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Altri Poeti

Viaggio dall’Eritrea - Zerai ed Abiel

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Lo volevan morto

una morte silente

gli volevan dare,

si, niente lamenti

e gettarlo in mare.

 

Lo volevan morto

son senza pudore

ma avevan torto

è acre l’odore

sì avevan torto

se per nulla si muore

è acre l’odore

se per nulla si muore

è acre il dolore.

 

Lo volevan morto

ma quanto dolore

per uno che fugge

di colpo la vita

si danna, si strugge

si vuol farla finita.

 

Lo volevan morto

per non fargli mangiare

a ragione o a torto

un pezzo di pane

lo volevan morto.

 

Zerai ora ha capito

il suo viaggio è finito.

Non ha più sognato

è stanco e sfinito

ma finalmente è arrivato,

ma Abiel è sparito

il suo viaggio è finito.

 

Melopoli – marzo 2011

 

Kapo

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Ripensando in questi giorni al rimbalzo mediatico della cronaca avente per oggetto le donne, mi sono soffermata sul doppio ruolo che, spesso, la figura femminile assume, cioè quello di vittima–carnefice al tempo stesso, in situazioni estreme, di grandi tragedie personali ed epocali che possono modificare il concetto stesso di dignità e morale.

E’ quanto è accaduto, ripetendosi, più volte nel percorso socio–politico della Storia e che ha trovato, forse, nel Nazismo la sua massima espressività; ma è quanto accade anche oggi e vediamo passare sotto i nostri occhi, certo, con maggiore volgarizzazione, ma non per questo con minore drammaticità e pathos, nelle molteplici figure femminili carnefici più o meno consapevoli e vittime di un potere oscuro di destrutturazione  e asservimento della loro personalità.

L’utilizzo del potere è sempre legato ad una ferrea logica utilitaristica che rende arduo il discernimento tra Giusto e Sbagliato e così l’Uomo diventa un essere chiuso in se stesso, perso nell’egoismo della sopravvivenza in un mondo votato allo sterminio dell’etica e della giustizia.

 

Ultimo aggiornamento Lunedì 08 Novembre 2010 14:42
 

ottobre 1975, da Postkarten - Poesie 1972-1977

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A pochi giorni dalla morte del poeta Edoardo Sanguineti pubblichiamo questa poesia-ricordo tratta da da Postkarten - Poesie 1972-1977 e inviataci da Francesco Barbaro.

Brucia e brucia! come ha detto quel tale (è aneddoto storicamente garantito:

e, per il mio gusto, di prima scelta), quando è ritornato nella sua villa, in Serbia,

nel '42 (e i partigiani, che avevano fatto la cucina, lì dentro, di fresco,

gli avevano acceso il fuoco, in biblioteca, anche per scaldarsi, naturalmente,

e lo avevano alimentato con i libri):

                                            brucia e brucia! come ha detto quel tale,

dunque, dando un calcio a un volume superstite di una pregiata edizione delle Oewres

complètes   di  Voltaire, scaraventandolo nel pieno delle fiamme:

                                                                                  brucia e brucia!

ha detto, perché tutto è incominciato con te: (e tu che leggi questi versi, adesso,

vedi un pò tu, che sai, se li degni, per caso, di un fiammifero):

                                                               (Edoardo Sanguineti, 1930-2010) 

Ultimo aggiornamento Lunedì 24 Maggio 2010 10:27
 

Christmas Standdown

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Phil Rushton ci ha fatto pervenire, su nostra rischiesta, la versione originale di "Licenza natalizia" pubblicata mercoledì scorso.

 

Christmas Standdown

They brought us in for the truce
and we got drunk, on our ass drunk.

Ultimo aggiornamento Sabato 27 Marzo 2010 08:58
 

Licenza natalizia

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L'amico Philip Rushton, saggista inglese, già autore del libro "Riportiamoli a casa", raccolta di lettere di protagonisti della campagna che ha assunto il nome di Bring Them Home Now! (Riportiamoli a casa ora!) sul dissenso militare nelle forze armate USA durante la guerra in Iraq, fenomeno pressochè sconosciuto in Europa, ci fa pervenire una poesia di un soldato USA durante la guerra del Vietnam, facente parte della raccolta che costituirà il libro di prossima uscita dell'autore.

Ci richiamarono per la tregua

e ci ubriacammo, sbronzi con il culo per terra.

Dopo aver impallinato l’albero di natale

inviatomi dalla mia ragazza,

ed esserci fatti un sacco di fumo cambogiano,

a testa in giù

abbiamo messo il luogotenente nel pisciatoio,

dando la colpa a lui, o piuttosto, alla sua uniforme,

perché eravamo lì,

e non a casa, ad aprir regali,

a farci coccolare e toccare

dalla nostra ragazza, sotto l’albero.

Ultimo aggiornamento Sabato 27 Marzo 2010 08:59
 



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