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Stringa sonora

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Lassù salda e nuda nella tua luce,

al riparo sui rami dall'insidie,

stringa sonora, generi lesta

ferme e solerti cadenze,

come martelletti sul timpano dell'opaco

silenzio, della veste dorata della calura.

 

Capolinea del celeste affanno, torretta blasfema,

la tua ciarla come un dubbio cupo

e tenace, sospeso sopra il presagio di leggi

oscure; un'allerta senza inganno

nell'ultimo responso dalla gola di un motore

immobile nell'incanto di un cielo inerte.

 

Corda invisa vali un'estate

quanto il sole, più del mare.

Ultimo aggiornamento Martedì 11 Ottobre 2011 13:39  

Commenti  

 
0 # pinoipp 2011-09-21 17:55
La poetica di Eugenio sembra fatta di cristallo, delicati oggetti di verbo, luminoso e fragile.
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0 # Carmen 2011-09-23 00:36
Leggo e interpreto questo nuovo testo di Eugenio alla luce di una notevole similitudine con “Passero solitario “ di Leopardi; non solo per il riferimento alla cicala, altro uccello solitario, dalla vita intensa ma effimera e fugace, che si consuma nell’arco di una sola estate. L’ elemento che me lo ricorda molto è la costruzione delle strofe; parallelamente, la prima strofa di Leopardi è una descrizione del passero e della sua orgogliosa posizione di osservazione e di isolamento dall’alto del campanile, così come la cicala di Eugenio è maestosa ed erta nella sua solitudine compatta sul ramo, al riparo da ogni insidia e, dalle loro rispettive posizioni di solitaria contemplazione, si scioglie espandendosi verso il paesaggio sottostante di una natura in risveglio primaverile (Leopardi) o in piena esplosione di colori e bagliori dorati, “veste della calura” (Eugenio) il loro melodioso canto, che rompe armonicamente e in piena sinfonia di accordi “l’opaco silenzio”.
E’ nella seconda strofa che riscontro ancora il parallelismo quando, entrambi gli autori si soffermano ad entrare introspettivame nte nel segreto di natura che le due creature racchiudono, così il passero Leopardiano è studiato nella sua appartata dimensione che esclude ogni forma di allegria e gioiosa partecipazione ai canti e ai voli dei suoi simili, una stagione di giovinezza e spensieratezza che non gli apparterrà più, mentre la cicala nasconde nel suo canto cadenzato forse un mistero, o un “dubbio cupo e tenace”, che proviene dalle viscere di “una rete di leggi oscure”, un sibillino responso “senza inganno” “nell’incanto di un cielo inerte”.
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0 # Carmen 2011-09-23 00:52
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0 # eugenio 2011-09-23 09:17
Un applauso a Carmen e al, per me ineguiagliabile , Leopardi.
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0 # Carmen 2011-09-23 21:20
Concedimi Eugenio, un'ultima assonanza...
La posizione del Poeta è dichiaratamente simile a quella del passero "...ahimè, come somiglia al tuo costume il mio...", la tua condizione , è quella sì della cicala, ma ermeticamente taroccata e riipiegata, su quel contrasto di luce ed ombra, dato dal "dubbio cupo e tenace".

Applaudiamo un meraviglioso Leopardi.
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0 # FB 2011-09-24 22:04
Applausi ai grandi poeti!
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