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L'evoluzione dell'anima

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Nella mia ingenuità razionalistica, ritengo  che la teoria dell'evoluzione formulata da Charles Darwin con la pubblicazione de “L'origine delle specie” nel 1859, abbia ricevuto innumerevoli riconoscimenti e prove concrete di assoluta validità da parte dell’intera, o quasi, comunità scientifica internazionale. Esistono ancora persone che insistono nel ritenere veritiero il cosiddetto “creazionismo”, vale a dire un intervento diretto di una o più entità metafisiche che avrebbe determinato l’esistenza della Terra, della vita, dell’uomo e dell’Universo intero. Le  posizioni creazionistiche sono sostenute soprattutto da coloro che insistono sulla necessità di un’interpretazione letterale del “libri Sacri”, in primo luogo della Bibbia – nelle parti contenute nell’antico Testamento – ma anche del Corano e, in modo molto più sfumato, perfino dei Veda. Alcuni, addirittura, insistono nel ritenere che la Terra abbia circa 6.000 anni mentre le più moderne misurazioni scientifiche stimano in circa 4,65 miliardi di anni l’età del nostro pianeta e del sistema solare a cui appartiene. Differenza di poco conto e, naturalmente, opinabile. Una versione più aggiornata della superstizione “creazionista” è il  disegno o progetto intelligente (creazionismo evolutivo o creazionismo scientifico), secondo cui l’evoluzione sarebbe frutto di un processo pilotato, sempre da una divinità, che smentirebbe la selezione naturale. Non mi interessa addentrarmi nella pretesa e assolutamente ipotetica “scientificità” di questa bizzarra teoria ma vorrei evidenziare un altro punto.

 


In un certo momento della vita, sulla Terra compare la prima specie del genere Homo,  l'Homo habilis  a cui seguono, semplificando, l’Homo erectus, l’Homo neanderthalensis,  l’Homo sapiens e, infine,  una sottospecie di quest’ultimo, l’attuale Homo sapiens sapiens (Linneo, 1758), chiamato anche essere umano. Mi pare che questa sequenza temporale sia accertata ed accettata da tutti, scienziati seri e fautori del creazionismo evolutivo.

Prescindendo dalle modalità con cui è avvenuta l’evoluzione (selezione naturale darwiniana o frutto di un “progetto intelligente”), deve esserci stato un momento in cui il genere Homo è stato caratterizzato dalla peculiarità di possedere “un’anima”. La definizione precisa di quest’ultimo termine non è banale e risulta, spesso, piuttosto controversa. Ammettendo la mia assoluta ed ingiustificabile ignoranza sull’argomento, insisto nella semplificazione, premettendo che accetterò qualunque precisazione o correzione di clamorosi errori che potrei commettere da qui in avanti. Ritengo però condivisibile la definizione secondo cui l’anima, se davvero esiste, rappresenta la parte spirituale di un essere vivente, o, più precisamente, consiste della coscienza e della personalità di un essere umano. Dunque, secondo una mia personale interpretazione, un uomo possiederebbe un’anima nel senso di avere la capacità di distinguere il bene dal male e, grazie al libero arbitrio, di esercitare l’uno o l’altro durante la sua vita terrena.

Molti sono convinti che il concetto di anima sia “un’invenzione” del cristianesimo: non è così, è di molto precedente ma acquisisce, tramite questa religione, una particolarità molto speciale. I cristiani credono nella resurrezione dei corpi per cui la separazione dell’anima, dello spirito, al momento della morte fisica rappresenta una specie di “esilio”, nell’attesa della riunificazione con il corpo risorto. In ogni caso, esiste un distacco e dunque un qualcosa che, sia pure  momentaneamente, abbandona il corpo come viene  affermato dallo stesso Gesù Cristo che, prima di spirare sulla croce, dice: «Padre, nelle tue mani consegno il mio spirito» (Luca - 23,46). Dimenticando per un momento l’ingenua rappresentazione riportata dalla Genesi la cui esegesi - o, se preferite, l'ermeneutica, intesa come tecnica per la corretta interpretazione dei testi sacri – fa spesso venire in mente la decodifica, a posteriori, delle criptiche ed esilaranti profezie di Nostradamus, riprendiamo, invece, il tema dell’evoluzione. Quello che mi incuriosisce è tentare di capire QUANDO l’uomo sarebbe diventato, per intervento divino, un inscindibile amalgama di corpo e di anima, di carne e di spiritoL'Homo habilis  aveva già un’anima? E l’Homo erectus o quello neanderthalensis, avevano un’anima? Gli individui che hanno fatto parte delle civiltà Mesopotamica, Egizia, Greca, Etrusca, Olmeca. Azteca, Tolteca, Maya, Chibcha o Inca, avevano un’anima? Ricordiamo che i sacrifici umani, compresi quelli di bambini innocenti, hanno costituito un aspetto importante di tutte, o quasi, le culture e le religioni precolombiane.

