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Quando l'emigrazione diventa integrazione

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Sabato 25 Giugno del corrente anno, Piazza Ardenza, Melicuccà, Calabria. Un pomeriggio di inizio estate, clima fresco collinare, colori forti, corposi, accesi il verde della vallata e il blu del cielo, il giallo dei costumi Africani; questi gli sfondi sui quali si muovono e s’incastonano come figure di un bassorilievo, i bianchi e i neri.

 

La prima immagine che ci viene incontro avrebbe già provocato più di un brivido al Senatùr, e fatto irrigidire la mascelle dell’intero schieramento governativo Leghista in assetto di guerra a Pontida, peccato, loro di verde hanno soprattutto il foulard, con cui si sarebbero asciugati il sudore freddo nel vedere un bimbo piccolissimo, nero, avvinghiato come in un marsupio al corpo di un anziano, bianco, nessuna soluzione di continuità tra loro, se non il colore della pelle.

Mi riferisco alla piacevole serata che, nell’ambito di due ricorrenze accorpate insieme, la Giornata Mondiale del Rifugiato e la Giornata Mondiale contro la Tortura, è stata organizzata dal Sindaco di Melicuccà e dalla Cooperativa Sociale ‘Pro Alter’, coordinatrice del Progetto “FREE TO DREAM” che da accoglienza, ricovero, asilo e assistenza nella sua globalità a 10 persone, immigrati, di diversa provenienza, Eritrei, Somali, una intera famiglia Afgana, per un tempo prorogabile da sei a dodici mesi, ricalcando altre esperienze simili sul territorio Calabrese, Caulonia, Riace e, molte altre…su tutto il territorio Nazionale.

Sono persone che fuggono da situazioni di guerra, regimi dittatoriali , torture, negazione dei più elementari diritti umani, come tanti che solcano, inquieti, le acque del Mediterraneo approdando a Lampedusa, se ci arrivano da vivi.

Un esempio sicuramente da moltiplicare come il miracolo dei ‘pani’ nel Vangelo, in modo esponenziale in tutto il territorio Nazionale, non me ne vogliano Maroni, Calderoli e Bossi, il triumvirato, e tutto il seguito leghista, definiti da Hamid Barole, poeta e scrittore Eritreo nel corso della serata, un cancro sociale.

Il progetto , come altri dello stesso tipo, è gestito dallo SPRAR, sistema di protezione per i richiedenti asilo e rifugiati. L’ Istituto ha una organizzazione a rete, con un Servizio Centrale, (affidato dal Ministero dell’Interno con convenzione all’ANCI, nel 2002), che opera su tutto il territorio nazionale mediante la realizzazione di progetti territoriali decentrati. Esso svolge funzioni di monitoraggio di richiedenti e titolari di protezione internazionale, creazione e aggiornamento di una banca dati, coordinamento e consulenza anche verso servizi speciali di accoglienza a persone appartenenti alle categorie vulnerabili*, sempre nell’ambito del Sistema di protezione. Cura, inoltre, la formazione e l’aggiornamento degli operatori e, in una logica di scambio tra centro e periferia, opera affinché le esperienze territoriali diventino patrimonio comune. I progetti territoriali (dislocati su aree urbane sia metropolitane, sia rappresentate da piccoli comuni) si occupano di misure umanitarie di protezione temporanea per i cittadini del Nord Africa arrivati in Italia tra il 1° Gennaio ed il 5 Aprile 2011, rese operanti già dallo scorso 5 Aprile 2011, con decreto della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

La rete degli Enti locali, per la realizzazione di progetti di “accoglienza integrata”, accedono al Fondo nazionale per le politiche e i servizi d’asilo, utilizzando perciò solo risorse pubbliche. Lo stesso Sindaco Oliveri, faceva riferimento, in merito al progetto di Melicuccà, a FE, utilizzati per la ristrutturazione di un vecchio edificio inutilizzato, ora divenuto struttura residenziale per i rifugiati.

