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Quattro passi tra le nuvole

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Stavo sognando di morire in pace.

Chiuso fra le mura della stanza,

solo … Come un cane

… e senza croci

che aspetta solamente di morire.

 

Qualche guaito solo  di rabbia …

Ma senza convinzione.

 

Per stare al mondo senza una ragione

m’era passata tutta la passione

e non volevo neppure l’illusione

d’avere un prete

per l’estrema unzione.

 

Solo la luna …

col suo freddo raggio

m’accompagnasse

per l’ultimo mio viaggio.

 

Non voglio moglie, ne figli

che facciano coraggio per morire

 

NE HO ABBASTANZA PER MORIRE SOLO !

 

E venne l’ora dell’atteso passo.

Si presentò un insolito signore

a porre il veto per il mio passaggio.

 

Mi guarda in faccia, mi fa il sorrisino,

e manca solo che mi fa l’inchino

e poi con occhi arroganti  e freddi

mi dice che mi vuole giudicare.

 

E poi continua …

 

Poiché son io che ti ho messo al mondo

e che ti ho dato tutto ciò c’avuto

e mai una volta avermi ringraziato

figlio mio ingrato figlio DISGRAZIATO!

 

E m’è venuta un’incazzatura …

Che se l’avessi preso nelle mani

l’avrei ridotto solo a un espressione.

 

… Adesso ti presenti all’ora della fine

per  raccontarmi che vuoi ringraziamenti

Spiegami adesso e non fra mille anni

Cosa t’ho fatto, per vivere da bestia!

manco un somaro ha lavorato tanto

e di sudore ho riempito laghi …

quanto ho sofferto

per guadagnarmi il pane

per companatico pene ed erba amara.

 

Ma tu dov’eri, quando l’ingiustizia

ha fatto schiavi fra l’umanità

e quanta fame per i miei fratelli

abbandonati fra servitù e stenti

ma quante guerre volute dai potenti.

 

Senza una ragione a far cataste d’ossa

messe al brucio per ammorbar

le ali di colombe che volano nei cuori

dei bambini.

 

Ed ai potenti … TU !  a far da scudo,

sempre a difendere gli sfruttatori , i ricchi

senza punirli e perdonarli sempre.

 

E  adesso vieni a far da giustiziere

a chi giustizia ne ha invocata …. QUANTA?

e tu hai risposto chiedendo

servitù.

Io  di guance

ne ho soltanto due.

Se questo è il senso della vita mia,

se è quella  è vita che m’hai fatto fare.

 

Ma chi t’ha detto di mettermi a soffrire?

 

Non ti permetto di giudicar NESSUNO!

 

Commenti  

 
0 # CARMEN 2011-07-24 13:26
Bravo Morfeo! Se l'avessi scritta in dialetto romanesco , la sua amara ironia delle prime strofe, quelle fino all'apparizione di quello strano Cristo che sta tutto da un'altra parte ...rispetto a dove dovrebbe stare, lo stile dissacrante e l'umanità ferita, mi avrebbero fatto pensare a Trilussa.
La stessa passione civile, seppur sofferente.
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0 # MORFEO 2011-07-24 15:04
Ti rigranzio, se pure apprezzabile il paragone, per quanto mi riguarda è "leggermente" : - ) Impegnativo.
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0 # pinoipp 2011-07-25 22:00
Un sussulto, ultimo, di straordinaria dignità!
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0 # FB 2011-07-26 14:54
La solitudine di questi momenti è l'unica cosa sacra da rispettare. Il solito spunto forte di Morfeo.
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0 # eugenio 2011-07-28 17:31
In questi versi tutta l'umanità e profonda sensibilità di Morfeo mai rassegnata anche se sofferente con lo sguardo proteso
al futuro ma con gli occhi conficcati nel presente di ingiustizia e dolore mai misericordioso, ma espresso con la forza di una visione laica.
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