Mi domando infine, con neppure troppa ironia, cosa ci possa essere di intelligente in un progetto evolutivo che ha comportato la presenza, nell’Italia dei nostri giorni, di due nuove sotto specie, L’Homo berlusconensis e l’Homo padanensis. ESSO e Umberto, secondo voi, hanno anche loro un’anima che li distingue dall’ominide Australopithecus afarensis?

Ultimo aggiornamento Sabato 06 Agosto 2011 17:02  

Commenti  

 
0 # Crosstalk 2011-04-24 23:52
La risposta è semplice, se l'anima sta nei confronti del corpo come la musica sta al disco: quando il disco si ferma, dove finisce la musica? Quando spegni il computer, dove va il programma? E in che senso musica e disco sono inscindibile amalgama? Ha senso parlare di disco senza musica? O di musica senza disco? E cos'è la musica quando è scritta in uno spartito? E qual'è il ruolo del giradischi, senza il quale il disco rimane senza anima (mi riferisco, per ovvii motivi di rappresentazion e scenica, ai vecchi dischi di vinile e ai vecchi impianti con braccio e testina di lettura). Credo quindi che l'homo abilis avesse un'anima, anche se limitata a semplici strutture ritmiche, riprese poi, nel bunga bunga, dall homo berlusconensis, che deve quindi avere un'anima di circa pari complessità..
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0 # morfeo 2011-04-25 00:28
Il termine anima deriva direttamente dalla parola “animale”, si presuppone quindi stando alla teoria evoluzionistica , l’uomo è anch’esso un animale nel accezione più nobile naturalmente. Secondo ricerche e studi sembra che la radice iniziale dell’uomo prenda origine da una sorta di roditore poco più grande di un topo. Che ha avuto la capacitata di sviluppare alcune parti del proprio cervello per garantire il proprio sviluppo fisico e intellettuale nel corso di milioni di anni sino a trasformasi in altri e diversi esseri che hanno trovato sul pianeta altre attività dovute ai diversi tipi di adattamenti necessari agli ambienti in in cui si sono trovati ad operare, ecco spiegate le diverse evoluzioni avvenute sul pianeta a esseri simili ma non uguali, come ad esempio le diverse specie di scimmie presenti nell’attuale sistema biologico. Non tutti hanno elaborato la stessa capacità evolutiva. Mentre diverse sono state le implicazioni ambientali che hanno visto operare sviluppare e crescere i diversi e vari tipi di homo che si sono affacciati come antenati dell’attuale genere umano. Non possiamo sapere se i milioni di essere umani o presunti tali, o comunque sulla strada di diventare esseri con l’anima, dopo morti siano finiti all’inferno o in paradiso,
ma si presuppone che siccome dal punto di vista estetico somigliavano più ai primati o comunque a Brunetta, che all’uomo probabilmente i credenti hanno pensato bene di spostare in avanti l’orologio della creazione e dell’apparizion e dell’uomo gettando un velo pietoso sul passato evolutivo della specie, troppo complicato anche per sua santità spiegare la presenza dell’ornitorinc o, di ESSO, quindi l’homo berlusconensis e l’homo padanensis non poi così difficile se noi immaginiamo la nostra originale genealogia come un albero che si sviluppa in tutta la sua struttura con tutti i suoi rami, le foglie e altri rami ancora, e poi altri altri rami che si sviluppano in altre parti dell’albero, ma che fanno pur sempre parte della stesso albero e della stessa radice. Ma può essere successo, ed in natura succede che il tipo, e la capacità di crescere e svilupparsi per qualche motivo sia venuta a mancare, carenze di mitocondri, di sostanze, di elementi centrali e fondamentali all’interno dello stesso D.N.A, sostanze e cellule le cui proprietà sono insostituibili e se vengono a mancare indeboliscono le capacita cognitive di qualunque individuo vittima di queste anomalie. Si sono venuti a creare in modo definitivo due nuove entità diverse con un genoma nuovo pericoloso, un virus che potrebbe diffondersi e creare danni incalcolabili,c ervello che più sviluppa riguarda la corteccia primordiale rettile presente nell’insieme del nostro cervello. E se pure Paolo sesto affermava che anche i cani vanno in paradiso sarà molto difficile decodificare il nuovo D.N.A di questi nuovi esseri apparsi , e immaginare che possano avere un anima troppo primordiali e incapaci di esprimere un concetto completo troppo antecedenti alla nostra nonna LUCY più che australopitehec us afarensis,
un virus da distruggere spero di essere stato esaustivo
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0 # CARMEN 2011-04-25 14:44
In senso etimologico, ANIMA significa soffio vitale, spirito, dal greco anemos. In questo senso, anche i simpatici ominidi che ci hanno preceduto nella scala filogenetica, sicuramente ne possedevano una, il che attribuiva una motivazione ad ogni loro azione.