L’Ente locale opera poi sinergicamente con il terzo settore della organizzazione decentrata, l’ente gestore del progetto, individuato in cooperative, formazioni associazionistiche etc., che rappresentano gli operatori che in concreto si occupano dei vari aspetti dell’accoglienza integrata, che vanno oltre la sola distribuzione di vitto e alloggio, prevedendo in modo complementare misure di informazione, accompagnamento, assistenza medico - specialistica e psicologica, orientamento attraverso la costruzione di percorsi individuali di inserimento socio-economico, contribuendo alla costruzione e al rafforzamento di una cultura dell’accoglienza presso le comunità cittadine e a favorire la continuità dei percorsi di inserimento socio-economico dei beneficiari.

La serata ha previsto nel programma uno spazio ‘lirico’ affidato alla bravura senza retorica di due autori - attori di poesie dedicate ai temi dell’emigrazione e, soprattutto, due protagonisti che, per destini diversi e ragioni, forse anche opposte, si sono trovati a dover fare i conti con l’esperienza della emigrazione; Pina Piccolo che da Seminara approda, ancora piccola, tra i grattacieli della città di Los Angeles e ha dovuto affrontare, come racconta, le difficoltà dei genitori di fronte ad una lingua nuova e difficile, che forse mai hanno imparato, e delle quali, lei… spesso, ha provato vergogna e imbarazzo, dovendo fare da interprete e mediatrice; Hamid Barole, immigrato in Italia dalla Eritrea negli anni ’70, fuggito da torture, ritorsioni e repressioni del regime dittatoriale del suo Paese, per costruirsi una vita nuova, più libera e umana.

Forse, oggi, una speranza in più…l’ integrazione…, stranamente infatti il tempo ci restituisce l’immagine serena di un bambino Africano che, perfettamente integrato anche scolasticamente, alle nostre domande risponde in perfetto italiano e traduce per il padre, rendendolo partecipe della conversazione.

Quando le prime ombre della sera cominciano a scendere accarezzando i profili morbidi delle colline è il momento della cena etnica, imbandito di ogni tipo di prelibatezze un tavolo, come una macchia di acquerello variopinta , esulta di colori e profumi speziati provenienti dai piatti tipici preparati dalle Signore ospiti della Casa, una raffinatezza e tanto gusto per il palato.

Si procede poi con la proiezione del bellissimo film francese di Philippe Loiret “Welcome”, una descrizione scarna e reale della difficoltà di vivere da clandestini sullo sfondo di una bella storia d’amore e di amicizia. Il film, di denuncia, si addentra nelle problematiche difficili dell’immigrazione, dell’intolleranza e mancanza di accoglienza da parte di un’Europa indifferente e spietata verso chi è più diseredato, del respingimento, della durezza delle misure di controllo della polizia e, della rete di complicità sociale che rendono sempre più complicato e forse, impossibile, attraversare illegalmente il territorio, magari nascosti in camion.

Devo dire che la visione del film mi ha convinto che, in Italia, tutto sommato, vigono tolleranza e solidarietà maggiori rispetto ad altri Paesi, Francia e Inghilterra in particolare, dove si consumano storie di penalizzazione e persecuzione molto dure per chi pratica la solidarietà interrazziale. In Francia infatti, vige una legge che punisce con l’arresto fino a 5 anni i cittadini che ‘aiutano’ gli immigrati clandestini.

E’ ora di andare, due chiacchiere di commiato con il Sindaco: “… quanto e sotto quali aspetti queste persone, vostri ospiti, hanno cambiato la vita di Melicuccà?” “… Questo paese stava morendo, da 4.000 abitanti era passato ad appena 1.000, tutti anziani, rimasti perché soli o non abbienti tanto da potersi spostare. L’emigrazione massiccia, la bassa natalità, la fuga dei giovani in cerca di lavoro e di condizioni di vita migliori, hanno fatto il resto. Questa cittadina, ricca anche di fervore culturale ai tempi dello scrittore e poeta Calogero, aveva fatto il suo tempo, era diventata un cimitero per vivi. L’economia era ferma, alcune scuole rischiavano la chiusura per mancanza di utenza … Queste persone hanno dato nuova linfa al paese, hanno permesso la ripresa dell’economia, i bambini con la loro presenza hanno impedito che le scuole chiudessero, hanno dato lavoro a molti giovani disoccupati, nella scuola e nei servizi, … insomma, una risorsa umana e non solo, una ricchezza anche economica. Ma voi chi siete e cosa fate?” “… Siamo un Circolo culturale di sinistra”, “A. Armino.“ “Di quale partito politico …” di rimando,” … veramente nessuno, abbiamo provenienze diverse dall’area della sinistra, … siamo cani sciolti … che hanno un grande progetto, trasformare la crisalide in farfalla e farla volare libera … perché “ciò che per la crisalide è la fine del mondo, il mondo chiama farfalla.”

