Chiediamo scusa ai nostri lettori e al Gangemi se per una volta tanto violiamo la regola della prima pagina che vuole ogni nuovo articolo rimanere in evidenza per un paio di giorni. Però talvolta la cronaca ha priorità. Grazie.
La redazione
In mezzo ai tanti articoli scritti in memoria di Steve Jobs vi segnalo questo apparso su Repubblica on line che ho trovato particolarmente interessante.
Steve Jobs era buddista: la sua ricerca spirituale è iniziata in quel clima di fermento degli anni '70 che lo portò prima in India e poi in Giappone dove praticò il buddhismo zen.
Mi ha colpito nell'articolo l'incoraggiamento ricevuto nel monastero (dove forse all'epoca voleva rimanere) a misurarsi nel mondo, addirittura in un business emergente ma complesso come era l'IT all'epoca.
Nell'articolo si cita anche la meditazione camminata che Steve Jobs era solito fare ogni mattina prima d'intraprendere la sua giornata lavorativa.
E' chiaro che una persona così visionaria (che ha fatto saltare modelli comportamentali e fatto emergere nuovi bisogni) non era (solo) un genio del marketing o un guru high tech. Era una persona con una grande capacità di "centrarsi" interiormente e di far emergere quelle potenzialità del cervello che una mente logico-sequenziale per quanto brillante non è in grado di fare.
D'altra parte è ormai appurato con esperimenti scientifici pubblicati che la meditazione è in grado di influire e modificare la morfologia del cervello.
Apple s'invento lo slogan "think differently" utilizzando nei propri spot filmati e discorsi originali di Gandhi e M. L. King. All'epoca mi arrabbiai un poco perchè mi sembrava ingiusto utilizzare quei personaggi per un'attività commerciale.
Ma in effetti, al di là dell'azzardo pubblicitario, Jobs pensava veramente in modo differente visto che i suoi (e della Apple) successi sono venuti dopo due momenti di grande crisi: la prima quando fu "licenziato" e la seconda quando scoprì di essere malato di cancro. Sicuramente conosceva il principio buddhista del "cambiare il veleno in medicina".







Commenti
gatesfoundation.org/.../...
per capire cosa può fare una persona intelligente della fortuna che il destino, o Buddha, o Gesù, o chiamatelo come volete gli ha messo in mano. Che so, provate a paragonare tutto ciò con le paranoie del nostro Presidente del Consiglio. Evito ogni discorso tecnico sul software, sebbene sia Lucia che io, che abbiamo lavorato insieme ad Ivrea e separatamente poi a Cupertino negli anni d'oro di Steve su temi allora piuttosto avanzati, avremmo qualcosa da dire.
Ultimo argomento: tra le grandi iniziative dell'epoca d'oro dell'informatica, per favore, non dimenticatevi la Free Software Foundation
www.fsf.org/
e tra i guru Richard Stallman, il suo fondatore
it.wikipedia.org/.../...
persona meno nota di Steve perchè meno beneficiata dai paradigmi imposti dal marketing e dalla comunicazione mediatica, ma altrettanto geniale.
Mi rimane solo qualche dubbio: i bisogni a cui hanno dato risposta i “marchingegni” della Apple possono considerarsi reali, sempre e comunque, o, in almeno in qualche occasione, si è trattato di bisogni “indotti”? Ha più valore quanto Jobs e la sua azienda hanno regalato al mondo o le ricerche di uno sconosciuto immunologo canadese, Ralph Steinman, Nobel 2011 per la medicina, morto anch’egli a causa di un cancro al pancreas, solo pochi giorni prima dell’annuncio dell’assegnazio ne del premio? A Ralph Steinman i media hanno riservato un’attenzione incommensurabil mente minore rispetto a quella che si è conquistato il “visionario” della Silicon Valley. Non è affatto strano, il nostro mondo funziona così; ma è giusto, corretto, onesto che debba continuare a funzionare così?
Non voglio idealizare Steve Jobs; mi ha colpito però questo aspetto della sua ricerca spirituale che, a mio avviso, è stata determinante nelle sue invenzioni geniali.
Magari anche R. Steinman usava un Mac (tutte le persone cretative lo fanno)... e, l'uso agli albori dei Personal Computer di uno strumento totalmente diverso dagli altri negli aspetti di interfaccia utente e non solo, può essere stato proficuo alla sua ricerca. Chissà...
Steve Jobs non era Gandhi e faceva business, questo è chiaro. Era anche un grande egocentrico (altrimenti non sarebbe "morto" e risorto almeno 3 volte).
Tuttavia nel necrologio rovesciato di Stallmann vedo un livore incomprensibile che mi ridimensiona notevolmente l'aspetto umano di questo altrettanto geniale informatico.
Rimane vivo in me lo stupore ammirato della prima volta che vidi un computer Apple. Si trattava di un prototipo di "Amiga" (il precursore del Mac) che mi aveva fatto vedere il mio amico Mike "Geronimo"Gittelsohn (chi era in Olivetti in quegli anni se lo ricorda certamente) all'Advanced Technology Center di Cupertino. Mike era stato al Reed College di Portland con Steve Jobs e ne parlava allora come di una persona....particolare.
it.wikipedia.org/wiki/Amiga
Dichiarazione polemica di Richard Stallman, presidente della Free Software Foundation: "Tutti ci meritiamo la fine della sua influenza maligna sul computing". E continua: "Apple ha fatto in modo che la gente non sappia più quali sono le sue libertà, e se lo sa, pensa di non meritarsele"
Jobs nemico del computing e quindi dell'umanità alla stregua di Bill Gates, fondatore di Microsoft, sempre secondo Stallman. "Nessuno merita di dover morire, né Jobs, né Mr. Bill, nemmeno le persone colpevoli di mali peggiori dei loro. Ma tutti ci meritiamo la fine dell'influenza maligna di Jobs sul computing. Purtroppo, quell'influenza continua nonostante la sua assenza. Possiamo solo sperare che i suoi successori, nel proseguirne l'eredità, siano meno efficaci", termina la nota.
Tanta acrimonia non deve stupire. Stallman è noto sia per l'ostinata coerenza ai suoi ideali sia anche per l'assenza di diplomazia. È manicheo: "Noi siamo il bene, loro sono il male". E "loro" sono tutti quelli che sostengono software non totalmente aperto. Non modificabile e non utilizzabile liberamente dagli utenti. Ma ultimamente è stata proprio Apple il principale bersaglio delle invettive di Stallman. Aveva definito Apple "il male supremo", peggio di Facebook, Microsoft e Adobe. Era arrivato ad accusarla di avere nei propri computer una "backdoor" (porta segreta) attraverso cui controllare il software degli utenti a distanza.
Aveva poi ritrattato quest'accusa, ribadendo però che Apple era "l'impero del male". Non solo perché fautrice di software chiuso (come Microsoft, per altro), ma anche perché a capo di un ecosistema che lascia ancor meno libertà agli utenti rispetto a Windows. Stallman ce l'ha in particolare con l'iPhone e l'iPad (che chiama "iBad"), dove Apple mantiene un controllo dall'alto sui software installabili dall'utente.
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