Uno studio condotto dall’Advanced Language Semantics and Emotional Representation Group (ALSERG) della Myrose State University a San Vincente CA, tratta dell’arricchimento semantico dei messaggi, degli elementi insomma che costituiscono le unità di scambio dell’informazione tra esseri viventi e, in particolare, degli umani. Mentre per cani e gatti sembra tutto molto facile, per gli umani, esseri notoriamente inferiori, esiste il problema determinato dalla rigida sequenzialità temporale imposta dalle aree del cervello che si occupano di linguaggio e dalle limitazioni semantiche proprie del linguaggio stesso (come esprimere le emozioni?); gli autori dello studio definiscono con il neologismo “blinkness” (probabilmente ispirati dalle stesse fonti citate da questo articolo di Mirò) la capacità di superare all’istante tali limiti, veicolando nell’emisfero cerebrale destro del partner comunicativo un immediato contenuto di informazione in grado di suscitare emozioni non facilmente evocabili da un corrispondente flusso linguistico o testuale faticosamente sviluppato nella dimensione temporale e irrigidito da un lessico predefinito. Si tratta in realtà di concetti non nuovi, alla base del successo che sempre ha avuto, ad esempio, una forma di comunicazione evocativa come la poesia. Gli autori citano l’esempio degli haiku, componimenti poetici di sole 17 sillabe in grado di scatenare tzunami emozionali che vanno ben al di là del contenuto informativo letterale: “La luna nueva. Ella también la mira desde otra puerta” dice al mondo un Jorge Louis Borges momentaneamente catturato dall’estetica giapponese, significando la comunanza con l’amata della meraviglia della luna nuova, che trascende del tutto il trascurabile particolare che essa (l’amata, non la luna) è presumibilmente lontana (lei pure la guarda da un’altra porta).
Il contesto non è casuale, perché i più desiderosi di comunicare emozioni sono ovviamente gli innamorati, come ben sa il povero Cirano costretto a ricorrere all’aiuto delle capacità poetiche di Cristiano per conquistare il cuore della bella Rossana. Analogamente da sempre nella tradizione popolare si ricorre all’uso dell’orchestrina per la serenata sotto le gelosie dell’amata: la musica, infatti, come la poesia, ha un forte potere evocativo, malgrado la sua struttura sostanzialmente sequenziale.
La novità, secondo i ricercatori dello ALSERG, consiste nel fatto che quello che un tempo era possibile solo a ricche classi dominanti in grado di prezzolare poeti ed orchestre al fine di massimizzare il proprio successo riproduttivo, è ora democraticamente alla portata, grazie ad Internet, di chiunque. Gli autori propongono, al fine di dimostrare la loro tesi, uno “user scenario”, tipico paradigma dell’ingegneria del software, in cui vengono su un palcoscenico virtuale fatti recitare degli attori anch’essi virtuali, che si impegnano in “use case” che corrispondono a transazioni vere nella vita reale. In questo caso, i due corrispondenti di un interscambio informativo tipico di una relazione affettiva, con use case caratteristici di essa. I due usano Internet, e quindi hanno accesso ad una infinità di contenuti musicali e visivi, insomma multimediali. Le forme di comunicazione sono due: una pubblica (la piazza del villaggio, il salotto di casa, insomma l’agorà) rappresentata da Facebook, l’altra, privata, che consiste nello scambio di una serie di mail, che sostituiscono le tradizionali lettere profumate di una volta. La forma pubblica si gioca su un doppio livello semantico: i contenuti comuni alla piazza, assumono un significato particolare per i due, in base al contesto specifico da essi condiviso: quello che per tutti è neutrale, ad esempio il tifo per una squadra di calcio, per i due assume una valenza semantica specifica, di complicità, dato che per quella squadra avevano già condiviso in privato considerazioni ed emozioni.
Più complessa la struttura comunicativa della forma privata: i messaggi sono arricchiti da link a Youtube (o a siti analoghi) e sono grosso modo classificabili in due grossi gruppi: richiami a canzoni (tunes nel linguaggio californiano degli autori), evocatrici di particolari stati d’animo, o a brevi sequenze di film, che, per loro natura, richiamano l’attuale stato della dinamica della relazione. Dobbiamo quindi immaginarci una mail in grado di veicolare istantaneamente emozioni, una mail arricchita (da tutto ciò il termine rich mail), alla base di una esperienza comunicativa impreziosita da inattese valenze semantiche su fronti non direttamente dominabili dal linguaggio (la cosiddetta rich experience). Nel seguito, elenchiamo alcuni esempi di arricchimento semantico tratti da alcuni use case relativi al secondo gruppo (vi riparmiamo quelli del primo in quanto per tutti - ma non ovviamente per i diretti interessati - stucchevolissimi per sdolcinatezza):
amore, sei stato un po' goffo ieri sera
Che conclusioni trarre da tutto ciò? Che l’animo umano è sempre lo stesso, e che quello che cambia sono solo le tecnologie, che però restano al servizio dei sentimenti di sempre.