 

* Categorie vulnerabili sta per minori non accompagnati, disabili anche temporanei, soggetti richiedenti assistenza domiciliare, sanitaria, specialistica, anziani e vittime di tortura e di violenza.


Ultimo aggiornamento Lunedì 11 Luglio 2011 17:02  

Commenti  

 
0 # pinoipp 2011-07-11 19:11
Un racconto suggestivo e invitante di allegra e colorata festa. Peccato non esserci stato!

... ambizioso quel progetto, eh?!
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0 # CARMEN 2011-07-12 14:25
I progetti devono essere sempre realisticamente ambiziosi, poichè la vita e le situazioni inevitabilmente tendono a cambiarli o mortificarli. Più lontano si tira il sasso e più probabile è la realizzazione di ciò che vogliamo...perchè più cose riusciamo a 'vedere' e prevedere.
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0 # morfeo 2011-07-11 20:26
Credo che non sia un semplice racconto colorato e ricco di sfumature, un racconto anche di speranza per il futuro, un futuro multietnico, di civiltà e amore per il prossimo, dobbiamo batterci per moltiplicare queste iniziative e se Bossi, Calderoli e Maroni moriranno di rabbia pazienza li ricorderemo in una giornata commemorativa per cretini proprio a proposito. E chissà perchè il tuo articolo, mi ricordato " Il diario di Anna Frank" non credo che centri molto ma mi hai dato questa sensazione Brava!
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0 # CARMEN 2011-07-12 14:29
Credo che la risposta sia ...perchè sono una donna, e vedo e vivo le cose da donna.
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0 # FB 2011-07-12 20:48
Carmen, pensi che essere donna spieghi ogni lato buono delle cose? stiamo parlando di torture e le cronache di oggi, e non solo, parlano di aguzzine che credo non abbiano nulla a che spartire con la tua sensibilità. Per chi oggi non avesse potuto seguire i tiggì o leggere i giornali, mi riferisco alla vergognosa vicenda di Vibo Valentia delle maestre che hanno maltrattato un bambino disabile.
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0 # CARMEN 2011-07-12 23:01
No, non sono così ingenuamente intestardita sul buono femminile ad ogni costo, nè sono convinta sempre della famosa sorellanza come conditio sine qua non...
Mi riferivo esclusivamente al parallelismo fatto da Morfeo, bontà sua, tra il mio scritto e qualcuno di Anna Frank.
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0 # FB 2011-07-11 22:10
Hai opportunamente ricordato una serata di buona convivialità e di messaggi anche visivi. Infatti, non sono mancati i toni aspri della denuncia e dei ricordi di tragedie e sofferenze. La celebrazione contro la tortura deve farci ricordare che in Italia, assurdamente, non esiste questo tipo di reato, e che la sua introduzione si presenta per nulla scontata. Pensate ai fatti del G8 di Genova, caserma Bolzaneto: i giudici hanno dovuto "ripiegare" su altri reati, quali abuso di potere o lesioni. Una ragione in più per continuare a sostenere queste iniziative.
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0 # carmelo Garipoli 2011-07-12 09:59
C’ero anch’io quella sera; era il 25 giugno dell’anno in corso, ci trovavamo nel comune di Melicuccà, in Calabria, in provincia di Reggio, a pochi chilometri dal comune di Palmi. Si festeggiava la giornata mondiale del “ RIFUGIATO” e quella “ CONTRO LE TORTURE “.
Erano presenti alla manifestazione Pina Piccolo e Hamid Barole, poeti e scrittori, entrambi emigrati : la Piccolo dalla Calabria verso gli Stati Uniti e Barole dall’Eritrea verso l’Italia.
Il racconto di Carmen mi fa rivivere i momenti più importanti , più significativi ma anche più tristi di quella serata; io mi sento particolarmente triste quando si discute di emigrazione e/o immigrazione. Tante idee mi passano per la mente.
Melicuccà, un piccolo comune che si è spopolato, quasi completamente, a causa dell’emigrazion e oggi, invece, ospitando i “ Rifugiati “ tenta di ripopolarsi attraverso l’immigrazione.
Cogliere questo messaggio estremamente positivo sia per chi ospita sia per chi è ospitato fa dimenticare, a noi poveri terzi, solo per un attimo, forse, le vittime del “ viaggio della speranza”.