Se consideriamo il fenomeno Homo Berlusconensis e derivati sotto il profilo ONTOLOGICO, possiamo affermare che nei suddetti esemplari, è presente un’anima, che di volta in volta si identifica con l’anima del commercio, degli affari, del possesso, degli interessi, della comunicazione, detta anche anima mediatica quest’ultima. Esiste poi l’anima della TRANSAZIONE, pura merce di scambio, che va dalla compravendita fisica della persona umana ivi inclusa ovviamente quella sessuale, a quella morale; il ricatto e il proselitismo inconsapevoli ne sono gli strumenti.

Il fine ultimo dell’essere in questione, va rinviato, invece, ad una speculazione di tipo ESCATOLOGICO - TEOLOGICO, che per definizione, ci trascende
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0 # FB 2011-04-26 21:58
Per ESSO io ritengo che l'anima abbia subito una battuta d'arresto, ma buon per lui. C'è un detto nostrano che, di fronte alle aperture della vita rispetto ad alcuni soggetti, recita: "hai cchiù culu ca anima". Ecco un esempio pratico di dicotomia materia-anima e di involuzione della seconda rispetto alla prima.
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0 # vincenzoraneri 2011-04-28 22:37
Commento riportando uno scritto di un uomo che aveva una grande anima

Date pure alla vita tutta la vostra attività, tutta la vostra fede, tutto l'abbandono sincero e disinteressato delle vostre migliori energie. Immergetevi pure, creature vive, sul vivo e palpitante divenire umano, fino a sentirvi tutt'uno con esso, fino a riceverlo tutto in voi stessi, e a sentire la vostra personalità atomo di un corpo, vibrante particella di un tutto, corda sonora che riceve e riecheggia tutte le sinfonie della storia che voi sentite cosí di contribuire a creare. Nonostante questo abbandono completo alla realtà ambiente, nonostante questo collegare il vostro individuo al gioco complicato delle cause ed effetti universali, sentite all'improvviso il senso di qualcosa che vi manca, sentite dei bisogni vaghi, e difficilmente determinabili, quei bisogni che Schopenhauer chiamava metafisici.
Siete nel mondo, ma non sapete perché. Operate, ma non sapete perché. Sentite dei vuoti, e desiderereste delle giustificazioni al vostro essere, al vostro operare, e vi pare che le ragioni umane non vi bastino, che risalendo di causa in causa arriviate ad un punto che, per coordinare e regolare il movimento, ha bisogno di una ragione suprema, fuori del conosciuto e del conoscibile per essere spiegata. Proprio come uno che guardando il cielo e risalendo di piano in piano nello spazio che la scienza ha misurato, sente sempre maggiori difficoltà al suo fantastico vagabondare nell'infinito, e arriva al vuoto e non può concepire questo vuoto assoluto, e allora inconsciamente lo popola di creature divine, di entità soprannaturali che coordinano il movimento vertiginoso e pur logico dell'universo. Il sentimento religioso è tutto materiato di queste aspirazioni vaghe, di questi istintivi ed interiori ragionamenti senza sbocco. E a tutti ne rimane nel sangue qualche traccia, qualche fremito, anche a chi piú fortemente è riuscito a dominare queste manifestazioni inferiori, perché istintive, perché impulsive, del proprio io.
