La rude mola della brezza contromano, spersa,
striscia e svasa briosa sul mare; volta e dilegua
il torpore della quieta lena della vasta stiva,
si spande a picco nelle lenti funi del gelato abisso.
Tracima e sale brilla una stramba luce,
allegra spuma vacilla nel largo fiato in petto al monte,
sul calvo dorso delle aspre rocce, scavato
dal fatuo fuoco nella lente del corpo vitreo.
Sciame di tinte torte nelle scosse delle molle in bilico
nella marea gassosa, nello scatto nel tornio tondo della retina,
che scrolla la muffa dell'inceppo croio
nel rocchetto smunto del temprato oblio.







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