattamente come te. Ma ho liberamente scelto di utilizzare la lettura, le risate, il dissenso per esprimere con la parola scritta le mie opinioni. Tu, come molte altre, hai preferito non farlo e, di conseguenza, sei certamente una donna che non si vuole esporre su “Lo Sbavaglio”. Hai ragione, ciò che mi interessa “… non è tanto la vera e genuina partecipazione delle donne a questo progetto …”. Mi interessa molto, invece, CAPIRE PERCHÉ HANNO DECISO DI NON FARLO. A questa precisa domanda NON hai risposto, per cui resterò l’ignorante che sono su questo e su tanti altri argomenti. Rimane intatta la vostra sacrosanta LIBERTÀ di scrivere quando ne avrete voglia – al momento, praticamente MAI - e di esercitare il sacrosanto diritto di fregarvene.
Ti abbraccio.
Valeria, ad esempio, ha scritto quello che, per caso, è solo un commento ma, in realtà, avrebbe potuto essere un bellissimo articolo. E, personalmente, ne sono molto contento, anche se è stata necessaria una “provocazione” forte perché esprimesse la sua opinione. Lo ha fatto con estrema decisione, spiegando e argomentando molto bene punti di vista che a molti uomini – me compreso, magari – non apparivano così evidenti. Ciò non toglie, ovviamente, che nel merito io rimanga del parere che ho già espresso e che confermo.
NON HO TEMPO!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!! !!!!!!!!!!!!!!! !!!!
Suocera 86 anni con ferita gamba da curare 2 volte al giorno
Mamma con 81 anni a 50 km di distanza da coccolare un po’, oggi devo scendere e portarla ad Acqui a trovare sorella ammalata.
Devo lavorare almeno 8 ore al giorno.
RSU di Agile di Ivrea , che mi succhia una quantità di ore infinite
Marito che non sa cucinare, non si cura di bollette, conti, dichiarazione redditi, ecc.. e comunque lavora 10-11 ore al giorno.
Baita in montagna - carina - con orto che succhia energia e weekend. Piattume serale della serie proprio non ho energie.
Scrivilo tu nel sito...
Baci, Mariella (se non fosse chiaro, sono di corsa!).
P.S.
Dimenticavo: oggi fatto 2 lavatrici con stesa panni ritiro panni, una lavastoviglie, cucinato per il weekend e dato al marito, avuto a pranzo suocera, fatto spesa, sto facendo conti rimborsi con angoscia perchè devo fare altre cose tra cui note alla stampa per manifestazione di lunedì a Torino, e nota al personale e avvocati, ecc....................
Ciò premesso, riconosco senza alcuna remora, che anche per te vale un principio di assoluta libertà. Esistono, evidentemente, attività molto più importanti a cui hai deciso – per scelta o per dovere - di dedicarti.
donne registrate come utenti 29,03225806451%
commenti riconducibili a donne 8,89328063241%
autrici di articoli pubblicati 2,17864923747%
Aggiungo che i dati mi sono stati forniti dal Direttorissimo Ippolito, dunque vanno presi con le molle. Non li utilizzerei per una pubblicazione su “Nature”.
Capisco il tuo punto di vista, che mi sembra più chiaro nella replica a Valeria. Avresti voglia/bisogno di confrontarti anche con le donne, ma veramente sembrava quasi le volessi costringere e non si capiva il senso di un'esigenza reale.
Non so esprimere un'opinione precisa, ma quello che pensavo assomigliava al commento di Rosanna Di Corrado con delle significative differenze: Rosanna spiega le sue preferenze in base alle sue caratteristiche di persona-Rosanna e nega siano dovute alla sua femminilità. E' uno degli aspetti più incomprensibili della femminilità vista dal maschile: le donne si sentono innanzi tutto delle persone e poi anche - o nel migliore dei casi insieme - delle donne; gli uomini tendono a vedere nelle donne innanzi tutto appunto delle donne e poi - a volte - le riescono a concepire come persone.
Insomma forse, per motivi che non mi sogno di indagare, questo strumento é intrinsecamente più adeguato al maschile che al femminile. Del resto quante cose amate dalle donne risultano tossiche per la maggior parte degli uomini?
Nei commenti femminili intravedo la presenza di insidiosi ma necessari stereotipi: da dove arriverà, alura, la liberazione?
Aggiungo anche che, grazie ai mezzi da grande fratello a nostra disposizione, sono in grado di comunicare con certezza che l'articolo è stato letto ieri 80 volte, assolutamente non male per i nostri standard: non siamo però riusciti a determinare il sesso dei lettori.
Aggiungo che ieri l'articolo è stato letto per 76 volte da me medesimo. Per il resto, non so.
E ancora: adoro stare dietro le quinte. Anche da questa posizione si fanno cose pregevoli. E non mi lamento per starmene lì. Non mi sento discriminata in quanto donna. E’ una mia scelta. So per certo che se dovessi lottare in prima linea per qualcosa di veramente urgente, avrei le energie e troverei parole e mezzi per farlo.
E per finire: mi piace scrivere. E lo so anche fare. Ma scrivo storie e racconti. Nessuna poesia. Nessun articolo di opinione. Non mi vengono.
Tralasciando le violenze, Pino parla di discriminazione sulla gravidanza: ma è veramente uno svantaggio provare la sensazione di sentire una vita crescere in se, di sapere di essere detentrici ed artefici di questo miracolo della natura; sulla cura della famiglia ma forse trascura la responsabilità del principio paterno (su cui ritornerò a breve); dell’esercizio del potere economico e politico come se fosse uno dei pilastri della vita fondamentale per sentirsi realizzati, per arrivare alla vecchiaia sorridendo e pensando bello, sono contenta di esserci stata. Veramente il pensiero maschile è “sono potente allora sono” ( ti prego dimmi di NO).
Forse uno spunto di discussione più interessante è come ci si sente, siamo così sicuri come esseri umani di non aver dimenticato il principio femminile e maschile, materno e paterno. Veramente operiamo, agiamo e sentiamo nel rispetto di questo principio, e delle inevitabili differenze che non sono in antitesi o antagoniste ma semplicemente complementari.
Forse se le donne agissero aderendo al loro principio, che non significa NEGAZIONE, si mostrerebbero meno “cazzute” ed i maschi se si ricordassero del loro principio, che non significa IMPOSIZIONE, si mostrerebbero più “cazzuti”. Forse se ognuno aderisse al proprio principio senza fare confusioni, senza confondersi l’uno nell’altro, forse questo nostro mondo potrebbe essere più colorito.
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