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La nostra missione

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Se un abitante di un pianeta lontano, un alieno, osservasse la nostra terra con un telescopio e incominciasse l’osservazione con bassi ingrandimenti per andare via via a ingrandimenti maggiori penso vedrebbe qualcosa di questo genere: dapprima vedrebbe una debole luce simile a una stella di infima grandezza immersa in tante luci più brillanti intorno.

 

Un pianeta mal si distingue in un cielo popolato di stelle che brillano di luce propria. All’aumentare dell’ingrandimento gli apparirebbe una sfera sempre più grande generalmente colorata di blu con larghe macchie bianche simile a quello che vide Neil Amstrong dalla Luna nel 1968 durante la sua passeggiata lunare.

Se l’ingrandimento crescesse ancora di molto solo allora l’osservatore alieno potrebbe vedere questi piccoli esseri, che noi chiamiamo uomini, che si muovono sulla superficie del pianeta terra e che difficilmente volgono lo sguardo verso il cielo che li sovrasta.

Si noti che l’intervallo di ingrandimento in cui appaiono e poi scompaiono gli uomini è molto preciso con molte cifre tutte significative, oltrepassato il quale, l’ingrandimento diventa eccessivo per l’osservazione o, appena prima, risulta insufficiente per poter osservare nella loro vita gli uomini, o i mezzi che l’uomo ha inventato con cui si serve per trasferirsi da un luogo a un altro, o le sue abitazioni e le sue strade.

Gli uomini osservati che volgessero lo sguardo al cielo non capirebbero che si sentono osservati.

 

Questo immaginario scenario mi porta al ragionamento che segue.

Mi guardo un polpastrello della mano. Provo a fare l’alieno e cerco di ingrandire l’immagine, il polpastrello si allarga sotto i miei occhi e occupa tutto il mio campo visivo. Continuo ad ingrandire e incominciano ad apparire solchi profondissimi simili ai canyons americani che si rincorrono paralleli o quasi. Preso da frenesia ingrandisco ancora e ancora, so che dopo confuse immagini posso vedere qualcosa di completamente diverso. Ecco finalmente apparire degli esseri viventi: sono esseri semplici.

Li ingrandisco e li studio: sono cellule, hanno un nucleo al centro, una membrana che li contorna, un citoplasma dove nuota il nucleo; vivono, si nutrono, si riproducono e alla fine muoiono e vengono sostituite da altre cellule simili.

Cambio zona di esplorazione a destra e a sinistra e cambio anche profondità: vedo milioni di cellule di forma diversa allineate che hanno i medesimi comportamenti vitali.

Cerco di capire cosa abbiano di particolare.

Ogni cellula ha un compito ben preciso: c’è la cellula epiteliale che difende dalle intrusioni fisiche il tessuto a cui appartiene, c’è la cellula che e’ specializzata a trasmettere il calore, c’è la cellula che si è specializzata a trasmettere il dolore e altre ancora.

Ogni cellula ha un compito, una missione definita. Non c’è nessuna cellula per quanto cerchi che non abbia un compito definito, e, aggiungo io, questo compito è un compito almeno utile per non dire nobile seppure elementare.

Mi chiedo: ma è conscia la cellula del suo compito che va al di là del suo crescere, nutrirsi, riprodursi e morire? Io penso che la cellula non sia conscia di questo compito; Sono io che, stando su un piano diverso, più elevato, posso osservare il comportamento di tante cellule messe insieme e vedo che questo comportamento è buono.

Affinché la cellula riesca nella sua missione a cui è stata preposta, essa necessita della cooperazione di molte altre cellule simili, senza le quali non raggiungerebbe l’obiettivo della sua missione.

La complessità intrinseca della cellula è limitata, gli organi che la compongono sono semplici, le relazioni con le altre cellule adiacenti sono di tipo chimico, le definirei relazioni elementari. Altrettanto elementare è la natura delle informazioni che si scambiano le cellule. La diversità tra le cellule adiacenti è minima seppure complessa. La vita della cellula è generalmente limitata a giorni, settimane.

Ora cambio ingrandimento; scendo a un ingrandimento meno forte e risalgo a dove queste cellule del polpastrello sono inserite, risalgo al polpastrello, alle altre dita , alla mano intera e mi fermo a questo livello.

Chiamerò questo il secondo livello per distinguerlo dal primo che lascio a quello delle cellule.

Mi pongo le stesse domande.

Qual è la missione della mano?

Le caratteristiche sebbene siano diverse molto diverse devo constatare che sono simili alle precedenti.

Missione: un numero incredibilmente più elevato di funzioni, non più elementari ma complesse comprendendo l’esteriorizzazione di sentimenti come carezze, schiaffi, strette di mano a comunicare rispettivamente, amore, disprezzo, amicizia. Questi sono solo esempi della complessità della missione affidata alla mano e constato che questa missione è buona, migliore della precedente, più ricca, più densa di significati espliciti e nascosti.

Noto anche che essendo su un piano ancora superiore a quello della mano, posso capire la sua missione, mentre ritengo che la mano non sia conscia dei nobili fini che è tenuta a compiere.

Noto altresì che la mano per compiere bene la sua missione deve lavorare in cooperazione con l’altra mano e altri organi importanti, sempre del medesimo livello, come il braccio, la spalla, il cuore, il cervello, altrimenti non riesce a raggiungere il suo obiettivo.

Le relazioni che esistono tra i vari organi sono più complesse di quelle delle cellule e sono di tipo neuronale; i componenti di questo secondo livello sono un aggregamento di moltissime cellule che vive molto più a lungo degli stessi singoli componenti che hanno un ciclo vita estremamente più breve; anche la natura delle informazioni che corrono su queste autostrade di ordini e feedback è più evoluta di quella del livello precedente e i fenomeni che gestisce molto più complessi.

La diversità e la complessità tra gli organi di questo livello: mani, stomaco, cuore, gambe ecc. è molto più elevata rispetto a quella del primo livello.

Riassumendo, il gradiente delle proprietà di un componente tipico passando dal primo al secondo livello si evidenzia come un aumento della complessità degli organi che passa da un singolo elemento vivo ad un agglomerato di elementi vivi, un aumento delle funzioni svolte, un aumento della complessità delle relazioni con gli altri componenti, un aumento della diversità e indispensabilità, un aumento della durata della vita e un aumento dell'importanza della missione. Vedremo nel seguito che questo gradiente, che queste caratteristiche, sono comuni a tutta la nostra indagine al crescere del livello di osservazione e si potrebbe affermare che è l'impronta che accompagna la vita sulla terra.

Ora che ho imparato a cambiare di livello, cambio ancora e risalgo al terzo livello: che ti trovo? Quello a cui appartengono tutti i membri che cooperano con la mano compresa la mano stessa: cioè me stesso, l’uomo, la donna.

Mi ripongo le stesse domande precedenti, ma qui non riesco a rispondere, non vedo con chiarezza.

