Domani ricorre l'anniversario dei tragici bombardamenti atomici su Hiroshima e Nagasaki.
“Le loro grida mi abitano le orecchie
A tuttoggi, sessant’anni dopo”, disse
“A quel tempo ero quel giovane, sciocco soldato
Che, l’8 agosto 1945,
Due giorni dopo che hanno sganciato la bomba atomica
Si era affannato a sollevare
L’ombra della bambina fusa
Stampata
Sul marciapiedi.”
Umile, continuò a raccontare
Perché per tutto il mondo
La gente smettesse di coprirsi le orecchie
Per non sentire le grida
Delle due sorelle irachene
- Quindici e sedici anni -
(Ignoti i nomi,
Di nessun rilievo per la stampa)
Massacrate
Dai soldati
Che avevano visto
Un ramo spostarsi
Nel bosco
Mentre le due sorelle
Raccoglievano legna
Per accendere il camino
Nel dicembre più freddo
Degli ultimi cinquanta anni.
Il vecchio gentil uomo giapponese già da un pezzo
Non più giovane sciocco soldato proclamò
“Le loro grida mi abitano le orecchie
E le sento
Ancora più forti del rock
A massimo volume
“We are the champions”
(signori dello spazio, prossimamente
Dell’universo)
Emesso da un carrarmato
Corrazzato d’uranio impoverito
Che cieco strombazza
Per le vie di Falluja.
Le loro grida mi abitano i timpani
Mai che se ne vadano a letto
Mai che mi si accoccolino comode
Nell’incurvatura dell’orecchio
In un mormorio rassegnato
No, scorticate, come il primo giorno
Urlano
Per farsi sentire
Incollerite, mal disposte al perdono,
Stupefatte, inorridite.
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