Ma è la vita stessa che le vince, è l'attività storica che le cancella. Prodotti della tradizione, depositi istintivi di millenarie epoche di terrore e di ignoranza della realtà circostante, si cerca di rintracciare la loro origine. Spiegarle vuol dire superarle. Farne oggetto di storia vuol dire riconoscere la loro vacuità. E allora si ritorna alla vita attiva, si sente piú plasticamente la realtà della storia. Riconducendo ad essa non solo il fatto ma anche il sentimento, si finisce col riconoscere che solo in essa è la spiegazione della nostra esistenza. Tutto ciò che è storificabile non può essere soprannaturale, non può essere il residuo di una rivelazione divina. Se qualcosa è ancora inesplicabile, ciò è dovuto solamente alla nostra incompletezza conoscitiva, all'ancora non raggiunta perfezione intellettuale. E ciò può renderci piú umili, piú modesti, non già buttarci in braccia alla religione. La nostra religione ritorna ad essere la storia, la nostra fede ritorna ad essere l'uomo e la sua volontà e attività. Sentiamo questa spinta enorme, irresistibile che ci viene dal passato, la sentiamo nel bene che ci apporta, dandoci l'energica sicurezza che ciò che è stato possibile lo sarà ancora, e con maggiori probabilità in quanto noi ci siamo scaltriti per l'esperienza altrui. E la sentiamo nel male, in questi residui inorganici di stati d'animo superati. E cosí è che ci sentiamo inevitabilmente in antitesi col cattolicismo e ci diciamo moderni. Perché il passato noi lo sentiamo bensí vivificare la nostra lotta, ma domato, servo e non padrone, illuminatore e non aduggiatore
Non firmato, Avanti!, ediz. piemontese, 29 agosto 1916, sotto la rubrica «Sotto la Mole». di Antonio Gramsci
Riguardo all'evoluzionismo Basta guardare l'embrione dell'uomo che da pesce e per succesivi stadi diventa mammifero primate
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0 # pinoipp 2011-04-29 02:35
Vorrei tentare di dare una risposta anch'io alla questione posta dal mio amico PG: quand'è che nell'evoluzione della specie, teoria oramai accettata (quasi) anche dai cattolici, viene insufflata l'anima che ci rende immortali e ci distingue così profondamente dai nostri progenitori?
A quale punto della catena evolutiva il Grande Architetto ha deciso di intervenire con l'ultimo, decisivo colpo di pennello (badate bene "sacrificando" i suoi genitori e i suoi nonni, etc)? Quando prende infine corpo, nel lento processo evolutivo, l'umanità "responsabile" dei suoi peccati e si inzia il gran girone dei premi e delle punizioni? ...
Ecco, parafrasando il mio grande e ineguagliabile conterroneo Cetto, risponderò volentieri: ma che m... ne so io?
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0 # piero314 2011-04-29 21:04
Bella domanda, PinoG.
Risposta secca: non lo so.

Risposta articolata:
Andiamo a vedere chi si e' occupato dell'argomento, quello serio. Recentemente un teologo Vito Mancuso ha scritto un libro sull'argomento: "L'anima e il suo destino" con questa prefazione del Card. Carlo Maria Martini, che è tra i più illuminati porporati della chiesa cattolica.
Il card. Martini inizia cosi':
"Carissimo Vito,
hai avuto un bel coraggio a scrivere dell'anima, la cosa più eterea, più imprendibile che ci sia, tanto che si giunge a dubitare che esista. Eppure d'altra parte è la cosa più forte, perché è forte come la vita, come la capacità di tenere insieme questo organismo composto di miliardi di molecole che, se manca il principio ordinatore, incomincia a corrompersi ed entra nella morte.
Tu hai voluto scrivere dell'anima e non solo sostieni che essa esista, ma a partire da essa cerchi di capire qualcosa sul futuro dell'uomo, sul futuro dell'umanità. ...".

