Su e giù fra dune come gobbe mobili
gonfie di luce, senza guida
sbandi,come uno sciame
a zonzo senza olfatto;
nella sabbia la morsa del tuo esilio
né il conforto di un'orma o
l'ombra del respiro, solo spettri
nella calda pasta dei colori;
oh Icaro, a saldo dello scotto
del folle volo nello schiocco
di fionda nel vento tondo
delle pale del mulino,
a tu per tu col sole,
quando l'occhio trema,
cola l'oro vivo della cera
come miele nelle fitte celle delle tele;
auree sghembe a tinte forti, spasmi
nel dolore fosco del giro di vite
in un mondo capovolto;
gloria nel viavai di ali
sopra l'abisso di robuste
scarpe, calco di passi
brevi, gravi e storti
rigirati dai raggi nel lume del buon Dio.







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