LO SBAVAGLIO

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I Canti di Morfeo

La speranza

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Stiamo seduti ad aspettare il treno

Qualcuno s’alza sente l’illusione

Come se fossimo tutti alla stazione

Con le valigie pronte nelle mani

Ma son cent’anni che dicono

Domani …

Sino i bambini si sono addormentati

Quelli cresciuti se ne sono andati

Restano i vecchi sedotti e abbandonati

Da questo treno che non arriva mai

Anche le donne che non fanno figli

Hanno lasciato a casa le valigie

Hanno deciso … sulla speranza

Contiamo un’altra volta

Meglio costruire adesso  la rivolta.

 

 

 

Copyright Antonio Catalano aprile ’10


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Ultimo aggiornamento Venerdì 20 Agosto 2010 16:48
 

Il viale delle belle donne

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Sono come arie lontane le donne … 

Coperte di mille pensieri e paure 

D’incontri notturni che sembran 

Convegni d’amore venduti, comprati 

Trovati negli angoli scuri di amare 

Città promettenti di sogni cercati 

E rubati al primo risveglio più amaro 

Come un giorno di morte vissuta 

E mai finita che al sonno concede 

Soltanto l’antica illusione di un canto 

Che  sembrava un raggio di vita 

Poi trasformato in un pianto 

E  quando al mattino ogni corpo 

Ha subito il martirio, là sullo sfondo 

Alla fine del tragico viale si alzano braccia 

Intonano un canto con la danza di antiche tribù 

Diventano stelle che appese agli steli 

Dei primi raggi di sole mostrano i corpi 

Segnati e sul viso l’urlo di Munch. 

 

Copyright Antonio Catalano Luglio '10

 


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Ultimo aggiornamento Mercoledì 07 Luglio 2010 14:24
 

La mia isola

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Non era stata un tempo abbandonata

Onde felici giocavano coi sassi ancora giovani

Conchiglie sulla spiaggia

Scambiavano i messaggi fra di loro

Erano vive e spinte dalla sabbia

Incoraggiate mostravano la rabbia.

 

Bisbigliano fantasmi fra le dune

Voci insistenti che non hanno sonno

Versi inquietanti, è il vento

Che li smuove strusci dei rovi

Che  non dormon mai con queste

Barche che fanno il via vai.

 

E’ notte fonda e  ci sono ombre

La luna per paura si è nascosta

E nonostante io le chiedo aiuto

Non riesce a fare neppure capolino

Stanche lanterne da barche addormentate

Sembrano lucciole stravolte ed ubriacate

Da questa notte di fate già scordate

Strane sirene che invece di vestirsi di poesie

Si sono travestite da stralunate arpie.

 

In questo posto dove sembra bello

La notte è buia è fredda ed il confine

Si perde sempre dove il tuo sguardo

Senza motivo non  arriva mai

E tu sei solo in mezzo a questo

Immenso, davanti è buio e dietro

Fa paura con quelle voci che impone

La natura.

 

Ci sono istanti che non senti niente

Soltanto i tuoi pensieri sembran vivi

Provi a parlargli ma non dicon niente

E il  tuo cervello come sulla spiaggia

Un cimitero di conchiglie morte

Non era stata un tempo abbandonata

Onde felici giocavano coi sassi

Quest’isola di fiori e tanti frutti

Con alberi forti orgogliosi ed alti

Ove soltanto aquile felici sbattevano

Le ali dalla gioia.

 

E la mia anima felice insieme a lei

Volava in alto sino dove il cielo

S’incontra con il sole a far l’amore.

Io sono qui ad aspettare un mare

Che se n’è andato in cerca di una riva

Ed una spiaggia che non lo lasci più

Perché sdraiato sulle conchiglie morte

Sopra gli avanzi di pesce putrefatto

In mezzo a schegge e gusci di molluschi

E barche e remi e reti abbandonate mi

Sento male e non ci voglio stare …

 

Guardo il mio mare nascosto dentro

Il buio e la mia isola che non ha futuro

E mi domando che ci resto a fare …

 

 

 

                  Copyright Antonio Catalano aprile ’10


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Ultimo aggiornamento Venerdì 25 Giugno 2010 10:50
 

La rabbia

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E’ goccia silenziosa … è forte

Che picchia nella mente

Ad ogni ora

E scopre in ogni goccia

La sua goccia

Quella più giusta

Per vivere in eterno

E’ come acciaio non si consuma

Mai.

Quanto rumore combina nel silenzio

In me è cresciuta quand’ero piccolino

Quando adulto son diventato grande

Perché immensa ho visto

L’ingiustizia

E dentro è molta

Non finisce mai

Quella che resta

Quando sarò morto,

La lascio ai figli

Per non fargli un torto.

                                          

 

                Copyright Antonio Catalano aprile ’10


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Ultimo aggiornamento Giovedì 03 Giugno 2010 14:53
 

Oltre

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Sempre più fredde le primavere intorno

Se pure verdi e colorati i prati sembrano

Autunni mai desiderati, anche l’autunno

Prodigo di frutti lascia un alone di malinconia

Mi stanca gli ossi e inumidisce gli occhi

Per la foschia che la natura infonde

E la calura d’inizio primavera prima m’illude

E dopo m’abbandona ai miei silenzi, ai desideri

Incolti, a questo sguardo  che sempre più

Lontano cerca un motivo per tirare avanti.

Seduto oggi sopra una panchina, sento i

Rumori amari d’officina, sento le voci

I colpi di martello e la sirena per entrare dentro

Gente che ride o urla per la gioia sempre cercata

E forse mai trovata e le battaglie per cambiare

Un mondo che ogni giorno ci conduce a morte

Segnati come siamo da un destino che il mondo

Dei padroni ci ha donato quando neppure

Gliel’abbiamo chiesto e lotto sempre vivessi

Un solo giorno che gli ultimi minuti sono

I loro per la rivolta che voglio costruire

E non m’importa se non lo vedo io

Il sole nasce anche se son morto.                              

 

 

Copyright Antonio Catalano Maggio 10


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