Tuttavia devo osservare che muovendomi tra un livello e un livello più alto il gradiente incrementa la nobiltà della missione e la sua complessità. A un livello maggiore corrisponde una missione più nobile, più complessa. Per questa considerazione ne devo dedurre che la missione dell’uomo è molto molto nobile, sicuramente maggiore del solo mangiare crescere riprodursi, tipico del livello della cellula, del trasmettere sentimenti ed emozioni, di creare oggetti, di apprendere, movimentare cose tipiche della mano.

Ne devo dedurre che essendo io osservatore allo stesso livello dell’uomo non sono in grado di capire quale sia la mia missione, ma mi è molto consolante sapere che questa sia molto più nobile di quanto io possa immaginare e che questa verità è valida per tutti gli uomini indipendentemente dalle loro condizioni di salute, sociale, intelligenza, capacità e che è correlata all’opera di altri uomini.

Da soli non raggiungiamo la nostra missione abbiamo bisogno degli altri per farlo.

Una cellula da sola muore e non protegge, ma insieme a tutte le altre offre una barriera insormontabile ai batteri. Così l’insieme degli uomini raggiunge inconsapevolmente gli obiettivi della sua missione. Basterebbe questa consapevolezza per evitare qualsiasi razzismo o differenza e capire che tutto il fenomeno umano nella sua interezza partecipa al suo comune destino. Non vi sono prime persone, come non vi sono gli ultimi: tutti sono indispensabili e non vi è spazio per singolarità o eccezioni che sono da considerarsi come cancro in un tessuto sano.

Le relazioni tra gli uomini, il terzo livello, sono molto più complesse delle interazioni chimiche delle cellule del primo livello o neuronali degli organi del secondo livello dove esiste un gestore, il cervello, a cui è demandato il loro coordinamento. Il cervello coordinatore, appartenente al secondo livello, è molto simile se non coincidente con le funzioni più nobili elaborate dall'uomo che rappresenta il terzo livello. Si noti che i vari organi del secondo livello a mio parere non hanno la consapevolezza di essere coordinati ricevono stimoli e agiscono di conseguenza fornendo indietro informazioni sull'eventuale stato operativo come il logoramento dell'organo e simili e, per analogia, non ci dovrebbe essere consapevolezza del coordinamento tra i vari uomini del terzo livello per raggiungere la propria missione. Anche la diversità tra noi uomini, per analogia, dovrebbe essere molto più estesa di quella semplice delle cellule e di quella più complessa degli organi, evidenziando la nostra unicità. A mano a mano che si sale di livello si aumenta di complessità della funzione svolta, si riduce la quantità di entità che compongono l'insieme, si aumenta la specializzazione e quindi l'indispensabilità e l'unicità.

Possiamo anche affermare che ogni livello superiore coordina il livello inferiore, e gli dona oltreché il beneficio delle sue proprietà, anche la durata della sua vita complessiva che aumenta all'aumentare del livello. Fin che le cellule neuronali del cervello sono vive la persona è viva e l'integrità dell'individuo in tutti i suoi livelli è mantenuta.

Abbiamo finito nelle nostre considerazioni?

Penso di no. Intravedo un livello ancora superiore: quello della comunità umana. Il quarto livello. Così come tutte le cellule messe insieme in un ordine creativo formano la mano e l’insieme degli organi cui la mano fa parte completa l’uomo, posso pensare che l’insieme degli uomini possa contribuire a qualcosa di più grande la cui missione è ancora più grande di quella dell’uomo stesso. C'è da chiedersi chi sia l'appartenente al genere umano che faccia da riferimento per tutti gli uomini, così come al secondo livello il cervello è il coordinatore dei vari organi. Non mi è difficile ipotizzarne l'identità.

E qui intravista l’immensità del fenomeno creativo dove è inserito l’uomo mi perdo, ma vedo questo gradiente, questa tendenza, verso forme sempre più complesse con missioni sempre più nobili e più importanti, con relazioni sempre più complesse, di cui non riuscirò mai a decifrarne il contenuto così come una cellula non potrà mai capire la missione di una mano, tuttavia posso cercare di intuire gli attributi, le proprietà di questo quarto livello.

Si noti anche la funzione temporale in queste considerazioni.

Le cellule hanno una lunghezza della vita in termini di anni solari limitata, gli organi, che appartengono al secondo livello, costituiti da una moltitudine di cellule, hanno una vita molto più estesa in termini solari corrispondente alla vita dell' uomo che appartiene al terzo livello; estendendo l'analogia, i singoli uomini, costituiti da cellule e da organi, dovrebbero avere una vita molto più estesa delle cellule e degli organi e dovrebbe risultare uguale a quella dell'insieme degli uomini corrispondente al quarto livello che dovrebbe godere di una lunghezza della vita ancora più grande. Questo non sembra trovare riscontro con la realtà pratica che conosciamo a meno di ammettere che la vita non si ferma a quello che i nostri sensi percepiscono, ma ci sia qualcosa al di là del mondo tridimensionale che ci è familiare. A titolo di esempio, accertato dai neurologi, afferma Oliver Sacks [1] il senso del corpo è dato da 3 cose: la visione, gli organi dell'equilibrio (il sistema vestibolare) e la propriocezione[2]”; l'ultima delle quali non è notissima ai non esperti.

E' interessante notare che la cellula è inconsapevolmente al servizio del livello superiore, della mano, del cuore, del polmone, che a sua volta è al servizio del livello superiore, dell'uomo, del cervello, che a sua volta ritorna a essere al servizio di tutti i livelli inferiori. Continuando nell'ascesa dei livelli si potrebbe introdurre razionalmente e capire l'esigenza del fine escatologico della venuta di Gesù Cristo[3] nel nostro mondo.

L'equilibrio non consiste in un dominio, ma in un servizio agli altri livelli[4].

L'uomo dovrebbe imparare da sé stesso ad agire in un modo corretto, permettendo l'armonia e la crescita dell'essere vivente nel termine più ampio.

E' con il servizio agli altri organi che l'uomo cresce e prospera, non con l'imposizione o il sopravvento di una parte sulle altre. Solo nella comunità umana notiamo delle distorsioni nello sviluppo armonioso della società degli uomini. Solo dove noi abbiamo potere di influenzare l'evoluzione con il nostro comportamento, la natura zoppica e perde la sua accordanza con la sua missione. Questo ci dovrebbe fare riflettere. E' evidente che se noi seguissimo il consiglio evangelico di amare il prossimo come noi stessi, noi cercheremmo l'accordo universale.

Questa visione del mondo include tutti: gli ammalati, i portatori di handicap, i geni, le persone superdotate e quelle meno dotate, ovviamente indipendentemente da razza religione, nazione e ceto sociale, persone oneste e quelle che non lo sono: tutte proprio tutte contribuiscono al raggiungimento della nobilissima missione dell’uomo esattamente come tutte le cellule contribuiscono alla loro missione indipendentemente dalla loro identità: in natura non ci sono differenze di questo tipo, ci sono differenze nella tipologia di missione assegnata.