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0 # PG 2011-07-12 21:39
Una serata certamente bellissima, coinvolgente e molto ben raccontata. Ma è stata solo una serata, a Melicuccà. La strada per l’accoglienza e l’integrazione purtroppo è lastricata di grandi problemi ed enormi difficoltà. Dire, come ha fatto Nichi Vendola a Milano che «Siamo pronti ad accogliere a braccia aperte i nostri fratelli musulmani» a me pare pura demagogia o, per dirla più semplicemente, non è vero. E non soltanto perché in Italia ci sono i Maroni, i Calderoli e i Bossi con le loro idee xenofobe ed i loro seguaci. In molti di noi la paura del “diverso” esiste, in modo più o meno consapevole. Come la paura per “l’altro”, l’insofferenza verso il condomino, il vicino di casa, i parenti, le mogli, i mariti e quant’altro. Questa banale considerazione deriva proprio dal principio che viviamo accanto a “persone”, a prescindere da razza, sesso, religione, cultura. Vivere – anzi convivere – con le altre persone non è poi così facile, non sono sempre “rose e fiori”. Non vorrei che enfatizzassimo troppo la dicotomia bene / male, buono / cattivo, giusto / sbagliato. Purtroppo sono un inguaribile relativista e le verità assolute non mi appartengono. Anzi, detesto chi sostiene di possederle e vuole imporle a tutti come valori universali.
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0 # CARMEN 2011-07-12 23:19
D'accordo sulla congenita diffidenza implicita e connaturata alla specie umana. Sono assolutamente consapevole che nel percorso verso la mentalità e le misure politiche e legali adottate per praticare solidarietà e accoglienza siamo al minimo storico. Tuttavia ti invito a cliccare su SPRAR e constatare come su una mappa, appositamente allestita, i servizi territoriali di accoglienza integrata siano numerosissimi nel solo territorio Nazionale. Con le dovute proporzioni, il fatto che in Calabria ce ne ne siano altri, oltre Melicuccà, mi rende più realisticamente ottimista in proposito.
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0 # Pina Piccolo 2011-07-16 18:09
Scusate il post tardivo, sono molto contenta che Carmen abbia scritto questo bel resoconto della serata a Melicuccà. Per me è stato molto commovente ritornare in posti che conoscevo da bambina e vederli da un lato uguali e da un lato trasformati, come se un'immagine che si era depositata nella memoria 40 anni fa a un tratto fosse catapultata in un presente/futuro, con bambini somali e afghani che si muovevano disinvoltamente nella piazza, un "nonno" vicesindaco con bambino somalo in braccio, un sindaco di centrodestra che dice e fa cose di sinistra...Invecchiando io credo sempre di più nei paradossi, per cui forse da questa terra spopolata dalle emigrazioni, che subisce la piaga della ndrangheta e della malaamministraz ione può nascere un modello nuovo di stare insieme, come stanno cercando di fare gli SPRAR, quelli che promuovono il modello di Riace, etc. Sono contenta che il gruppo di Palmi, sia venuto e si stia organizzando per aiutare a far crescere quello che "In questo inferno, inferno non è" come diceva Calvino.
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0 # CARMEN 2011-07-16 19:28
Grazie Pina anche a te e alle tue belle letture, insieme a quelle di Hamid, se la serata è rimasta nel cuore e nella speranza di tutti noi
E' stata una bella emozione incontrarsi per la prima volta in questa circostanza.
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