Lassù salda e nuda nella tua luce,
al riparo sui rami dall'insidie,
stringa sonora, generi lesta
ferme e solerti cadenze,
come martelletti sul timpano dell'opaco
silenzio, della veste dorata della calura.
Capolinea del celeste affanno, torretta blasfema,
la tua ciarla come un dubbio cupo
e tenace, sospeso sopra il presagio di leggi
oscure; un'allerta senza inganno
nell'ultimo responso dalla gola di un motore
immobile nell'incanto di un cielo inerte.
Corda invisa vali un'estate
quanto il sole, più del mare.







Commenti
E’ nella seconda strofa che riscontro ancora il parallelismo quando, entrambi gli autori si soffermano ad entrare introspettivame nte nel segreto di natura che le due creature racchiudono, così il passero Leopardiano è studiato nella sua appartata dimensione che esclude ogni forma di allegria e gioiosa partecipazione ai canti e ai voli dei suoi simili, una stagione di giovinezza e spensieratezza che non gli apparterrà più, mentre la cicala nasconde nel suo canto cadenzato forse un mistero, o un “dubbio cupo e tenace”, che proviene dalle viscere di “una rete di leggi oscure”, un sibillino responso “senza inganno” “nell’incanto di un cielo inerte”.
La posizione del Poeta è dichiaratamente simile a quella del passero "...ahimè, come somiglia al tuo costume il mio...", la tua condizione , è quella sì della cicala, ma ermeticamente taroccata e riipiegata, su quel contrasto di luce ed ombra, dato dal "dubbio cupo e tenace".
Applaudiamo un meraviglioso Leopardi.
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