Cambiando livello di osservazione i termini di confronto cambiano e ne guadagna l'oggettività.

Noi siamo come fiori. Avete mai visto un fiore brutto? Noi non sappiamo discernere un fiore brutto, al massimo non diamo importanza al fiore che incontriamo sul nostro cammino. Non ho mai sentito dire da chicchessia “come è brutto questo fiore”.

Ma se prestiamo attenzione ne apprezziamo la perfezione; non c'è nulla in un fiore, indipendentemente dal suo grado di maturazione, che non risponda a un'esigenza ben precisa, cioè non adempia pienamente alla sua missione.

Ogni uomo è un fiore.

Spesso ci si chiede perché Dio permetta che un bambino soffra. Non so rispondere a questa domanda, ma, per le considerazioni precedenti, so, che questo bambino, ha una missione precisa e contribuisce, insieme alla comunione di tutti gli altri esseri umani al raggiungimento della nostra missione di cui possiamo percepire solo gli attributi che sono più grandi di quanto noi possiamo mai immaginare.

Scrivo questo perché ho potuto constatare che chi soffre senza speranza di guarigione biologica queste considerazioni danno una speranza che il dolore non sia inutile e fine a se stesso, ma può rimettersi con fiducia nelle mani di chi è di livello superiore al nostro che apprezza e ne vede il fine eccelso.

Per chi crede nella rivelazione, ritengo che questa interpretazione del fenomeno umano sia in assonanza completa con le beatitudini proclamate da Gesù Cristo nel Vangelo, se non altro, nella sua considerazione finale[5]”Dio vi ha preparato in cielo una grande ricompensa”.

Forse la chiave per le risposte alle grandi domande che l'uomo si pone, sono nascoste all'interno dell'uomo stesso e in quello che lo circonda.

 

[1]“L'uomo che scambiò sua moglie per un cappello” Oliver Sacks 1985 Adelphi.

[2]Termine coniato nel 1906 da Charles Sherrington; per una spiegazione moderna si può vedere questa presentazione: 

http://digidownload.libero.it/Narziss70/riatletizzazione/Propriocezione (profssa trevisson).pdf

[3]Per chi non conosce il Cristianesimo può avere una prima nozione su http://it.wikipedia.org/wiki/Ges%C3%B9 o http://en.wikipedia.org/wiki/Christianity ; mentre per comprenderne le basi consiglio di leggere il Vangelo.

Al terzo livello è il cervello che permette il corretto funzionamento del secondo livello. Chi ha Fede in Gesù Cristo, essendo vero uomo e vero Dio, ha la speranza, attraverso di Lui di superare la barriera del livello più alto.

Mi piange il cuore da cattolico, non poter indicare un indirizzo ufficiale sul sito del Vaticano dove poter leggere il Vangelo su un testo approvato da santa madre Chiesa, troppo intenta ad auto-celebrarsi o a disperdersi su obiettivi secondari e talvolta discutibili.

[4]Questa affermazione è la stessa di Gesù Cristo in persona. Vedere l'interessantissimo commento di P. Alberto Maggi al XVIII incontro biblico di Assisi pagine 3-7 http://www.studibiblici.it/conferenze/assisi2010.pdf .

[5]Matteo 5, 3-12 e Luca 6, 20-23

Ultimo aggiornamento Mercoledì 13 Aprile 2011 23:18  

Commenti  

 
0 # pinoipp 2011-04-13 01:52
Questa rappresentazion e della realtà è davvero molto suggestiva e rimanda per qualche verso al famoso discorso ai plebei di Menenio Agrippa.
Ogni livello sembra giustificarne uno superiore, più alto e più nobile. Per parte mia mi fermo al terzo, senza ragione per un postularne uno successivo.

Altrimenti perchè fermarsi al quarto?
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0 # Crosstalk 2011-04-13 10:12
Apprezzo molto il ragionare per livelli, che molte volte sembra dare soluzioni a situazioni altrimenti
irrisolvibili. E' sempre affascinante vedere come motivazioni valide ad un livello possano produrre effetti
inattesi al livello "superiore". L'esempio più classico è rappresentato dagli egoistici neuroni che non fanno altro
che scaricare impulsi per i fatti loro, ben ignari di essere inconsapevoli atomi della formazione dei pensieri. Vorrei
comunque ricordare che la complessità di ogni livello è univocamente determinata dal livello di interconnession e
della rete che lo compone (di nuovo le reti!). Il cervello pensa perchè i neuroni sono molto interconnessi. Essendo
questa caratteristica propria unicamente all'interno del livello a cui appartiene, non vi è nessuna garanzia che
ogni livello sia "più alto e nobile" (o anche solo più complesso) del precedente: insomma, questa affermazione
rimane un atto di fede con nulla di scientifico, per quanto consolatoria possa apparire: ad esempio, non vedo
perchè si debba pensare che un formicaio sia "più alto o nobile" della singola formica, ed è probabimente molto
meno complesso di quest'ultima (per non parlare della enorme complessità della cellula biologica che, chissà
perchè, nel corso dell'articolo viene degradata a una specie di semplice macchinetta). Insomma, nulla che
giustifichi "il grande progettista"; meglio così, dato che, se anche esistesse, di cazzate ne avrebbe fatte tante,
e anche grosse. Se poi vogliamo consolarci, credo che dovremmo limitarci ai prodotti dell'umana mente, tra cui la
"lettera sulla felicità" del grande Epicuro: "...è sciocco chi sostiene di aver paura della morte, non tanto perchè
il suo arrivo lo farà soffrire, ma in quanto l'affligge la sua continua attesa. Ciò che una volta presente non ci
turba, stoltamente atteso ci fa impazzire. La morte, il più atroce dunque di tutti i mali, non esiste per noi.
Quando noi viviamo la morte non c'è, quando c'è lei non ci siamo noi. Non è nulla, nè per i vivi nè per i morti.
Per i vivi non c'è, i morti non sono più."
Ricorsivamente parlando, sono invece molto d'accordo con Pinoipp: perchè fermarci al quarto? E il solito vecchio
argomento del motore primo, abbondantemente demolito dall'evoluzione del pensiero logico.
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0 # CARMEN 2011-04-14 01:31
Questa organizzazione a livelli mi sembra più parte di un sistema a piramide, verticistico, che di una rete, che si dispone trasversalmente
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0 # piero314 2011-04-13 12:18
Sulla complessità maggiore all'aumentare del livello direi che è scritto nell'evoluzione della specie. La prima vita si e' presentata a livello monocellulare, poi si ebbero le prime formazioni pluricellulari. Il cuore, lo stomaco, un rene, pur avendo il livello cellulare, pur avendo l'insieme delle cellule che forma per cosi' dire lo scheletro dell'organo, in realta' e' una macchina complessa che adempie a una funzione complessa, rispettivamente di pompa, di officina chimica, di sofisticato depuratore per usare dei termini ingegneristici. Le cellule come mattoni, come hardware, la funzione come software. A me sembra di poter affermare che il livello 2 sia superiore del livello 1, cosi' come il livello 3 sia superiore al livello 2.