A me sembra che il card. Martini abbia inquadrato il problema.

Se proprio volete sentire il mio modestissimo parere, cerco di condividere con voi i miei ragionamenti.

L'universo è nato ed è in espansione da 13,72 miliardi di anni e, secondo le ultime conclusioni degli scienziati, negli ultimi 5 milioni di anni (età del nostro sistema solare) tende ad accelerare.
Sembra che l'universo sia in espansione e la sua densità sia maggiore di quella che si vede (solo il 5% dell'universo è “coperto” dalla materia). Il rapporto è 6-7 volte più denso di quello che dovrebbe essere: per fornire una spiegazione gli astrofisici hanno inventato la materia oscura, che copre il 30% dell'universo, e l'energia oscura, che copre il 65% dell'universo: una materia e un'energia che c'è ma non si vede.
La mia congettura, che l'Universo sia espanso anche nelle altre dimensioni oltre alle tre a cui noi abbiamo accesso con i nostri sensi, spiegherebbe la massa maggiore delle galassie. Questa congettura l'avevano già proposta un gruppo di fisici nel 2004 cercando un'interpretazione dell'universo senza bosone di Higgs. Infatti nel 1964 Peter Higgs per spiegare le masse delle particelle a riposo aveva introdotto questa ipotetica particella che prende il suo nome.

La vita sulla nelle sue forme primordiali è comparsa molto lentamente, si è evoluta in forme sempre piu' complesse, più organizzate secondo uno schema che può essere riassunto nell'impostazione a livelli del mio articolo losbavaglio.org/.../...

La vita si è evoluta in diverse dimensioni, a cui i nostri sensi hanno accesso e altre a cui i nostri sensi non hanno accesso: anche noi faremmo parte di questo universo più complesso di quello che vediamo e percepiamo.

L'anima sarebbe associata a qualsiasi essere vivente in forme più complesse a mano a mano che la vita diventa più complessa. L'anima di una cellula animale o vegetale sarebbe molto più semplice dell'anima di un uomo. La coscienza sarebbe una proprietà molto evoluta dell'anima. L'insieme delle coscienze sicuramente apparterrebbe al quarto livello: quello della parte comune del fenomeno umano e sarebbe in formazione continua come noi a mano a mano che cresciamo in conoscenza siamo più consapevoli di quello che stiamo facendo.

In questa visione sarebbe chiaro che ogni essere vivente ha la sua anima, anima che cresce a mano a mano che aumenta la nostra consapevolezza e quindi non ci sarebbe un momento dell'evoluzione in cui è nata l'anima , ma l'anima elementare sarebbe nata con la prima cellula che si è formata su questo pianeta.

L'anima per gli animali/vegetali pluricellulari sarebbe l'elemento d'unione e di riferimento nel tempo dell'individuo vivente in questo spazio tempo. Alla morte del corpo nessuno può dire con certezza cosa succede; i cristiani hanno la speranza che ci sia una vita oltre la vita e questa avrebbe l'anima come punto di coagulazione.

L'intervento divino? Secondo la mia congettura della vita a livelli, non è possibile conoscere particolari sui livelli superiori al nostro, siamo come formiche che volessero capire come e' fatto il nostro cuore, il cuore degli uomini: sono prive di informazioni e di sapienza.
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0 # PG 2011-04-30 19:58
Sulla risposta secca non ho nulla da eccepire: mi sembra onesta e pragmatica.

Riguardo alla risposta articolata, invece, sono rimasto molto sorpreso e quasi sconcertato.