A questo punto, dopo tanta lezione, vorremmo anche noi provare quanto appreso. Dato però l’orientamento dei nostri lettori, non possiamo che proporre una rich experience altro che in chiave strettamente politica. Abbiamo reso l’idea?







Commenti
Certo è, però, che non ho mai avuto a che fare con “le tradizionali lettere profumate di una volta”. Questo a dimostrazione dell’abisso temporale che esiste fra i miei anni giovanili e quelli di Crosstalk!
Il guaio vero è che da molti anni mi succede di inviare “rich mail” e partecipare a “rich experience”, solo che, fino ad oggi, non me ne ero affatto reso conto.
openwave.com/.../...
Nonostante la lentezza delle informazioni,la relativa e talvolta impedita, diffusione della cultura, patrimonio esclusivo delle classi economicamente più ricche. Ciò a causa di scelte politiche ed economiche che il POTERE in quanto tale ha fatto per impedire l’accesso alle classi povere ai centri di potere …
Domanda ma internet con i suoi utenti riuscirà mai a risolvere questo annoso problema? Io lo spero ma non ci credo. E’ davvero solo un problema di linguaggio, o invece si investe in questo senso anche la sfera dell’informazio ne e della cultura e tutt’oggi se pure vi sono stati dei sensibili passi in avanti, ancora l’informazione e la cultura sono sono il livello di guardia, e ciò che rende ancora più complicata l’emancipazione e la diffusa e pericolosa sotto cultura che il sistema di potere impone e dall’altra la falsa cultura che sostituisce, la filosofia, l’arte, la storia, la scienza come elemento di ricerca della verità, l’applicazione delle tecnologie al servizio delle grandi masse e non del potere, l’informazione patrimonio esclusivo del potere, sistema stesso del potere . Le scienze economiche che hanno delle regole ineludibili ed invece sono strumento di impoverimento del pianeta. E poi la politica che è stata sostituita dal solito potere economico delle multi nazionali, che hanno modificato linguaggio politico,la capacità di intendere la cultura politica in quanto tale.
La sostanza stessa del termine nobile della politica, come strumento di cultura per il cambiamento di ogni sistema economico e di potere. La politica come la più alta espressione culturale del genere umano ridotta a poco meno di carta straccia. Occorre anche dire che in questo paese abbiamo una idea originale dell’utilizzo delle nuove tecnologie, siamo il paese che ha più cellulari che persone, e non simo capaci a mandare messaggi completi tutti messaggi a meta, sono numerosissime le case che hanno 2 televisori in famiglia ma per guardare minchiate, anche quando danno altri spettacoli intelligenti pochi per la verità, e la stragrande maggioranza di coloro che sono utenti di internet lo usano per scopi diversi da quelli della cultura, dalla informazione, della formazione culturale e sociale, e siamo poi il paese , che rispetto ai paesi europei abbiamo meno apparecchi P.C. Qualche cosa vorrà dire e secondo me vuol dire che la capacità di linguaggio a la sua proprietà e mediamente proporzionale al livello di cultura presente nel proprio paese e ciò è rapportato naturalmente al tema della politica di cui molti ne parlano, pochi la praticano e ancora meno la capiscono,ancor a meno la applicano e quei pochi che la esprimono in parlamento non è vero che esprimono solo se stessi ma il sistema costituito che è sempre oppressivo e un problema di linguaggio o di cultura spieghiamolo agli STUDIOSI
Lasciatemi tuttavia la nostalgia per le carte graffiste a mano e gli allegati tattili e feticci.
Vero. Non tratteniamo il futuro. Culliamoci pero' di tanto in tanto con il passato.
Non c'è niente di più eccitante di una lettera scritta a mano perchè la percorri, dall'inizio alla fine, in uno stato di sospensione, non immagini mai cosa vi può essere scritto, se non dopo averla letta, e immagini perfettamente le inflessio-ni di voce dell'altro,...quasi una divinazione. Potenza dell'immaginazione!
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