Teilhard de Chardin scrisse il suo libro più importante “Il fenomeno umano” giungendo a dimostrare che tutta l'umanità, è il risultato di una paziente evoluzione, che tende verso quello che egli chiama “Punto Omega”, convergenza di tutte le coscienze.
In realtà Teilhard de Chardin scrive (op. cit. pag. 328): “L'esito del mondo, le porte dell'avvenire, la penetrazione nel superumano, non si aprono per qualche privilegiato, o per un solo popolo eletto tra tutti i popoli! Non si apriranno che sotto la spinta di tutti noi collegati insieme, in una direzione in cui tutti insieme possiamo raggiungerci e compierci in un rinnovamento spirituale della terra” e scrive anche (op. cit. pag. 337): “Una collettività di tutte le coscienze, armonizzata ed equivalente a una specie di supercoscienza....La pluralità delle riflessioni individuali che si raggruppa e si rafforza nell'atto di una sola riflessione unanime”, quindi colloca l'unione degli uomini nel presente. Dalle mie riflessioni appartenendo questa unione al quarto livello, devo dedurre che non possiamo comprenderla né attribuirle una posizione temporale e in definitiva risulta di più ampio respiro e aspettative.
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0 # Pino Gangemi 2011-04-13 15:27
L’articolo di Piero tratta temi estremamente interessanti e molto delicati, che meritano comunque una riflessione da parte di tutti. Ad esempio, considero il messaggio di Gesù Cristo – a prescindere dalla sua comprovata esistenza storica – come un eccezionale esempio di “rivoluzione” morale e sociale, veramente unico rispetto a qualunque altro accadimento precedente. Gli avvenimenti successivi, la nascita di una dottrina e di una gerarchia strutturata, determinano, per quanto mi riguarda, un giudizio di tutt’altro genere. Al contempo, però, mi vengono in mente almeno due altre riflessioni che risultano oggettivamente critiche rispetto alle tesi sostenute dall’autore. La prima riguarda l’esplicita associazione dei termini “alto e nobile” con la parola “complessità”. Sembrerebbe ineluttabile che il passaggio ad un livello superiore, più complesso, comporti, per definizione, una maggiore nobiltà. Utilizzando una banale similitudine, sarebbe come dire che una centrale nucleare o, se preferite, una bomba atomica – marchingegni estremamente complessi - siano più nobili di un semplice mulino a vento o di una pala eolica. La centrale ed il mulino svolgono un compito analogo, quello di produrre energia, e si pongono, ovviamente, su piani di complessità tecnica incommensurabil mente diversi. Esiste un valido motivo per considerare la prima “più nobile” del secondo? La mia risposta è negativa, nonostante risulti lampante come, nell’obiettivo di produrre energia, la centrale nucleare sia estremamente più evoluta dell’antiquato mulino.

Neppure io, da ateo convinto, saprei rispondere alla domanda sul perché un ipotetico Dio permetta che un bambino soffra. La tesi di Piero, però, vale a dire che “… per le considerazioni precedenti, so, che questo bambino, ha una missione precisa e contribuisce, insieme alla comunione di tutti gli altri esseri umani al raggiungimento della nostra missione di cui possiamo percepire solo gli attributi che sono più grandi di quanto noi possiamo mai immaginare …” somigliano pericolosamente alle affermazioni di Roberto De Mattei, vicepresidente del CnR, secondo cui, riferendosi a quanto accaduto recentemente in Giappone, “Le grandi catastrofi sono una voce terribile ma paterna della bontà di Dio … e … sono talora esigenza della sua giustizia della quale sono giusti castighi”. Chi potrebbe mai immaginare gli imperscrutabili obiettivi di una figura metafisica al di fuori di ogni umana comprensione? Potremmo solo affermare che le catastrofi naturali e le inenarrabili sofferenze che determinano nei confronti dell’umanità, hanno, come sostiene Piero, una missione precisa, misteriosa e inconcepibile per le misere menti degli uomini. Analoghe considerazioni, paradossalmente , potremmo fare riguardo a tutte le guerre. Dunque, per semplificare, “Fiat voluntas Dei”, e non stiamo a macerarci troppo nell’inutile tentativo di razionalizzare, cercare di capire o di spiegare.
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0 # piero314 2011-04-13 17:05
Rispettando il tuo ateismo, mi permetto di dissentire dall'identificarmi simile a Roberto De Mattei. Se tu leggi la nota [4] puoi leggere una bellissima definizione di etica, che qui riporto per i piu' pigri o frettolosi:
“Lo specchio del comportamento etico non è la propria coscienza, ma il volto di coloro che vivono con me.”
Evidentemente se coloro che vivono con me sono felici, non sono, non possono essere, castigati da un ipotetico Dio buono, ma non troppo, perchè altrimenti non sarebbero felici e in ogni caso vedermi come persona positiva che li sta aiutando.

Il mio pensiero dice che non potremo mai capire i livelli uguali o superiori al nostro, ma nello stesso tempo a mano a mano che la complessita' aumenta vede come la missione sia sempre piu' importante e non comprensibile per chi c'e' dentro.

Una cellula puo' mai comprendere la missione della mano o del cuore? Il cuore puo' mai fare ragionamenti?