Non ho ancora letto il libro di Vito Mancuso "L'anima e il suo destino" con la prefazione di Carlo Maria Martini. Lo farò, di sicuro, a breve, perché provo grandissima stima per il cardinale illuminato e per il teologo “eretico”, di cui ho già apprezzato altre pubblicazioni che mi hanno sempre molto coinvolto, pur non modificando la mia opinione sui problemi di fondo. Credo, ancora, che Mancuso sia stato molto fortunato a non nascere durante gli anni bui della Santa Inquisizione, altrimenti avrebbe di certo assaporato le torture ed il rogo che l’allora Madre Chiesa Cattolica, Apostolica e Romana magnanimamente dispensava alle pecorelle smarrite, aiutandole a purificarsi tramite il fuoco.

Nel mio articolo, però, io non intendevo disquisire sull’anima, sul fatto che esista davvero o meno, sia pure intesa come “… la cosa più eterea, più imprendibile che ci sia, tanto che si giunge a dubitare che esista …”.
Comincio con il ripetere, solo perché sono estremamente pignolo (probabilmente anche un pochino “scassa minchia”), che l’età del nostro pianeta e del sistema solare è valutata in 4,65 miliardi di anni e non in 5 milioni di anni, come hai scritto probabilmente per un errore di battitura. Tant’è che l'origine della vita sulla Terra è collocata in un periodo compreso tra i 4,4 miliardi - data della comparsa dell’acqua - e i 2,7 miliardi di anni fa.

Secondo la tua opinione “… ogni essere vivente ha la sua anima, anima che cresce a mano a mano che aumenta la nostra consapevolezza e quindi non ci sarebbe un momento dell'evoluzione in cui è nata l'anima ma l'anima elementare sarebbe nata con la prima cellula che si è formata su questo pianeta …”. Dunque esisterebbe davvero, da quanto scrivi, una concreta “evoluzione dell'anima” che procede di pari passo con l’evoluzione delle specie. Immaginare che la primordiale forma di vita esistente sul pianeta Terra avesse già un’anima, altrettanto primordiale, mi lascia basito, anche perché, forse a causa della mia abissale ignoranza sull’argomento, non mai letto o ascoltato una simile tesi esposta da un cristiano e, ancor di più, da un cattolico. Dal poco che conosco, alcune culture che si ispirano all’animismo ammettono che tutti gli esseri viventi e, addirittura, anche alcuni non viventi abbiano un'anima. Ma la teologia ebraico-cristiana è decisamente focalizzata sull’uomo, “creato da Dio a Sua immagine e somiglianza”, piuttosto che sugli esseri viventi in generale, sugli animali o sui vegetali. Mi risulta sconvolgente il pensiero che cogliendo una semplice margherita io possa determinarne non solo la morte fisica ma anche la morte della sua anima o, bene che vada, la sopravvivenza di quest’ultima in attesa della resurrezione del “corpo” del fiore. Analogamente, dovrei evitare di assumere qualunque antibiotico o, paradossalmente , eliminare il mio sistema immunitario che, attimo dopo attimo, fa strage di milioni di batteri innocenti e della loro anima. E che dire, poi, di un essere molto più evoluto qual è la zanzara, per la quale nutro un’avversione totale e che, all’occasione, spiaccico senza pietà ovunque me ne capiti l’occasione, nelle caldi notti d’estate?

Fermiamoci alla risposta secca, caro Piero: mi pare molto più convincente e condivisibile.
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0 # piero314 2011-05-10 11:59
E' vero è un refuso: l'età della terra si calcola in miliardi di anni e non in milioni.
pubs.usgs.gov/.../age.html

Non sono il primo a ipotizzare l'anima come soffio vitale, la stessa parola anima, significa vento, soffio.
E' vero che l'insegnamento classico della teologia ebraico-cristiana indica solo l'uomo come depositario dell'anima e se turba pensare in modo diverso, fermati pure a questo, ma ricordo che certi studiosi come Teilhard de Chardin e lo stesso Vito Mancuso riflettendo il primo sull'evoluzione degli esseri viventi e la comparsa della coscienza e il secondo sulle proprietà dell'anima, hanno per lo meno ammesso la possibilità di una sua estensione a tutti gli esseri viventi. Tutti coloro che hanno affermato questo sono stati messi all'indice dalla Chiesa, (Teilhard de Chardin fu accusato di panteismo), ma ricordo che anche Galileo lo fu, solo che qui è un po' più dura dimostrare questa tesi.

cvm.qc.ca/.../... L'indice dei libri proibiti fu abolito dalla Chiesa Cattolica solo nel 1966 con la fine dell'inquisizione romana e con l'introduzione della “Congregazione per la dottrina della fede”: vatican.va/.../... .

