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Lucio Fontana

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Rasoiata del profilo vitreo dell'ala in volo

o dello strido della vampa del brioso tizzo che muta

in voce il gelo muto della sorda lacca;

nota argentina nell'urlo che svela ma non dice

la corsa celere dei passi corti e rotti

nei dentelli stretti nella lampo della tela;

rima regina della maliarda attesa nei viluppi

del tempo morto a galla come osso su e giù

nella spola del pelo crespo del mare mosso;

del cronotopo alla pesa il conto non torna,

Giano siamese dallo sguardo violato slabbrato

nella stretta degli scatti schietti di un tango stregato.

Ultimo aggiornamento Martedì 14 Febbraio 2012 20:41  

Commenti  

 
0 # pinoipp 2012-02-15 20:17
Una rapidissima rassegna della vita e dell'opera di Lucio Fontana è in
www.youtube.com/.../
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0 # Silvia 2012-02-19 12:42
"La poesia lascia al lettore la compiacenza di un meditare, di un penetrare nell'interiorità del dettato che ha tutta l'apparenza di un indovinare, di un abbandonarsi alla propria immaginazione, ma è piuttosto un correre della fantasia suggerita dal dettato stesso."
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0 # eugenio 2012-02-21 10:37
Grazie per il commento di cui condivido il contenuto.
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0 # Carmen 2012-02-22 23:57
Un colpo di lama inferto alla tela apre un varco all’occhio per andare …oltre…con lo sguardo, ed è arte.
E’ la tecnica pittorica di Lucio Fontana, che irrompe con i suoi mezzi espressivi, i fendenti, sulla tela, così come nella storia dell’arte moderna, segnando una linea di demarcazione tra questa e l’arte contemporanea per il passaggio da una concezione più classica ad una più innovativa e concettuale, tipica delle Avanguardie : il trapasso sulla tela dalla usuale prospettiva bidimensionale alla tridimensionali tà.
Un passaggio di consegne, ai nostri sensi, da una concezione spaziale scissa dalla dimensione temporale ad una percezione fusa spaziotemporale .

Il guardare “oltre” la semplice materia inerme non introduce soltanto un messaggio avveniristico di “attese” di uno spazio assoluto nel “finito”, quanto una corsa sospesa e proiettata verso l’ “Attesa” di un tempo futuro immaginario, che lascia libertà di forme e possibilità spirituali al pensiero umano proteso verso un “infinito” o, forse verso Dio.
La transizione, quindi, da una concezione artistica ad una filosofica e metafisica. Dal fisico e finito all’immateriale e infinito.

Nella sua poesia, Eugenio, fa una rivisitazione lirica delle opere di Fontana, descrivendole con un vigore che cade anch’esso sulle pagine come una “rasoiata”, il profilo di una lama che incide restituendo vita a lettere morte: tutto si anima e vive di per sé una sua propria eternità, così “lo stridore” della fiamma che diviene voce non più muta”, “il passo corto e rotto dei dentelli di una lampo”, “gli scatti schietti di un tango stregato”…una forza di immagini in cui il taglio e lo strappo sono un grido di dolore , l’esplosione di un’angoscia esistenziale non più tollerabile.

I versi hanno poi una loro sonorità particolare scandita da parole e suoni del tutto onomatopeici.
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