Dissento da Hans Jonas che afferma ne' “Il concetto di Dio dopo Auschwitz”, proprio dopo aver visto Auschwitz, che Dio non può essere contemporaneame nte buono e onnipotente: o è buono allora non è onnipotente, o è onnipotente e allora non è buono. Dico che non abbiamo le capacità per comprenderne le ragioni. Se vuoi l'ateismo afferma la stessa cosa: non comprendendone le ragioni nega l'esistenza di Dio. Quello che suggerisco e' nel vedere cosa è successo in natura e da questo trarne conforto per vedere che abbiamo motivi di sperare che il nostro non sia solo un passaggio, ma sia qualcosa di piu' complesso. "La Provvidenza non turba la gioia dei suoi figli se non per preparane una più certa e più grande" (A. Manzoni).
Su Auschwitz o su Fukushima a me pare che la responsabilità sia attribuibile totalmente all'uomo per responsabilità diretta o anche solo per assenza di presa di posizione contraria. Questo se risultasse vero la dice lunga sulle responsabilità della delega ad altri che noi non verifichiamo. Sul bimbo malato, manifesto la mia totale ignoranza, ma non l'attribuisco sicuramente a Dio e mi stupirei lo facesse un ateo.
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0 # Crosstalk 2011-04-13 18:48
Gangemi è ateo, io sono agnostico: la differenza è che io non affermo esplicitamente la non esistenza di Dio, ma semplicemente non affermo nulla di quello che non capisco: chi sa non parla, chi non sa parla (che non è un detto mafioso, ma zen). Detto ciò, faccio notare che tutti i ragionamenti su Dio sono contradittori perchè trattano dell'infinito: può Dio creare una pietra così pesante da non poterla sollevare è un esempio di tali ragionamenti, che classificherei senza alcun dubbio tra le perdite di tempo. Seconda osservazione: forse sarebbe più corretto parlare di ordine (o di quantità di informazione) piuttosto che di "complessità", che rimane un termine vago che non si sa bene cosa voglia dire. Invece l'ordine si può misurare (in bit o qualcosa del genere): ora, esiste il famoso secondo principio della termodinamica che afferma che l'ordine va diminuendo nel tempo (ossia che, dato un sistema chiuso, occorre un numero sempre maggiore di bit per individuare un suo dato componente mano a mano che il tempo passa, se non ricordo male). Siccome questo secondo principio è descritto in termini convincenti ed è verificato fino ad ora sperimentalment e senza alcuna eccezione, io mi sento, per quanto io possa averlo capito e contrariamente di quanto faccio per il trascendente, di parlarne, ragionevolmente sicuro di poter argomentare con tutti gli umani con mente clinicamente e mediamente sana senza paura (almeno spero) di rimanere vittima di una sharia o correre il rischio di essere scomunicato, o ancora messo al rogo, come storicamente successo a chi si permetteva di esprimere opinioni contrarie a chi si sentiva nella posizione di poter pontificare sul trascendente con ragionamenti dello stesso valore di quello di Dio e la pietra. Parlandone dunque, mi limito a ripetere che fino ad ora, con buona pace di Teilhard de Chardin (e di Piero), non è mai stato mentito dall'esperienza, anche se, LOCALMENTE,, all'interno di un sistema, ci sono fenomeni di aumento spontaneo dell'ordine. Un esempio: alla base di ogni cascata l'acqua ha un onda che torna indietro, verso monte. Un'altro esempio: la vita e l'evoluzione naturale (comunque paradigma scientifico e non religioso, malgrado i recenti tentativi creazionisti, Morattiani (Letizia), papalini e DeMatteieschi, che Dio -appunto - lo abbia in gloria). Per cui temo che Teilhard de Chardin e Piero siano vittime di una sorta di miopia che permette loro di vedere appunto solo localmente. Come storicamente è sempre successo: la terra al centro dell'universo, l'uomo beneficiato da un universo appositamente creato da Dio per lui, la razza bianca è la migliore etc. etc. Ammetto però di non aver mai letto Teilhard de Chardin e chiedo di questo scusa: non ho resistito all'umano desiderio di fare un pò di garbata polemica sulla base di concetti da altri riferiti: vedrò di fare ammenda quanto prima! In realtà volevo commentare la posizione che Piero ha sull'inevitabile evoluzione del genere umano fino al trascendente come mi pare di aver capito dai vari suoi interventi sul tema fatti sullo Sbavaglio che citano Teilhard de Chardin. Intanto spero però di aver trasmesso il mio molto più modesto messaggio: chi sa non parla eccetera!
Circa il bimbo malato, mi pare una tale crudele cagata che istintivamente mi basta per pensare che siano risultato di una evoluzione in cui domina il caso piuttosto che di un progettista; prendiamo la vecchiaia, stato che prima o poi interesserà tutti noi: dato che non è utile alla propagazione della specie, il grande progettista se ne è semplicemente battuto il belin, lasciando nella merda la sua creatura prediletta! Ma per piacere, ma quale prova, ma quale Manzoni....
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0 # piero314 2011-04-13 21:07
Caro Crosstalk, io rispetto ogni opinione compresa la tua. A me sembra di aver fatto dei ragionamenti semplici, senza voler dimostrare niente, o se vuoi, dimostrando che noi non potremo mai dimostrare qualcosa su un livello uguale o superiore al nostro. Quindi l'ipotesi Dio non la metto assolutamente a conclusione del ragionamento, vedo solo una crescita dell'evoluzione verso sistemi più complessi con delle funzioni più complesse in corrispondenza a livelli più elevati.
Sulla complessità delle funzioni che crescono a mano a mano che l'evoluzione avanza francamente a me pare proprio vero. Un uomo a me pare un po' più complesso di un protozoo.
Poi cosi' come tu sei agnostico, Gangemi è ateo, a me piace vedere se certe visioni del divenire dell'uomo siano congruenti con il Vangelo a cui do' molta importanza.
A me sembra che il Vangelo sia congruente con queste visioni, con queste congetture.
Ho citato Teilhard de Chardin per dire che non sono il primo a pensare che il mondo stia evolvendo in un certo verso.
Il bello che nelle conclusioni, partendo da convincimenti apparentementi differenti, giungiamo tutti, tu, Gangemi, anche il Vangelo, alle stesse conclusioni, aspirando a un mondo dove la solidarietà e la difesa del bene comune sia privilegiata rispetto alla difesa del bene privato. "L'equilibrio non consiste in un dominio, ma in un servizio agli altri livelli". Se vuoi e' un modo di interpretare le vicende umane (per esempio l'economia, la politica) e trovare delle soluzioni.
Sull'entropia crescente ovviamente sono d'accordo, ma non ti posso far leggere i miei ragionamenti sul MWI che ti farebbero inorridire, ma che ormai alcuni fisici come l'israeliano Lev Vaidman, ipotizzano. In questa visione la terra proprio non si vede nemmeno.
Si il mondo della scienza del 20 -esimo secolo incomincia a stare un po' stretto, per quello cito Manzoni che è del secolo precedente. :-)
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0 # Crosstalk 2011-04-13 22:56
Lo so che ovviamente nelle cose importanti e che contano siamo d'accordo...per il resto si fa per dire!
p.s. cos'è MWI?
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0 # piero314 2011-04-14 00:51
curioso neh? lo sapevo che ti saresti incuriosito. :-)
E' l'acronimo di Many-Worlds Interpretation en.wikipedia.org/.../...
plato.stanford.edu/.../...
scienzaeconoscenza.it/.../...
ecc. C'ero arrivato per caso seguendo una serie di ragionamenti e riscontri pratici, poi ho scoperto che qualcuno da un'altra parte era arrivato da 50 anni alle stesse conclusioni per tutt'altra via.