A me sembra logico pensare a un universo che si espande in molte più dimensioni di quelle a cui i nostri sensi hanno accesso; dimensioni nelle quali qualche parte di noi appartiene.
Il metodo scientifico insegna che ci debbano essere una o più prove pratiche, una o più dimostrazioni, verificabili sperimentalment e da diversi gruppi di studio, per la convalida di una teoria. Questo è valido nelle dimensioni a cui noi abbiamo accesso diretto con i nostri sensi, molto più difficile per quelle dimensioni a cui noi non abbiamo accesso diretto. Come dimostrare l'esistenza di un'emozione, di un sentimento? come misurarle?
Nel momento che decidi di cogliere una margherita è stato dimostrato che la pianta ha uno shock, prima ancora che tu lo faccia: essa sviene dallo spavento.
www.bio.net/.../004565.html
guardian.co.uk/.../...
In ogni caso l'anima, non soffre, appartiene a una dimensione diversa.
Il credente può pensare che esistendo un Essere superiore l'anima tenda a congiungersi con Lui e quindi soffre, se questo non avviene.

Il condividere i propri pensieri ritengo sia un atto positivo che puo' aprire nuove prospettive per tutti, per chi li propone e chi li riceve.
La risposta secca e' molto più semplice e meno impegnativa per tutti: non ci espone e non ci fa riflettere.
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0 # pinoipp 2011-04-30 00:13
Sulla concezione di anima come soffio vitale, penso, possiamo tutti convenire. Così facendo diamo un'anima a noi stessi, ai gattini di Eugenio, alle lumache, ai barbagianni, alle zecche e a Emilio Fede, tanto per dirne alcuni.
I problemi, e i distinguo, sorgono quando quell'anima la vogliamo immortale. Per tutti immortale? E per chi sì e per chi no? E perchè sì e perchè no?
La risposta che mi soddisfa di più è quella che toglie a tutti quella fastidiosa proprietà.
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0 # Crosstalk 2011-04-30 00:31
NO, EMILIO FEDE NOOOO!!!!!
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0 # piero314 2011-04-30 00:55
Non riesco a togliermi nemmeno una molecola, una proteina, un atomo, un raffreddore, dal mio corpo figurarsi se posso aggiungermi o togliermi una proprietà. Puoi forse tu cambiare il colore della tua pelle? Aggiungere un istante o togliere un attimo della tua vita?
Figurarsi se possiamo fare questo ad altri. Mi sa che ci piaccia o meno dobbiamo accettarci per quello che siamo, con tutte le nostre contraddizioni, dubbi, certezze (se ne abbiamo) e tutte le proprietà buone e cattive, note e non note, che ci fanno unici rappresentanti del fenomeno umano. L'unica cosa che possiamo fare è rendere il soggiorno sul nostro pianeta un po' più o un po' meno solidale con gli altri appartenenti al medesimo fenomeno. La nostra azione può migliorare o peggiorare la vita di chi ci sta vicino. Esso migliora la sua a spese di tutti gli altri, noi, condividendo le domande, i pensieri, cerchiamo di capirne un po' di più sulle ragioni della nostra esistenza.
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0 # CARMEN 2011-04-30 10:48
Vista la natura immateriale dell'anima, perchè non riuscire a pensare che un 'orma di noi, del nostro passaggio sulla terra, e di ciò che abbiamo lasciato agli altri di noi stessi,attraver so le nostre azioni, i pensieri, le idee e i sentimenti, non riesca ad infirmare permanentemente la realtà fisica, dopo di noi?
In fondo, dopo la morte di qualcuno che ci è stato vicino nella condivisione di tutto ciò che fa parte dell'esperienza terrena, non sentiamo ancora presente e viva la persona che non è più in vita?
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0 # piero314 2011-04-30 12:04
