Rasoiata del profilo vitreo dell'ala in volo
o dello strido della vampa del brioso tizzo che muta
in voce il gelo muto della sorda lacca;
nota argentina nell'urlo che svela ma non dice
la corsa celere dei passi corti e rotti
nei dentelli stretti nella lampo della tela;
rima regina della maliarda attesa nei viluppi
del tempo morto a galla come osso su e giù
nella spola del pelo crespo del mare mosso;
del cronotopo alla pesa il conto non torna,
Giano siamese dallo sguardo violato slabbrato
nella stretta degli scatti schietti di un tango stregato.







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E’ la tecnica pittorica di Lucio Fontana, che irrompe con i suoi mezzi espressivi, i fendenti, sulla tela, così come nella storia dell’arte moderna, segnando una linea di demarcazione tra questa e l’arte contemporanea per il passaggio da una concezione più classica ad una più innovativa e concettuale, tipica delle Avanguardie : il trapasso sulla tela dalla usuale prospettiva bidimensionale alla tridimensionali tà.
Un passaggio di consegne, ai nostri sensi, da una concezione spaziale scissa dalla dimensione temporale ad una percezione fusa spaziotemporale .
Il guardare “oltre” la semplice materia inerme non introduce soltanto un messaggio avveniristico di “attese” di uno spazio assoluto nel “finito”, quanto una corsa sospesa e proiettata verso l’ “Attesa” di un tempo futuro immaginario, che lascia libertà di forme e possibilità spirituali al pensiero umano proteso verso un “infinito” o, forse verso Dio.
La transizione, quindi, da una concezione artistica ad una filosofica e metafisica. Dal fisico e finito all’immateriale e infinito.
Nella sua poesia, Eugenio, fa una rivisitazione lirica delle opere di Fontana, descrivendole con un vigore che cade anch’esso sulle pagine come una “rasoiata”, il profilo di una lama che incide restituendo vita a lettere morte: tutto si anima e vive di per sé una sua propria eternità, così “lo stridore” della fiamma che diviene voce non più muta”, “il passo corto e rotto dei dentelli di una lampo”, “gli scatti schietti di un tango stregato”…una forza di immagini in cui il taglio e lo strappo sono un grido di dolore , l’esplosione di un’angoscia esistenziale non più tollerabile.
I versi hanno poi una loro sonorità particolare scandita da parole e suoni del tutto onomatopeici.
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