Devo segnalare che mi è arrivata una e-mail con l'indirizzo preciso della Bibbia nel sito del Vaticano, che mi era sfuggito nonostante l'avessi cercato con attenzione. Chiedo scusa per l'errore. Si trova qui:
www.vatican.va/.../_INDEX.HTM
linkato in homepage dal pallottolo appena sotto il nome del Santo Padre, “Testi fondamentali” > “Sacra Bibbia” (in diverse lingue)
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0 # CARMEN 2011-04-14 01:23
Solo a titolo informativo, le relazioni tra le cellule non sono solo di tipo chimico, anche fisico: basti pensare al passaggio di elettroliti, aminoacidi ed acqua attraverso la permeabilità della membrana cellulare, lungo gradienti di concentrazione transmembrana che ne costituiscono i regolatori del traffico.
La vita delle cellule, a volte, dura anche di più, i globuli rossi, ad esempio, hanno una vita media di 120 giorni.
Le relazioni esistenti tra organi diversi non sono solo di tipo neuronale, cioè mediate dal sistema nervoso, sono anche chimico- ormonali: es. asse ipotamo- ipofisi- surrene- gonadi.

D’accordo con le tue considerazioni sulla teoria evoluzionista della specializzazion e funzionale delle cellule, dalle più semplici a quelle più complesse funzionalmente a partire da organismi unicellulari a pluricellulari . Stop con la biologia.

Eticamente non credo che la missione di tutti gli uomini sulla terra sia ugualmente nobile, è sotto gli occhi di tutti. Siamo tutti parte di un TUTTO, ma,come nei livelli inferiori ci può essere una cellula impazzita che sovverte e distrugge l’armonia biologica, anche tra gli uomini non constato che questa disarmonia costante.
Il Cristianesimo e la venuta storica di Gesù Cristo tra gli uomini, perché ha scelto di farsi uomo, EGLI stesso, per indicarci un altro modello di vita e di gestione delle relazioni interpersonali, mi sembra quanto di più antiverticistic o possa esistere. Quindi non mi sento di parlare di un quarto livello o oltre. Nessuna scalata di livelli ma una discesa al nostro livello umano.
Questo è l’esempio e il grande insegnamento che ci è stato dato. L’atto più significativo della storia di concreta solidarietà umana e di Amore assoluto.
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0 # piero314 2011-04-14 02:20
Hai ragione. Il mio ragionamento era semplice semplice, nella biologia cercavo la freccia dell'evoluzione e ho riscontrato come si muovono i parametri: complessità, qualità della missione, visibilità della missione, durata di vita, relazioni tra gli elementi, coscienza. La figura di Gesù Cristo è come dici tu , leggi la nota [4], conferma in pieno le tue e le mie parole (parlo di solidarietà, di ricerca del bene comune e non del bene personale). Siamo a livello 3 in un ambiente con entropia crescente, quindi non sorprende se molti uomini sono disarmonici nei loro comportamenti, ma non per quello non penso non abbiano una missione nobile che noi, e loro, non comprendiamo. Libertà?
Il livello 4, vista la tendenza del fenomeno creativo, possibile si sviluppi in diversi modi ma mi aspetto che conservi la freccia del tempo e degli altri parametri detti prima e come dice Pietro "Solo Gesù a parole di vita eterna" e qui Gesù diventa verticista per forza "chi mangerà di questo pane vivrà in eterno" secondo Alberto Maggi il pane e' la solidarietà con il prossimo. L'apostolo Paolo parla espressamente del corpo come unione di uomini "Poiché, come in un solo corpo abbiamo molte membra e queste membra non hanno tutte la medesima funzione, così anche noi, pur essendo molti, siamo un solo corpo in Cristo e ciascuno per la sua parte siamo membra gli uni degli altri." In questa visione Cristo salvando tutti un po' verticista lo è. E' come l'ultimo neurone che vive in un uomo morente (a livello 3).
Qui gli amici atei o non credenti e anche i credenti, mi salteranno addosso. Ma non pretendo di affermare la verità, ma di proporre solo una congettura coerente con l'evoluzione possibile e anche con il Vangelo. Si può vivere benissimo senza questi ragionamenti. Se il timore è quello di essere esclusi dalla salvezza perchè non si crede, rasserenatevi pure, Gesù Cristo ha sempre preferito gli stranieri, i peccatori, coloro che erano, o si sentivano, esclusi e li ha incitati a disobbedire alla legge del Tempio.
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0 # CARMEN 2011-04-18 00:24
Quando rifletto sulla "nostra missione" cioè come uomini su questa terra, penso anche che essa potrebbe consistere nella ricerca continua e graduale, per livelli appunto, di evoluzione spirituale, come un bellissimo viaggio introspettivo e pragmatico, che, attraverso la sempre maggior conoscenza di se stessi e della vita, la cultura e la maggior consapevolezza su ciò che siamo e su come interagiamo, ci aiuti ad elevarci. Elevarci significa acquistare distacco da ciò che è "basso", affinare le nostre doti naturali e usarle, purificate, per mettersi al servizio di tutto ciò che è fuori di noi e intorno a noi, per "incontrare" l'altro. Per far questo non è necessario chiudersi in un monastero, anzi, al contrario, andare per il mondo, viaggiare anche senza spostamento alcuno. Sono troppo teorica e astratta in tutto questo?
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0 # piero314 2011-04-28 10:54
Quello che tu dici lo ritengo profondamente veritiero. Il tuo pensiero coincide con quello di Teilhard de Jardin che ne "Il fenomeno umano" afferma che:

si parte dalla coerenza irreversibile di tutto ciò che esiste... La distribuzione , la successione e la solidarietà degli esseri nascono dalla loro concrescenza in una genesi comune. Il tempo e lo spazio si congiungono organicamente per tessere tutti e due assieme la stoffa dell'universo.(pag 291).
L'uomo non già centro dell'universo, come avevamo ingenuamente creduto, ma, il che è assai più bello, l'uomo freccia ascendente della grande sintesi biologica. (pag. 300).
Il secolo passato ha conosciuto i primi scioperi sistematici nelle fabbriche. Il prossimo (mia nota: sarebbe l'attuale) non si chiuderà certamente senza minacce di scioperi nella Noosfera. Gli elementi del mondo che rifiutano di servire il mondo perchè pensano... Ciò che si forma e cresce, sotto l'inquietitudine moderna, non è altro che una crisi organica dell'evoluzione. (pag.308).
Non vedo altro modo coerente, e pertanto scientifico, di collegare questa immensa successione di fatti all'infuori dell'interpretazione nel senso di una gigantesca operazione psico-biologica, quasi una specie di megasintesi, la superorganizzaz ione alla quale tutti gli elementi pensanti della terra si trovano oggi individualmente e collettivamente sottoposti. (pag.327).