Il prof. Veronesi, che non è un credente, afferma che è giusto che ci sia la morte fisica e che noi in qualche modo passiamo le nostre informazioni specifiche attraverso il DNA ai nostri figli, ai nostri nipoti, ai nostri discendenti. Addirittura l'ateo James Watson, che insieme a Francis Crick fu lo scopritore del DNA (Molecolar structure of Nucleid Acids, J.Watson, F. Crick; Nature Apr. 1953 pag 737 nature.com/.../watsoncrick.pdf ; come si può vincere un premio Nobel scrivendo anche una sola pagina!!) , scrisse: “…viene voglia di chiedersi se questo nastro attorcigliato di zuccheri e basi puriniche e pirimidiniche sia, effettivamente, Dio. " (da: creation.com/.../).
Se cosi' fosse sembrerebbe che tutto sia predeterminato e l'individuo non porta nessuna sua personale orma nella trasmissione della vita; in realtà anche solo in questo ragionamento, tutto laico, non si considera l'RNA. Infatti il patrimonio genetico umano, costituito da circa 20.000 geni, è irreversibile ed e' custodito nel DNA; tali geni vengono accesi o spenti in funzione dei cambiamenti ambientali da fattori reversibili come la metilazione del DNA o l'acetilazione degli istoni, senza cambiare la sequenza del DNA stesso. Questi fattori interessano il fenotipo e non il genotipo.
L'accensione o lo spegnimento del gene corretto al tempo giusto fa la differenza tra un procedere corretto della vita delle cellule o l'insorgenza della malattia.
Con un'altra similitudine la genetica è come un libro scritto nel DNA, che sarà sempre lo stesso in tutte le copie, mentre l'epigenetica, che interessa l'RNA, è l'interpretazione del singolo individuo che legge il testo con le proprie emozioni e le proprie proiezioni del libro stesso (Thomas Jenuwein epigenome.eu/en/4,14,71 ).
Anche la scienza ufficiale ha scoperto l'importanza dell'individuo (l'orma) nel fenomeno della continuazione della specie umana. La mia congettura è che l'orma sia presente su molte dimensioni e non solo su quelle verificabili dai nostri limitati sensi che disponiamo.
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0 # CARMEN 2011-05-01 21:36
Perchè "in una sola pagina...", dal mio vecchio testo di Biologia Generale, da me studiato ai tempi dell'Università, ho tratto questa mini bibliografia che ti indica dei testi, sia di Biologia Molecolare che di Biologia Genetica.
Watson J.D., Molecular Biology of the Gene (Benjamin, New York 1965) definito un libro bellissimo e di lettura non difficile;
Crick F. H. C., On Protein Synthesis, Simposia Exper. Biol., vol. 12 (1958).
Così, la doppia Elica del DNA non avrà più segreti!
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0 # piero314 2011-05-02 01:10
Perché la pubblicazione base è del 25 aprile 1953 nature.com/.../watsoncrick.pdf cliccaci sopra e vedrai che e' proprio cosi', e non dopo, in una pagina appunto, interpretando correttamente una radiografia, il Nobel arrivò 9 anni dopo nel 1962.
Vedi anche: en.wikipedia.org/.../... e en.wikipedia.org/.../... al paragrafo "1951–1953: DNA structure".

La particolare forma a elica del DNA mi ha incuriosito e ci ho fatto anche qualche riflessione: a mio parere c'è un nesso tra spirale di Fermat, la serie di Fibonacci, la chiralità che generalmente è destrogira, la crescita delle inflorescenze dentro la testa di un Helianthus annuus var. macrocarpus (girasole), alfa la costante adimensionata della struttura fine della fisica atomica e le galassie a spirale tipo Vortice.
Sembra un un miscuglio pazzesco, ma si rifanno ad una unica legge; un po' come la legge della gravitazione universale (legge di Newton) , la legge dell'elettrostatica e del magnetismo che sono unite da un medesimo simbolismo. In questo secondo caso la cosa era già stata notata da personaggi illustri che hanno provato a dare una spiegazione la cui ricerca dura tuttora.
In tutto questo percepisco anch'io un'orma.
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