L'amico Philip Rushton, saggista inglese, già autore del libro "Riportiamoli a casa", raccolta di lettere di protagonisti della campagna che ha assunto il nome di Bring Them Home Now! (Riportiamoli a casa ora!) sul dissenso militare nelle forze armate USA durante la guerra in Iraq, fenomeno pressochè sconosciuto in Europa, ci fa pervenire una poesia di un soldato USA durante la guerra del Vietnam, facente parte della raccolta che costituirà il libro di prossima uscita dell'autore.
Ci richiamarono per la tregua
e ci ubriacammo, sbronzi con il culo per terra.
Dopo aver impallinato l’albero di natale
inviatomi dalla mia ragazza,
ed esserci fatti un sacco di fumo cambogiano,
a testa in giù
abbiamo messo il luogotenente nel pisciatoio,
dando la colpa a lui, o piuttosto, alla sua uniforme,
perché eravamo lì,
e non a casa, ad aprir regali,
a farci coccolare e toccare
dalla nostra ragazza, sotto l’albero.
Ci siamo beccati un mese di galera,
per aver assaltato la persona
e la divisa di un ufficiale,
ci chiamarono animali per il fatto,
(ma uccidere vietnamiti, quello sì andava bene)
e abbiamo trascorso il natale insieme,
tutti e tre, nel carcere di Long Binh.
Luogotenente, sei stato ucciso in azione a giugno, a ventun’anni,
tentando di salvare uno di noi dalla morte,
mi spiace per quello che ti ho fatto.
Non te lo meritavi.
Ma la tua uniforme, per avere ucciso te
e così tanti altri, per nulla,
meritava di peggio.
David Connolly







Commenti
Grazie per l'informazione letteraria
Anch'io mi associo alla richiesta di Pino.
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