A me pare bellissimo e coincide appunto con il tuo pensiero.
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0 # Crosstalk 2011-04-14 10:16
Piero, ma uno come fa ad aver paura ad essere escluso da una salvezza in cui non crede? A me sembra che si stia perdendo un pò di vista la logica...
Circa il grande padre della chiesa, tra le altre cose che Paolo ha detto, citerei, per completezza, anche le seguenti minchiate che sicuramente troveranno una loro giustificazione nel mistero che ci circonda:
"Non concedo a nessuna donna di insegnare, né di dettare legge all'uomo; piuttosto se ne stia in atteggiamento tranquillo. Perché prima è stato formato Adamo e poi Eva; e non fu Adamo ad essere ingannato, ma fu la donna che, ingannata, si rese colpevole di trasgressione. Essa potrà essere salvata partorendo figli, a condizione di perseverare nella fede, nella carità e nella santificazione, con modestia. (Timoteo 2-12)
"Se vogliono imparare qualche cosa, interroghino a casa i loro mariti, perché è sconveniente per una donna parlare in assemblea. Forse la parola di Dio è partita da voi? O è giunta soltanto a voi?" (Corinzi 14,35)
"Le mogli siano sottomesse ai mariti come al Signore; il marito infatti è capo della moglie, come anche Cristo è capo della Chiesa, lui che è il salvatore del suo corpo. E come la Chiesa sta sottomessa a Cristo, così anche le mogli siano soggette ai loro mariti in tutto." (Efesini 5,22)
Potrei continuare con gli schiavi e con altre considerazioni socio politiche che poi hanno formato le basi della chiesa cattolica apostolica romana e di tutto il potere, questo sì piramidale, che ha oppresso la cultura umana per circa 2000 anni, ma preferisco piuttosto rispondere a Carmen.

In internet, ogni macchina parla solo con un'altra. quella con cui è fisicamente connessa. Questo si chiama livello fisico. Dopo di che, attraverso salti tra le varie macchine, un'applicazione, ad esempio Skype, fa in modo che un persona parli con un'altra. Questo si chiama livello applicativo, e funziona perchè "sotto" ci sono N macchine che parlano tra di loro. Tra i due livelli non esiste alcuna gerarchia: l'ultimo si dice superiore per l'abitudine di diagrammare i livelli, quando se ne discute intorno ad una lavagna, mettendo in basso i livelli più vicini all'hardware, ma qualcuno fa anche il contrario. Ovviamente, allo stesso modo, non c'è nessun gradiente di cosiddetta "complessità" tra l'uno e l'altro, perlomeno non esiste "a priori". Faccio notare che, se così fosse, questa sarebbe una nuova forma di metafisica, quella a cui appunto mi sembra che stia tendendo il nostro Piero. D'altra parte, sarebbe come dire che, in fisica, il livello dei quanti dovrebbe essere per forza meno "complesso" di quello, ad esempio, dei gianduiotti torinesi. A mio modo di vedere, questi ragionamenti sono pericolosissimi perchè frutto di deformazioni prospettiche dovute alla nostra limitata esperienza quotidiana (la casa è fatta di mattoni, i mattoni sono rettangolari, la casa ha tante stanze, la casa è più complessa di un mattone) che ci possono trascinare in errori altrettanto gravi di quelli che hanno squalificato l'umanità nel secolo scorso - ad esempio il razzismo - e che si basavano su giustificazioni paralogiche analoghe molto adatte a far proseliti. Il concetto di "complessità" inoltre è fumoso, si dovrebbe parlarne solo in associazione al concetto di quantità di informazione: credo che si possa ad esempio affermare che Cicchitto è più "complesso" di una mosca perchè presumibilmente il numero di bit del suo DNA che serve a descriverlo è maggiore di quello necessario a descrivere il molesto insetto: avrei già fondati dubbi su Bondi! Ora, secondo me, non si può semplicemente affermare che il numero di bit necessari a descrivere una mano e le sue funzioni sia necessariamente superiore a quello necessario a descrivere una cellula, che come mi sembra che dica Carmen è di una complessita molto ma molto elevata, e le sue funzioni. Almeno, dovrebbe essere una affermazione da dimostrare, e non da passare per evidente, prolegomeno ad una metafisica che si vuol spacciare per scienza, come appare in questa discussione: a me, per esempio, non è per nulla evidente!
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0 # Pino Gangemi 2011-04-14 13:42
Riprendo solo per un momento i due argomenti che ho trattato in precedenza, evitando di ripetermi su altri, già evidenziati in diversi commenti, che condivido e che non hanno avuto, finora, una convincente risposta da parte di Piero, almeno per quanto mi riguarda (la domanda di pinoipp, ad esempio: perché fermarsi al quarto livello? Oppure la bellissima citazione di Epicuro riportata da Crosstalk). Vorrei capire meglio la relazione tra “alto, nobile e complesso”, proprio perché è difficile definire quest’ultimo termine, a meno di non utilizzare l’alternativa proposta dallo stesso Crosstalk che preferisce, sulle orme del grande Richard Dawkins, parlare di “quantità di informazione”, piuttosto che di "complessità".

Inoltre non volevo offenderti nel paragone con Roberto De Mattei ma mi sembra indubitabile che la tua tesi possa essere interpretata in modo simile, se non propriamente uguale. Nel momento in cui sostieni che “… non potremo mai capire i livelli uguali o superiori al nostro …” (addirittura neanche quelli “uguali”), mi pare evidente che tu faccia riferimento ad una presunta entità metafisica, i cui obiettivi ed intenti sono del tutto al di fuori dell’umano discernimento. Ne consegue che qualunque cosa accada di terribile e malvagio sul nostro pianeta, sia pure per libera scelta degli uomini, rientra in un misterioso ed inesplicabile disegno divino le cui ragioni NON ci saranno mai note a causa della nostra limitata capacità di comprensione. Hitler, Stalin e Silvio fanno parte di questo imperscrutabile progetto: ora sappiamo che, comunque, il nostro attuale Presidente del Consiglio sta svolgendo anch’ESSO una missione che dovrà risultare, per ovvi motivi, più “alta, nobile e complessa” di quella esercitata, all’epoca, dall’uomo di Neanderthal o da un arcaico azteco che praticava sacrifici umani.
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0 # piero314 2011-04-15 00:25
Sulla complessità facciamo cosi': quando pioverà, qualcuno si metterà un mattone in testa per ripararsi e io entrero' in casa; quando farà freddo, qualcuno si mettera' un mattone sotto la maglia e io entrerò nella casa riscaldata. (Non so voi, ma quando ero piccolo i miei genitori mettevano un mattone scaldato sulla stufa a legna, sotto le mie coperte per riscaldarmi). Quando sarà ora di pranzo, qualcuno si appoggerà su un mattone per avvicinarsi al pranzo e io entrerò in casa e seduto su una sedia mangerò sul tavolo di casa mia.
:-)
La metafisica non c'entra con la fisica e il conforto: a me sembra piu' confortevole e più complessa una casa, di un mattone che è un singolo componente della casa. Se poi vogliamo contare, assegnare un contenuto informativo a tutti i costi, in una casa ci sono molti più mattoni e anche altri componenti dell'elemento elementare e adempie a molte altre funzioni di quello che adempie il pur nobile mattone. La missione del mattone a me sembra di livello inferiore alla casa. Per funzionare molti mattoni messi insieme devono avere una relazione tra di loro (tramite il cemento) per esportare le loro qualità di resistenza alla compressione, resistenza alle intemperie, ecc. ecc. unendosi acquistano proprietà che da singoli non riuscirebbero a raggiungere.
Un discorso totalmente diverso è se la casa è costruita nel punto giusto, rispetti l'ambiente, se è stata costruita per resistere alle intemperie, al terremoto ecc ecc e se è giusto che ci abiti io o che non la faccia abitare da qualcun altro, avendo io diverse ville: a Lampedusa, Antigua ecc ecc

Perche' fermarsi al quarto livello. Deformazione professionale. In un filtro recursivo predittivo la storia precedente mi porta a predire poco dopo all'orizzonte degli eventi che sono già accaduti. Se vado molto oltre la realtà divergerà molto dalla predizione.

