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Dell’integrazione

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Mi raccontava una signora, che incontravo al bar quasi ogni mattina, che tra le giovani generazioni non c’è tutta quella rabbia razziale che ci raffiguriamo.

Era bene informata quella signora, perché era un’insegnante e lavorava in scuola ad alta affluenza di bambini stranieri. C’era invece, secondo lei, molta più resistenza negli adulti, genitori e insegnanti, ad accettare la presenza di gente proveniente da chissà dove. Lo sport di sbolognare il marocchino al collega del corso più sfigato era abbastanza diffuso, diceva lei. Non ne andava molto fiera perché detestava parlar male della categoria, ma si sa che ogni tanto qualche mezza verità sfugge.

E anche molti genitori esprimevano qualche riserva nel vedere il proprio figlio inserito in una classe con “negri, musulmani, rumeni, cinesi e andicappati”. “Mica per altro, – dicevano – ma i bambini che hanno certi problemi dovrebbero andare in classi speciali, così non si troverebbero male e non resterebbero indietro…”.

Tra ragazzini, invece, – diceva sempre quella signora – le cose filano più lisce. Più sono piccoli e meno fanno caso se il loro compagno ha un colore strano o parla in maniera incomprensibile. Tra loro si capiscono a meraviglia e se proprio devono litigare, lo fanno per motivi seri: uno spintone dato a caso, una matita in mani diverse, una merendina sbriciolata sul pavimento.

Mi raccontò un volta che un suo alunno, un ragazzino di famiglia razzistissima, aveva legato con un ragazzo rumeno.  Un giorno, però, in un tema aveva scritto che “bisognava mandare a casa loro tutti gli stranieri, soprattutto rumeni e albanesi perché erano dei delinquenti”. Gli era stato chiesto se voleva mandare a casa anche Florin il suo amico “Nooo, – aveva risposto costernato – Florin è amico mio!”.

L’educazione è importantissima, mi diceva la signora. Quel ragazzino parlava come sentiva dire in casa, ma il suo animo sapeva scegliere gli amici senza regole particolari.

Ma allora, mi domando io, tutto questo gran ciarlare sul tema dell’integrazione, a chi è rivolto? Secondo me, nemmeno agli adulti, stando alle ultime notizie del telegiornale. Hanno arrestato, non ricordo bene dove, un gruppetto di tizi dediti allo sfruttamento della prostituzione: un rumeno, un albanese e un italiano, che collaboravano d’amore e d’accordo.  E un altro tale - denominato il killer seriale delle prostitute - non faceva alcuna distinzione di razza o provenienza con le escort. Le infilzava indistintamente con la sua balestra, sia che fossero rumene, sia che fossero italiane...

Commenti

avatar CARMEN
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Io penso che un pò malati di razzismo, in Italia, forse lo siamo ,in forma e proporzioni diverse, un pò tutti.Come ci mancano le conoscenze di tanti aspetti della cultura così non conosciamo e non comprendiamo fino in fondo cosa vuol dire integrazione,
perchè non ne abbiamo ampia esperienza. In fondo è il mondo del lavoro che fornisce le maggiori occasioni di confronto con questa nuova realtà... ma se , in Italia, il mondo del lavoro è precluso ai più... il problema resta e si ingigantisce.
Io faccio riabilitazione a due bimbi extracomunitari e, conoscendoli, cominciando a capire il loro vissuto, quando mi accosto ai loro corpi scuri, neanche lo vedo, visivamente parlando, il colore diverso della loro pelle, mi sono gradualmente integrata con loro, una simbiosi, così come con gli altri
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avatar morfeo
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Io quando avevo l'ipresa di pulizia ho lavorato con uomini e donne di mezzo mondo dai sud americani ai rumeni agli africani, di mezza africa, non mai trovato gente più buona disponibile ed intelligente mi sono trovato ottimamente, certo qualc'uno non era molto brillante, ma niente di grave, il razzismo è un modo del potere per giustificareviolenze e sopraffazzione e rischia di diventare un germe pericoloso ma non sono certo i giovani e i bambini, i portatori sani e no esistono fra gli adulti legati alla mentalita che il più debole deve soccombere
e il potere su questo disegna il più delle volte i proprio futuro io per esempio non sopporto i fascisti che faccio' già ma questi non sono una razza...












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avatar Pino Gangemi
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L’integrazione, in Italia, è parola quasi sconosciuta o, comunque, ambigua. Molti la intendono solo come l’applicazione del “calcolo integrale”, indispensabile per ricavare il valore dell’area “A”, delimitata da una curva e dall'asse delle ascisse in un piano cartesiano. Quanti, in questo Paese, applicano gli “integrali”? Pochissimi, credo. Anch’io, per farlo, dovrei studiare nuovamente alcuni capitoli di analisi matematica. Ne consegue che piuttosto che “integrare” preferiamo “respingere”, magari in Libia.
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avatar Aladino
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Ho saputo che, come ogni annol, a regina Fabiola del Belgio ha ricevuto minacce di morte e le è stato comunicato che verrà utilizzata allo scopo una balestra. Che vada di moda? Almeno in questo caso non c'entrano italiani. E' una faccenda tutta belga. Anche lì, e da un bel po' di tempo, ci sono distinzioni e "campanilismi". Tutto il mondo è paese...
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avatar pinoipp
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Piaccia o non piaccia da qui al 2060, secondo un recente rapporto della Commissione europea, l’Italia ospiterà altri 12 milioni di immigrati (oggi sono meno di 1,5 milioni). Di questo dovrà occuparsi la politica senza isterismi e falsità.
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Ultimo aggiornamento Martedì 20 Luglio 2010 21:00  
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