Canto scorri sotterraneo
senza clamore, conservi
l'afrore del fragore originario,
come il vino di labbra in labbra
custodisce il crudo aroma del mosto.
Canto ubriaco vacilli
sopra gli sguardi smarriti,
scarlatto ti apri veloce tra agavi,
dal largo respiro del mare,
dall'aspro sudore e rumore dei sassi.
Canto carta incenerita,
acre odore di versi,
rinasci voltato tra le mura
della stanza del trucco
nel chiarore di pupille impazzite.







Commenti
La morna, di cui Cesaria Evora ne è stata l'interprete più interessante, espressivamente caratterizzata da un tempo musicale lento, scandito, è quindi un canto, che assomiglia più ad un flusso interno di coscienza che, solo a tratti, riesce
a sgorgare nella sua foce naturale, un mare di malinconia... tristezza, struggimento... rimpianto e...desiderio.
In forma lirica, Eugenio esprime un canto personale e univer-
sale insieme, un tempo che è solo latino e africano, di Paesi adagiati sul mare, di "morna", che racconta nel linguaggio della "saudade" un tumulto interiore "senza clamore", intatto nel suo " fragore" originario, di tempo solo soggetti-
vo e inesistente di per sè, il cui profumo acre e selvaggio si apre un varco tra le ampie foglie dell'agave e i "crudo aroma del mosto" in un patto di eternità tetragona, abbandonando il suo respiro lento e ritmato...rivisitato, al dondolio salmastro delle onde.
RSS feed dei commenti di questo post.