Su Epicuro, condivido completamente il suo pensiero.
Tuttavia il problema della morte me lo pongo, non come un problema, ma perche' sono una persona curiosa. Ne avevo già trattato qui:
losbavaglio.org/.../...
Non ho ancora pubblicato un breve pensiero in cui il ragionamento mi porta ad affermare che la morte biologica è un bene per l'umanità. La religione non c'entra.

Roberto De Mattei: nessun problema non mi sono offeso, non penso come lui, penso come te.
Sulla difficoltà di capire la nostra missione, ci arrivo per deduzione / predizione: se una cellula non e' conscia della sua funzione che va oltre ai suoi bisogni fisici, (insieme alle altre cellule difende per esempio dalle intrusione dei batteri, trasmette il calore, il dolore, ecc.; se il cuore ritengo non sappia di essere una pompa molto ben progettata che si adatta agli sforzi ecc, ebbene allora penso, per analogia, che l'uomo non conosca la sua vera missione.
Non credo che la missione dell'uomo sia il mangiare, il bere, il riprodursi che è la funzione anche del primo livello, non credo che sia l'adattamento fisico all'ambiente, che è del secondo livello, ma arrivato al terzo livello io sinceramente non vedo chiaramente quale sia la mia missione; non so tu, ma io non la riesco proprio a vedere. Tu mi dirai non c'è, mentre io penso, per la ragioni anzidette, io non la vedo. Pensa che a me piace la montagna, vado in montagna e alla mia età, non proprio più giovanissima, non so perchè lo faccio. Fatico, arrivo alla meta, do' uno sguardo (stravolto) in giro e ritorno alla base. Perchè? Non lo so.

Su alto, nobile, complesso possiamo semplificare.
La natura ha impiegato 3,7 mld di anni solari per arrivare all'uomo che è appena arrivato su questo pianeta. Mi sbagliero' ma un corpo pluricellulare, termostatizzato , con molte funzioni duplicate, che consuma 2.200 calorie (contro le 4.000 dell'uomo di Neandertal), che è in grado di pensare, di modificare l'ambiente per trarne vantaggio, di avere una coscienza, a me sembra un po' piu' complesso di un protozoo, ma anche di un scimpanzè da cui differisce nel DNA solo per un 3%.

Il punto qualificante sai qual'e'? Che, talvolta, l'uomo va anche contro natura, diminuendo lo stato di confusione, di entropia del genere umano. Sai come? con la solidarietà, qualità questa su cui tutti concordiamo. Tutti coloro che leggono / scrivono sullo Sbavaglio concordano sulla solidarietà come valore . A me sembra che questa operazione sia l'anticamera del quarto livello: il bene comune è meglio del bene del singolo. E allora se si hanno occhi per vedere si vedono un sacco di volontari che si dedicano agli altri, gratuitamente, non per guadagnare qualcosa magari in un altro ipotetico mondo, ma semplicemente per ridurre lo stato di disagio di persone meno fortunate dei volontari stessi. I volontari che conosco sono atei, agnostici, indifferenti, credenti: sono lo specchio di noi che stiamo dibattendo questo argomento. Il loro operare è una goccia, ma è pur sempre una goccia.

Hitler, Stalin, quello, non diminuiscono l'entropia di questo mondo, non migliorano o non hanno migliorato questo mondo e quindi sono vincolati irrimediabilmen te al terzo livello. Della loro missione, del loro destino francamente non mi importa.
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0 # Crosstalk 2011-04-15 10:06
Ottimo, ma quello che capita a case e mattoni non è generalizzabile : lo hai capito benissimo! Non ciurlare nel manico, Piero pi greco...:-)
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0 # francesco barbaro 2011-04-16 22:55
Non avevo avuto il tempo necessario per soffermarmi su questo articolo che ripropone il delicato tema dei momenti più difficili dell'uomo, che sono quelli in cui sfugge, o così sembra, la soluzione. In tutto questo ragionare, sforzo al quale inevitabilmente si tende affrontando certi argomenti, paradossalmente mi pare sia stata trascurata la tua considerazione finale, e cioè che forse le risposte alle domande dell'uomo risiedono nell'uomo stesso o in quello che ci circonda. Le paure, le incognite, l'interrogativo sul divenire dopo la morte biologica spiegano la mancanza di soluzione da parte sua e, dunque, la ricerca della soluzione, ma, al tempo stesso, la soluzione "data" dell'aldilà, con la ricompensa, è in rapporto di continuo conflitto con la tendenza dell'uomo a sconfiggere le ragioni dell'aldilà. Che senso avrebbe, infatti, contrastare le malattie, la fame, i disastri (attività verso le quali l'uomo pur con difficoltà è proteso), se la soluzione è prospettata? Non so se risponda effettivamente al vero, ma le cronache del terremoto in Giappone ripropongono anche la lettura del modo di vivere dei giapponesi e, in particolare, del loro spiccato senso comune di correttezza e di civiltà, che si trasforma in un modo "complesso" e nobile, che aiuta il singolo ora e non dopo a ritrovare il movente della propria esistenza. Solo un accenno alla questione della fede. Credo che concorderai che il convincimento e il conforto per un credente possono venire direttamente dal Vangelo. Si è detto di Auschwitz, di Hitler e di Stalin. Ho letto ultimamente un libro sull'eccidio delle migliaia di soldati italiani dell'ARMIR nella campagna di Russia, apprendendo che il Vaticano mandò con i soldati molte centinaia di cappellani militari per sostenere e motivare le truppe iialiane che avrebbero dovuto, con Hitler, sconfiggere il nemico comunista.
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0 # piero314 2011-04-19 19:19
C'e' un bellissimo libriccino sulla nobiltà della disobbedienza civile "L'obbedienza non è più una virtù" di don Milani che racconta del suo intervento contro i cappellani militari che giudicarono vili coloro che manifestavano il diritto di essere obiettori di coscienza. don Milani fece un appassionata difesa pubblica di questo loro diritto e fu querelato da alcuni cappellani militari. Il processo diede ragione a don Milani in un periodo in cui l'obiezione di coscienza era reato.
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